ORDINE DEI MEDICI VETERINARI DELLA PROVINCIA DI MANTOVA

Via Accademia, 43/a - 46100 Mantova - Tel./Fax: 0376/32.85.08

www.ordineveterinarimantova.it - E-mail: ordinev@tin.it - C.F. 80026810202

 

 

CORSO DI AGGIORNAMENTO

 

 

ASPETTI GENERALI DI GERIATRIA, ORTOPEDIA E

PATOLOGIE DELLE VIE RESPIRATORIE

DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA

 

 

SEDE: Sala Riunioni Associazione Mantovana Allevatori

Str. Ghisiolo, 5 - Tripoli di S. Giorgio (MN)

 

 

10 CREDITI ECM

 

 

PROGRAMMA:

 

Mercoledì 20 settembre 2006

Orario:                       20.00-23.00

Titolo lezione:             Patologie osteoarticolari di gomito: ciò che non è stato trattato in passato

Titolo lezione:             Patologie osteoarticolari di ginocchio: non solo crociato

Docente:                    Dr. Gian Luca Rovesti

 

Mercoledì 11 ottobre 2006

Orario:                         20.00-23.00

Titolo lezione:               Patologie neoplastiche di interesse ortopedico

Titolo lezione:               Gestione del paziente anziano con dolore cronico: non solo chirurgia
Docente:                     Dr. Gian Luca Rovesti

 

Mercoledì 18 ottobre 2006

Orario:                         20.00-23.00

Titolo lezione:               Farmacogeriatria nella clinica degli animali da compagnia

                                   e Gerontologia veterinaria

Docente:                     Prof. Fausto Quintavalla

 

Domenica 22 ottobre 2006

Orario:                         10.00-13.00; 14.30-17.30

Titolo lezione:               Argomenti di patologie respiratorie nel cane e nel gatto

Docente:                     Dr. Davide De Lorenzi

 

ORE 17.30-18.00 COMPILAZIONE TEST DA PARTE DEI PARTECIPANTI

(questionario con 13 domande)

Alla presenza del Responsabile del programma formativo: Dr.ssa Elena Isabella Paleologou

 


 

 

INFORMAZIONI SUL CORSO

 

 

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

Il corso è riservato ai laureati in medicina veterinaria.

La partecipazione è gratuita.

Gli interessati dovranno rivolgere domanda di iscrizione in carta semplice indirizzata all’Ordine dei Veterinari di Mantova, completa dei dati anagrafici.

La priorità sarà assegnata ai Medici Veterinari iscritti all’Ordine di Mantova e successivamente saranno ammessi anche Medici Veterinari esterni o di altre province fino al completamento dei posti disponibili e secondo il criterio della data di arrivo della domanda.

 

OBIETTIVI SPECIFICI:

Fare acquisire conoscenze teoriche e aggiornamenti in tema di geriatria ed ortopedia degli animali da compagnia.

 

TIPOLOGIA EVENTO: Corso di aggiornamento

 

SVOLGIMENTO LEZIONI: Presentazione Docenti, Lezione, Dibattito e interventi dei presenti

 

PROFESSIONE CUI E’ RIVOLTA L’ATTIVITA’ FORMATIVA: Veterinari

 

NUMERO MASSIMO DI PARTECIPANTI: 60

 

RESPONSABILE DEL PROGRAMMA FORMATIVO: Dr.ssa Elena Isabella Paleologou

 

PROVENIENZA PRESUMIBILE DEI PARTECIPANTI: 90% locale, 5% regionale, 5% nazionale

 

METODO EDUCATIVO: Lezioni magistrali, Presentazione di problemi o di casi clinici in seduta plenaria

 

METODO DI VERIFICA DELLA PARTECIPAZIONE: Firme di presenza (in entrata ed uscita)

 

METODO DI VERIFICA DELL’APPRENDIMENTO: Quesiti a risposta multipla.

Al termine del Corso i partecipanti dovranno sostenere un esame finale che sarà costituito dalla compilazione di un test appositamente approntato sulle materie trattate (questionario a risposta multipla con 13 domande).

Saranno ammessi all’esame finale i partecipanti che avranno registrato una frequenza pari al 100% delle ore di insegnamento.

Il test si ritiene superato al riscontro positivo di almeno 9 domande.

A coloro che avranno frequentato il corso e superato il test finale sarà rilasciato apposito attestato di frequenza.

 

MODALITA’ DI VERIFICA DELLA QUALITÀ PERCEPITA: Compilazione della scheda di valutazione da parte dei partecipanti su:

§         rilevanza degli argomenti trattati rispetto alla propria necessità di aggiornamento

§         qualità educativa/di aggiornamento fornita dall’evento formativo

§         efficacia dell’evento per la propria formazione continua

§         spazio per suggerimenti, commenti e proposte

 

LINGUA: è previsto l’uso della sola lingua italiana

 

MATERIALE DIDATTICO CONSEGNATO AI PARTECIPANTI: Copia delle relazioni

 

FONTI DI FINANZIAMENTO: 100% autofinanziamento

 

PAROLE CHIAVE PER UNA PUNTUALE CLASSIFICAZIONE DELL’EVENTO:

  1. Argomento 1: GERIATRIA
  2. Argomento 2: ANIMALI DA COMPAGNIA
  3. Argomento 3: ORTOPEDIA

 

OBIETTIVO D’INTERESSE RELATIVO ALLA PROFESSIONE (art. 16 ter comma 2 D. L.vo 229/99): 42 (Sviluppo attività e interventi di sanità pubblica veterinaria, con particolare riferimento a: igiene degli allevamenti e delle produzioni animali, sanità animale e igiene degli alimenti di origine animale).

 

MOTIVAZIONI DETTAGLIATE in base alle quali si ritiene che l’evento rientri nell’obiettivo indicato e sia di interesse specifico della categoria professionale per la quale è stato proposto:

Miglioramento delle conoscenze e dei metodi di intervento in ortopedia e geriatria per la migliore tutela del benessere animale.

Sviluppo di nuove metodologie professionali utilizzando i risultati della ricerca finalizzata ad interventi non invasivi.

 


 

 

INTRODUZIONE E OBIETTIVI DEL CORSO

 

Le patologie osteoarticolari (POA) nel cane anziano presentano caratteristiche comuni a tutte le sedi, ed altre peculiari della specifica articolazione. Dapprima verranno considerati gli aspetti comuni, e poi approfonditi quelli specifici.

Patogenesi. Le POA nel cane anziano presentano caratteristiche diverse rispetto al cane giovane. E’ pertanto importante avere nei loro confronti un approccio che non prescinda dall’età e dall’evoluzione della situazione articolare. Nel paziente anziano, infatti, spesso ci si trova di fronte a quadri clinici complicati dalla cronicizzazione, e con situazioni artrosiche consolidate. La rimozione della condizione meccanica sfavorevole, quindi, pur essendo importante per rallentare l’evoluzione artrosica, non è di per sé sufficiente per ripristinare una situazione fisiologica e libera dagli aspetti più negativi, rappresentati da dolore e limitazione funzionale. Nella maggior parte dei casi, la situazione presente nei pazienti anziani ha origine da patologie di sviluppo non trattate con una tempistica adeguata, o non diagnosticate, o da patologie acquisite non adeguatamente corrette. Di incidenza nettamente inferiore le patologie degenerative primarie, autoimmunitarie e neoplastiche.

Sintomatologia. Il quadro classico di presentazione dei pazienti con POA croniche è di solito costituito da sintomi locali e generali. Fra i sintomi locali sono compresi zoppia, dolore ai movimenti passivi, rigidità articolare con riduzione dell’escursione articolare (ROM), gonfiore articolare. Fra i sintomi generali l’ipotrofia muscolare, la tendenza ad essere sovrappeso, l’atteggiamento moderatamente apatico, la facile affaticabilità. Di solito, questi pazienti vengono considerati dai proprietari precocemente invecchiati, e quindi questa situazione è spesso ritenuta “fisiologica”, e non considerata come una vera patologia.

Diagnosi. La logica degli accertamenti che ci consentono di stabilire quali siano le condizioni dell’articolazione al momento della presentazione per POA cronica è differente da quella della diagnostica precoce. Non sempre la determinazione precisa dell’elemento causale primitivo è fondamentale per il trattamento. Spesso, infatti, la patologia iniziale ha perso la sua inerzia, e ne vediamo solo gli esiti cronici. E’ di solito più importante cercare di stabilire se vi siano prospettive realistiche di trattamento di questi esiti piuttosto che determinarne la causa scatenante.

Trattamento. Nel caso in cui esista qualche indicazione specifica per un trattamento chirurgico che possa modificare positivamente la situazione, questo trattamento dovrebbe comunque essere attuato. La caratteristica principale delle metodiche seguenti è quella di essere utili nella gestione di un paziente artrosico indipendentemente dal trattamento che si sia deciso di intraprendere, quindi sia che una chirurgia sia stata eseguita o no, e indipendentemente dal tipo di chirurgia eventualmente eseguita. Queste metodiche fanno parte del gruppo FADAF (farmaci-ambiente-dieta-attività fisica controllata).

Trattamento farmacologico

I farmaci utilizzabili per il controllo dell’artrosi appartengono alla famiglia degli antiinfiammatori-antidolorifici. Il loro scopo è quello di ridurre l’infiammazione cronica, che rappresenta il substrato per lo sviluppo dell’artrosi, e contemporaneamente anche il dolore, per migliorare la qualità di vita del paziente. In un recente passato, tutti i trattamenti farmacologici disponibili avevano effetti collaterali così pericolosi da sconsigliarne l’uso per trattamenti di medio-lungo termine. Pur non essendo completamente risolti i problemi legati agli effetti collaterali indesiderati, attualmente sono disponibili farmaci molto meno tossici, e quindi utilizzabili per periodi molto più prolungati, anche se con le dovute precauzioni. Lo schema di trattamento che utilizzo personalmente prevede dei cicli di trattamento, iniziando con 2 settimane di trattamento e 2 di sospensione, da ripetere per alcune volte. In questo modo si può tenere sotto controllo il problema del dolore acuto, senza correre eccessivi rischi di effetti collaterali pericolosi dovuti ad un trattamento continuativo. Una volta che la situazione si sia stabilizzata, si può iniziare ad allungare il periodo di sospensione, passando a 2 settimane di trattamento e 3 di sospensione. Se il cane dimostra di non avere peggioramenti clinici significativi, si può passare a 2 settimane di trattamento e a 4 di sospensione, cercando in questo modo di trovare il minimo trattamento efficace. Se si verificasse un peggioramento clinico, si riduce nuovamente il periodo di sospensione. Gli obbiettivi di questo trattamento sono i seguenti:

§         ridurre l’infiammazione cronica

§         ridurre la necessità di trattamenti farmacologici ad alto dosaggio per trattare episodi di dolore acuto

§         migliorare la mobilità del paziente, riducendo in questo modo lo sviluppo dell’atrofia muscolare

§         migliorare la qualità di vita del cane riducendo il dolore, in modo che continui ad avere una vita di relazione pressoché normale.

 

Un’altra famiglia di farmaci disponibili è quella dei condroprotettori (letteralmente: protettori della cartilagine). Sono farmaci che forniscono alla cartilagine articolare le sostanze di cui è costituita, con lo scopo di facilitare i meccanismi di riparazione spontanei. La loro azione non è stata dimostrata in modo certo, e per questa ragione esistono ancora dei dubbi sulla loro reale efficacia. Visto che non hanno mostrato effetti collaterali pericolosi, il loro utilizzo si può basare sulla scorta di alcune evidenze positive. Il trattamento di solito si esegue a cicli di un mese di trattamento e uno di sospensione.

Una modalità particolare per l’esecuzione di questa terapia è quella che prevede l’utilizzo di nutraceutici (questo termine è un ibrido fra nutrienti e farmaceutici). Si tratta di mangimi opportunamente integrati con queste sostanze, in modo che il cane, nutrendosi, le assuma senza bisogno che gli vengano fornite mediante compresse. In questo modo si supera il problema del gradimento delle compresse da parte del cane, e anche del maggiore impegno richiesto per la loro somministrazione.

Controllo del peso corporeo

Essendo le articolazioni preposte al movimento del corpo, quando sono malate svolgono il loro compito con maggiore difficoltà. Se poi il peso corporeo è eccessivo, esse sono ulteriormente sovraccaricate, e ciò peggiora ulteriormente la situazione. Il controllo del peso corporeo, quindi, diventa importante per sollecitare le articolazioni il meno possibile. I cani artrosici sono soggetti ad aumentare eccessivamente di peso, perché tendono a muoversi poco a causa del dolore che il movimento provoca.

L’utilizzo dei nutraceutici può aiutare ad affrontare anche questo problema, in quanto questi mangimi sono, di solito, anche ipocalorici. I mangimi ipocalorici sono molto utili in queste circostanze, in quanto danno senso di sazietà con apporti calorici ridotti. Vi sono regole precise per quanto riguarda i dosaggi giornalieri, che richiedono però la valutazione non sempre semplice di alcuni parametri. Clinicamente, la regola più facile è quella di verificare lo stato di nutrizione del cane, in modo da aumentare o diminuire il dosaggio a seconda della situazione. Uno stato di nutrizione accettabile è quello in cui, guardando il cane dall’alto partendo dalla parte anteriore verso quella posteriore, sul torace siano visibili i segni delle coste, vi sia poi un restringimento sui fianchi, dietro la gabbia toracica, e quindi di nuovo un allargamento a livello del bacino. Non è accettabile invece l’aspetto “a siluro”, cioè quello per cui torace, fianchi e bacino costituiscano una specie di unico cilindro, senza differenze significative per quanto riguarda la larghezza dei diversi segmenti.

Vi sono alcuni accorgimenti che si possono utilizzare per favorire il dimagrimento. Uno di questi consiste nel fornire più pasti giornalieri, ovviamente mantenendo inalterata la quantità di cibo complessiva. In questo modo aumenta proporzionalmente l’energia richiesta per il lavoro digestivo, e di conseguenza diminuisce quella assimilata. In questo modo è inoltre meno probabile che il cane arrivi famelico al pasto. Se dimostra di avere fame con il quantitativo fornito in quel periodo, si può provare ad aumentare la sensazione di sazietà con riempitivi poco energetici, quali la mela.

E’ inoltre importante mantenere un’attività fisica moderata ma continuativa, secondo i criteri esposti nel paragrafo successivo.

Attività fisica controllata

La situazione artrosica richiede la coesistenza di due situazioni apparentemente inconciliabili: da una parte un paziente che ha dolore a muoversi, e le cui articolazioni non sono in grado di sopportare sollecitazioni meccaniche consistenti, e dall’altra la necessità di mantenere un corretto livello di attività, che prevenga l’ingrassamento e l’atrofia muscolare. Il cane che vive in giardino o che viene fatto giocare dal suo proprietario, di solito, svolge un’attività che è il contrario di quella che dovrebbe. Infatti, solitamente dormicchia, o comunque rimane inattivo per la maggior parte del tempo, salvo poi compiere attività fisiche con sollecitazioni meccaniche importanti, come compiere scatti lungo la recinzione per inseguire i motorini, o rincorrere la pallina lanciata dal proprietario al suo ritorno a casa. Questo tipo di attività costringe le articolazioni a un sovraccarico significativo, con un’attività muscolare mantenuta per tempi brevi, mentre l’attività ideale dovrebbe assicurare una sollecitazione articolare di bassa intensità e un lavoro muscolare mantenuto per tempi prolungati. Vi sono diverse metodiche che possono aiutare a far compiere al proprio cane un’attività con caratteristiche positive.

La metodica più semplice consiste nel fare passeggiate con il cane al guinzaglio diverse volte al giorno, confinandolo in uno spazio ristretto nei periodi in cui non sia sotto il controllo del proprietario. In questo modo l’attività è moderata, e più continua nel tempo rispetto ad un singolo scatto o inseguimento.

Un’altra attività ottimale, ma non sempre di facile realizzazione, è rappresentata dal nuoto. La taglia del cane ridotta rende più semplici le manovre per far nuotare il cane, anche se tipicamente il problema è presente in cani di taglia grande o gigante. La stagione calda aumenta le possibilità di trovare le condizioni giuste. Attualmente sono diversi i centri in grado di offrire la piscina per cani fra i propri servizi, e questo ha parzialmente alleviato il problema. Alcuni minuti di nuoto per seduta sono di solito sufficienti per un’ottima mobilizzazione muscolare e articolare, con il grande vantaggio dell’assenza di carico, condizione questa che risparmia le articolazioni.

La fisioterapia e la ginnastica passiva sono altre ottime attività per gli stessi motivi, ma richiedono un impegno più consistente da parte del proprietario, e la conoscenza di qualche principio tecnico di base. Nello stesso gruppo delle tecniche fisioterapiche rientra anche l’elettrostimolazione, molto efficace per il tono muscolare. Anch’essa richiede però la strumentazione specifica e la preparazione del proprietario.

 


 

 

ABSTRACTS DELLE RELAZIONI

 

 

Patologie osteoarticolari di gomito: ciò che non è stato trattato in passato

Dr. Gian Luca Rovesti

 

Patogenesi. Il gomito è un’articolazione di difficile interpretazione radiografica, a causa della sua complessità anatomica. Le patologie da cui può essere affetta nei cani giovani sono essenzialmente rappresentate dalla mancata fusione del processo anconeo (UAP), osteocondrite dissecante del condilo omerale (OCD), fusione incompleta del condilo omerale (IOHC), frammentazione del processo coronoideo mediale (FCP), e incongruenza articolare (INC). E’ di solito possibile formulare sulla base dell’esame radiografico una diagnosi di UAP; più difficile, e condizionata da una serie di fattori, la diagnosi di OCD, IOHC e INC, e molto difficile, se non improbabile, la diagnosi di certezza di FCP. Ovviamente, sono di solito presenti segnali radiologicamente apprezzabili che rendono possibile sospettare ciascuna di queste patologie, ma senza poterle confermare. Questo fa sì che sfugga alla diagnostica precoce un numero di patologie proporzionalmente maggiore a seconda della loro difficoltà. Una volta superato il picco sintomatico della prima fase, la situazione può rimanere clinicamente silente per tempi variabili, fino a ripresentarsi in maniera conclamata una volta che l’evoluzione artrosica sia avanzata, e in quel momento viene di solito rivalutata.

Diagnostica. Nelle POA di gomito lo studio radiologico convenzionale, pur necessario, di solito non fornisce informazioni specifiche, a causa della sovrapposizione delle reazioni periostali dei diversi piani. Per questa ragione, la TAC è diventata uno strumento diagnostico importante, visto che non è influenzata dalla sovrapposizione dei piani ossei. Inoltre, fornisce informazioni anche sulle strutture periarticolari e sullo stroma osseo, quali forme cistiche o litiche.

Un altro strumento diagnostico importante è rappresentato dall’artroscopia, che consente una visualizzazione diretta dello spazio articolare, e può tramutarsi in una metodica terapeutica nella stessa seduta anestesiologica.

Terapia. Sempre gestione con le metodiche FADAF. Il trattamento chirurgico elettivo consiste nella toelettatura artroscopica, che è poco invasiva, efficace, e offre una buona visualizzazione delle strutture intraarticolari. Ovviamente non può ovviare al quadro che spesso viene osservato nei pazienti anziani, rappresentato dalla massiva perdita di cartilagine articolare, con denudamento dell’osso subcondrale.

Il secondo livello di trattamento è rappresentato dall’osteotomia ulnare prossimale. Questa metodica ovviamente non ripristina una situazione fisiologica, ma cambia i punti di contatto dolenti, sollecitando punti diversi, potenzialmente meno “attivati”.

Se la situazione non consente alternative conservative, si può considerare l’artrodesi di gomito. Questa è sempre stata considerata un’artrodesi “cattiva”, nel senso che limita fortemente la funzione complessiva dell’arto. Quando ben eseguita, il risultato clinico può essere accettabile dal punto di vista motorio, pur con i limiti meccanici imposti dalla rigidità del gomito. La tecnica è sicuramente efficace nel trattamento del dolore cronico.

La protesi di gomito è stata proposta negli scorsi anni da lavori dell’università dello Iowa, ma al momento non ha avuto una diffusione clinica significativa.

 

 

Patologie osteoarticolari di ginocchio: non solo crociato

Dr. Gian Luca Rovesti

 

Patogenesi. La patologia sicuramente più implicata nel determinare evoluzioni artrosiche del ginocchio è la rottura del legamento crociato anteriore (LCA). Pur essendo spesso la radice comune del problema, la rottura del LCA è molto precedente alla situazione di artrosi del ginocchio. Una volta innescata, l’evoluzione artrosica non ha come presupposto l’instabilità articolare. Inoltre, ad oggi non si può ritenere che esista una tecnica ideale, perché tutte le metodiche proposte si basano su modelli bidimensionali, e non tengono in conto il fatto che il gomito non ha un vero centro di rotazione, essendo questo variabile a seconda dell’angolo di flessione articolare.

Diagnosi. La rottura del LCA in fase cronica è normalmente diagnosticabile sulla base dell’anamnesi, della clinica, dell’aspetto radiologico, e più recentemente anche dell’esame ecografico del ginocchio. Le caratteristiche tipiche della diagnosi precoce, quale l’instabilità articolare, non fanno sempre parte del quadro cronico, a causa della fibrosi articolare. L’esame che si è consolidato come accertamento di riferimento rimane l’artroscopia, con la quale sono osservabili direttamente tutte le strutture intraarticolari. Risultati alterni sono descritti con l’uso di TAC e RM.

Terapia. Il trattamento mira a toelettare le strutture intraarticolari, a rimuovere i tessuti gravemente danneggiati, e a creare situazioni meccaniche più favorevoli per ridurre la progressione artrosica. I primi due obbiettivi sono ottenibili con la chirurgia convenzionale o con metodiche artroscopiche. Queste ultime stanno progressivamente prevalendo sulle metodiche artrotomiche convenzionali, sia per la migliore visualizzazione delle strutture, sia per la ridotta aggressività della procedura, sia per la disponibilità di strumentazione sempre più sofisticata, che amplia significativamente la gamma delle metodiche eseguibili.

La situazione meccanica è modificabile mediante le osteotomie tibiali prossimali, fra le quali la più applicata è sicuramente la “tibial plateau leveling osteotomy” (TPLO) secondo Slocum. Pur essendo destinata essenzialmente alla modifica dell’inclinazione del piatto tibiale in senso anteroposteriore, può essere utilizzata anche per variarne la posizione sugli altri piani. Questo consente di cambiare il baricentro dell’articolazione, distribuendo i carichi in modo diverso rispetto alla situazione precedente, sollecitando strutture meno danneggiate, e quindi tendenzialmente meno dolenti.

 

 

Patologie neoplastiche di interesse ortopedico

Dr. Gian Luca Rovesti

 

Le patologie neoplastiche ossee si suddividono in tumori primari o secondari, a seconda che la loro origine sia nel tessuto osseo, o che vi si trovino per diffusione per contiguità o metastasi da altra sede. Fra i tumori primari l’osteosarcoma è quello statisticamente più frequente, essendo riscontrato nell’80% dei casi. Gli altri tumori primari sono il fibrosarcoma, il condrosarcoma, e l’emangiosarcoma.

Fra i tumori ossei secondari annoveriamo le metastasi da carcinoma prostatico, e da neoplasie mammarie, polmonari, epatiche, e tiroidee. La diagnosi differenziale fra le lesioni neoplastiche e non neoplastiche include l’osteomielite, le cisti ossee, e l’infarto osseo. Fra le patologie di interesse ortopedico non osseo possiamo annoverare il sarcoma della sinoviale e l’emangiopericitoma. Al limite fra le patologie neoplastiche e non neoplastiche la sinovite villonodulare pigmentosa.

Il trattamento della patologia neoplastica dipende da molti fattori, che vanno oltre lo scopo di questa presentazione. La prognosi infausta che accompagna spesso queste situazioni, o per quanto concerne la vita del paziente o per il salvataggio dell’arto, ha attualmente qualche consistente eccezione. Nel trattamento dell’osteosarcoma a localizzazione distale degli arti (radio, tibia) la possibilità di un trattamento di salvataggio dell’arto, seguito da chemioterapia, garantisce risultati sovrapponibili a quelli ottenuti con l’amputazione seguita da chemioterapia. Le metodiche descritte per il salvataggio dell’arto includono l’ostectomia del segmento sede della neoplasia, seguita dalla sua pastorizzazione, e riposizionamento in sede mediante fissaggio con placca e viti. Il vantaggio della metodica è dato dal fatto di richiedere una gestione postoperatoria modesta da parte del proprietario. Lo svantaggio è rappresentato dal fatto che l’innesto autologo è devitalizzato, e con un alto rischio di infezioni e di rottura degli impianti in caso di mancata consolidazione ossea. Altra metodica descritta è l’ostectomia del segmento sede della neoplasia, con rigenerazione ossea successiva mediante la tecnica dell’osteogenesi distrazionale. Questa viene attuata di solito con fissatori esterni circolari, in quanto più stabili di altre metodiche di fissazione esterna. Un segmento osseo sano viene creato mediante osteotomia del segmento sano, e trasportato lungo la zona dell’ostectomia del segmento patologico. Questo determina la formazione di un tessuto, detto rigenerato che, una volta maturato, ha le stesse caratteristiche del tessuto osseo di origine. Il vantaggio della metodica è che le infezioni sono rarissime, grazie all’elevata neovascolarizzazione del rigenerato, e la tenuta meccanica finale del segmento rigenerato è paragonabile a quella dell’osso originale, senza rischi di rigetto. Lo svantaggio è rappresentato dall’onerosità della gestione postoperatoria, molto impegnativa sia per il chirurgo che la deve seguire che per il proprietario che la deve gestire.

Nei casi in cui non ci siano le condizioni tecniche o la volontà da parte del proprietario di eseguire una tecnica di salvataggio dell’arto, l’amputazione seguita da chemioterapia rappresenta sempre una via praticabile. I chemioterapici attualmente disponibili per il trattamento dell’osteosarcoma garantiscono una qualità di vita al paziente di buona qualità, senza molti degli effetti collaterali evidenziati dai trattamenti più datati.

Una situazione particolare può essere rappresentata dalle neoplasie che, pur determinando alterazioni funzionali significative, non hanno comportamento biologico aggressivo, determinando metastasi a distanza. Un esempio di queste può essere rappresentato dall’emangiopericitoma, che coinvolge le strutture vascolari degli arti, con la formazione di masse che ostacolano la deambulazione. Anche se l’amputazione dell’arto è di solito risolutiva, il trattamento chirurgico palliativo può essere considerato, perché se sufficientemente accurato può determinare un periodo senza recidive significativo, soprattutto in pazienti molto anziani, con il mantenimento di una buona funzione dell’arto.

 

 

Gestione del paziente anziano con dolore cronico: non solo chirurgia

Dr. Gian Luca Rovesti

 

Non esiste la tecnica capace di risolvere il problema dell’artrosi in modo radicale. Ciò che ci si può realisticamente aspettare da queste procedure è che il cane trattato in questo modo dimostri di avere meno dolore, abbia una vita di relazione migliore, sia meno irrequieto o irritabile; in una parola, abbia una migliore qualità di vita, per un tempo significativamente più lungo rispetto a quanto avrebbe potuto avere se non trattato in alcun modo. Non è realistico pensare che tutto ciò possa essere fatto senza sbavature e in modo assolutamente prevedibile, ma questa logica rappresenta una linea di tendenza, un obbiettivo che il proprietario si deve porre, pur senza potere sempre fare tutto ciò che sarebbe tecnicamente possibile. La cosa importante di questo approccio è essere consapevoli che è meglio una passeggiata con il proprio cane invece che tirargli la pallina, che bisogna essere attenti affinché non ingrassi invece che pensare che sta bene perché è bello ciccione, che è utile fargli fare una nuotata quando ve ne siano le condizioni anziché pensare che sia meglio lasciarlo riposare. In questo modo si creano le condizioni migliori per una convivenza con l’artrosi, che è un obbiettivo realistico, ma che richiede dedizione per essere ottenuto.

 

 

Farmacogeriatria nella clinica degli animali da compagnia

Prof. Fausto Quintavalla

 

Il numero di animali da compagnia in età avanzata è in costante espansione e il veterinario pratico deve confrontarsi con i problemi terapeutici collegati alle modificazioni funzionali dei vari organi e sistemi di questi animali.

L’uso dei farmaci nell’animale anziano richiede conoscenze farmacologiche specifiche che vanno dalle modificazioni farmacocinetiche a quelle farmacodinamiche. Difatti ogni intervento farmacologico su un animale anziano deve essere attentamente ponderato: i cambiamenti fisiologici e/o patologici derivanti dall’avanzare degli anni causano problemi addizionali nella preventivazione degli effetti dei farmaci. La parola d’ordine è spesso: cautela!

 

 

Gerontologia veterinaria

Prof. Fausto Quintavalla

 

Sul piano biologico l’invecchiamento si accompagna a modificazioni anatomiche e funzionali di vari organi e apparati. Negli animali anziani aumenta l’incidenza delle malattie di tipo degenerativo, metabolico e tumorale. L’invecchiamento e la presenza di queste patologie si influenzano vicendevolmente e molto spesso è difficile distinguere quanto è dovuto all’uno e quanto è dovuto all’altro.

 

 

Argomenti di patologie respiratorie nel cane e nel gatto

Dr. Davide De Lorenzi

 

La diagnosi delle patologie respiratorie rappresenta spesso un difficile enigma. L’applicazione di un iter diagnostico rigoroso è requisito fondamentale per potere giungere rapidamente ad una diagnosi così da permettere l’impiego di terapie adeguate ed efficaci.

Nel corso della giornata verranno mostrati aspetti tipici, insoliti e poco comuni riferibili alle malattie respiratorie del cane e del gatto con particolare attenzione al quadro clinico (rumori respiratori, loro origine e localizzazione), diagnostica per immagini (radiologia ed endoscopia), patologia clinica (citologia con particolare riferimento alle tecniche di allestimento e cenni interpretativi).

In particolare verranno trattati argomenti di patologie respiratorie delle alte vie (cavità nasali, rinofaringe, laringe) e delle basse vie (trachea, bronchi e polmoni) partendo dai segni clinici illustrati con filmati sonori e fotografie e proseguendo con i vari passaggi diagnostici (radiografie, endoscopia, TC) fino alla diagnosi finale ed alla terapia.

Durante le varie relazioni verrà coinvolto l’uditorio al fine di ottenere la massima interattività e coinvolgimento.

 


 

 

CURRICULUM VITAE DOCENTI

 

 

PROF. FAUSTO QUINTAVALLA

 

Professore Ordinario di Clinica Medica Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Parma e Direttore della Biblioteca Generale della Facoltà di Medicina Veterinaria di Parma.
Docente di Clinica Medica e Terapia Medica Veterinaria e del Corso Integrato di Medicina Interna nel Corso di Laurea Specialistica. Membro del Collegio Docenti del Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Equine. È componente del Collegio Docenti del Dottorato di Ricerca in Farmacologia e Tossicologia Sperimentale dell'Università di Parma.
Svolge giornalmente regolare attività clinica presso l'Ospedale Veterinario Didattico del Dipartimento di Salute Animale dell'Università di Parma.
L'attività scientifica è testimoniata da oltre 170 memorie a stampa,
inerenti la medicina interna e la farmacologia clinica, e diverse attività editoriali. 
Dal 1990 è Socio Onorario SCIVAC (Società Culturale Italiana
Veterinari per Animali da Compagnia) e dal 2001 dell'AIVPA 
(Associazione Italiana Veterinari per Piccoli Animali). Consigliere AIVPAFE (Associazione Italiana Veterinari Patologia Felina) dal 1997 al 1999, ha ricoperto il ruolo di Presidente dal 1999 al 2005 
Da quest'anno è direttore scientifico della RASSEGNA DI MEDICINA FELINA e vice-Presidente AIVPA.

 

 

 

DR. GIAN LUCA ROVESTI

 

Laureato a Parma nel 1982, ha lavorato fin dall’inizio della sua carriera presso l’Ambulatorio “M. E. Miller”, di Cavriago, Reggio Emilia.

Ha frequentato numerosi corsi e congressi in Italia e all’estero, e ha trascorso periodi di studio presso le Università di Zurigo, del Colorado, della Florida e di North Carolina, e presso il centro privato Gulf Coast Veterinary Specialists a Houston.

Ha seguito tutto il percorso richiesto per l’accesso all’esame d’ammissione al College Europeo dei Chirurghi Veterinari (ECVS), che ha superato al primo tentativo nel 1997.

E’ stato istruttore in diversi corsi, e ha presentato circa 100 relazioni in congressi sia nazionali sia internazionali, fra cui il congresso dell’American College of Veterinary Surgeons (ACVS).

E’ stato Direttore del Corso AO avanzato nel 1997, dei corsi di vie d’accesso e tecniche di riduzione in ortopedia nel 1999 e nel 2002, e di corsi di chirurgia generale e oftalmica.

Attualmente ricopre l’incarico di responsabile scientifico per gli eventi formativi di Kriton.

E’ autore di circa cinquanta pubblicazioni, di cui alcune su riviste o atti internazionali, e di 3 paragrafi sull’edizione 2005 del manuale AO.

E’ primo autore del CD interattivo “3D models in veterinary orthopedics and traumatology”.

 

 

DR. DAVIDE DE LORENZI

 

Laureato in Medicina Veterinaria a Bologna nel 1988, con lode; ha conseguito nel 1992 la specializzazione in Clinica e Patologia degli animali da Affezione presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa. E’ autore e coautore di oltre trenta fra articoli e comunicazioni su riviste ed a congressi nazionali ed internazionali aventi come oggetto la citologia diagnostica, la chirurgia e l’endoscopia . Ha tradotto e curato l’edizione italiana del testo “ Color Atlas of Cytology of the Dog and the Cat” di Baker e Lumsden. Ha compiuto numerosi periodi di aggiornamento presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Utrecht e la Purdue Faculty of Veterinary Medicine in Indiana.

Docente presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Milano per l’anno 2003 dove ha tenuto parte di un corso dedicato alla patologia clinica ha svolto lezioni ad analogo argomento presso le Facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa e Berna.

Ha conseguito il Diploma Europeo del College di Patologia Clinica Veterinaria nel 2006.

Esercita come libero professionista a Forlì ed a Padova occupandosi di chirurgia generale, endoscopia e citologia diagnostica.

 

 

DR.SSA ELENA ISABELLA PALEOLOGU

 

CONOSCENZE LINGUISTICHE:

italiano, inglese, greco, portoghese, swahili.

 

ATTUALE OCCUPAZIONE (dal 1996):

Collaborazione presso la clinica di piccoli animali a Mantova.

Responsabilità : medicina interna,in particolare :cardiologia,oncologia,ginecologia ed ostetricia, ecocardiografia ed ecografia addominale.

 

FORMAZIONE:

1985-1991: laurea in Medicina Veterinaria presso l’Università di Parma.

1991-1995: Specializzazione in Applicazioni Biotecnologiche presso l’Università di Milano.

 

BORSE DI STUDIO:

Consorzio Universitario per la ricerca scientifica Milano Ricerche: 1992-94.

 

ATTIVITA’ DI RICERCA:

1991-1995: Laboratori ENI Ricerche Gruppo di Biologia Molecolare e Ingegneria Genetica.

Progetto di Ricerca n°1: Ottimizzazione della secrezione dell’ormone della crescita umano in ceppi di B.subtilis mediante mutazioni sito mirate, utilizzando modelli molecolari costruiti al computer e tecniche di ingegneria genetica. (tesi di specializzazione)

Progetto di Ricerca n° 2: Sequenziamento del genoma di B.subtilis .

Progetto n°3: Creazione di vettori di clonaggio e di espressione per mini anticorpi. anti interferone) per una applicazione terapeutica nella terapia di pazienti con AIDS.

 

1995-1996: Facoltà di Medicina Veterinaria Università di Milano, Istituto di Ostetricia ed Ginecologia (Prof. Fausto Cremonesi).

Progetto di ricerca: Il lavoro svolto riguardava la maturazone di ovociti di specie bovina in vitro.  Fertilizzazione in vitro e sessaggio degli embrioni derivanti, con metodiche sia classiche di PCR che mediante l’uso di anticorpi purificati dal siero di bovini free-.martin.

 

PUBBLICAZIONI:

2003. La piometra nella cagna e recenti acquisizioni. O&DV Dicembre 2003

2002.Miocardiopatia ipertrofica asimmetrica in un gatto di razza persiana.

Rassegna di medicina Felina, n1,volume 6 p.gg 47-53.

2002. Carcinoma squamocellulare del piano nasale di un gatto di razza persiana.

Rassegna di medicina Felina, n4,volume 6, p.gg 21-29.

 

SEMINARI DI SPECIALIZZAZIONE

13-14 Set. 1996: Corso di base di Ecocardiografia del cane (Università di Perugia)

3-5 Dic. 1997: Corso base di Ecografia (SCIVAC) Dr. C. Bussadori

2-4 Apr.1997: Corso di ematologia clinica (SCIVAC) Prof. G. Lubas

15-17 Apr.1998: Corso di cardiologia I (SCIVAC) Dr. C. Bussadori

24-26 Set. 1998: Corso di biochimica Clinica (SCIVAC) Prof: G. Lubas e Dr. M. Caldin

10-12 Nov. 1998: corso di cardiologia II (SCIVAC) Dr. C. Bussadori

2-4 Mag. 2001: Corso di citologia linfonodale (SCIVAC) Prof.ssa C.Fournell

 

Membro della BSAVA (British Small Animal Veterinary Association).

 


 

 

 

CURRICULUM VITAE RESPONSABILE

DEL PROGRAMMA FORMATIVO

 

 

ELENA ISABELLA PALEOLOGU

 

 

CONOSCENZE LINGUISTICHE:

italiano, inglese, greco, portoghese, swahili.

 

ATTUALE OCCUPAZIONE (dal 1996):

Collaborazione presso la clinica di piccoli animali a Mantova.

Responsabilità: medicina interna, in particolare :cardiologia,oncologia,ginecologia ed ostetricia, ecocardiografia ed ecografia addominale.

 

FORMAZIONE:

1985-1991: laurea in Medicina Veterinaria presso l’Università di Parma.

1991-1995: Specializzazione in Applicazioni Biotecnologiche presso l’Università di Milano.

 

BORSE DI STUDIO:

Consorzio Universitario per la ricerca scientifica Milano Ricerche: 1992-94.

 

ATTIVITA’ DI RICERCA:

1991-1995: Laboratori ENI Ricerche Gruppo di Biologia Molecolare e Ingegneria Genetica.

Progetto di Ricerca n°1: Ottimizzazione della secrezione dell’ormone della crescita umano in ceppi di B.subtilis mediante mutazioni sito mirate, utilizzando modelli molecolari costruiti al computer e tecniche di ingegneria genetica. (tesi di secializzazione)

Progetto di Ricerca n° 2: Sequenziamento del genoma di B.subtilis .

Progetto n°3: Creazione di vettori di clonaggio e di espressione per mini anticorpi. anti interferone) per una applicazione terapeutica nella terapia di pazienti con AIDS.

 

1995-1996: Facoltà di Medicina Veterinaria Università di Milano, Istituto di Ostetricia ed Ginecologia (Prof. Fausto Cremonesi).

Progetto di ricerca: Il lavoro svolto riguardava la maturazone di ovociti di specie bovina in vitro.  Fertilizzazione in vitro e sessaggio degli embrioni derivanti, con metodiche sia classiche di PCR che mediante l’uso di anticorpi purificati dal siero di bovini free-.martin.

 

PUBBLICAZIONI:

2003. La piometra nella cagna e recenti acquisizioni. O&DV Dicembre 2003

2002.Miocardiopatia ipertrofica asimmetrica in un gatto di razza persiana.

Rassegna di medicina Felina, n1,volume 6 p.gg 47-53.

2002. Carcinoma squamocellulare del piano nasale di un gatto di razza persiana.

Rassegna di medicina Felina, n4,volume 6, p.gg 21-29.

 

SEMINARI DI SPECIALIZZAZIONE

13-14 Set. 1996: Corso di base di Ecocardiografia del cane (Università di Perugia)

3-5 Dic. 1997: Corso base di Ecografia (SCIVAC) Dr. C. Bussadori

2-4 Apr.1997: Corso di ematologia clinica (SCIVAC) Prof. G. Lubas

15-17 Apr.1998: Corso di cardiologia I (SCIVAC) Dr. C. Bussadori

24-26 Set. 1998: Corso di biochimica Clinica (SCIVAC) Prof: G. Lubas e Dr. M. Caldin

10-12 Nov. 1998: corso di cardiologia II (SCIVAC) Dr. C. Bussadori

2-4 Mag. 2001: Corso di citologia linfonodale (SCIVAC) Prof.ssa C.Fournell

 

Membro della BSAVA (British Small Animal Veterinary Association).