ORDINE DEI MEDICI VETERINARI DELLA PROVINCIA DI MANTOVA
Via Accademia, 43/a - 46100 Mantova - Tel./Fax: 0376/32.85.08
www.ordineveterinarimantova.it - E-mail: ordinev@tin.it - C.F. 80026810202
CORSO DI AGGIORNAMENTO
PATOLOGIE RENALI: DIAGNOSI E TERAPIA
7 CREDITI ECM
SEDE: Sala Riunioni Associazione Mantovana Allevatori
Str. Ghisiolo, 5 - Tripoli di S. Giorgio (MN)
Mercoledì 10 ottobre 2007
Docente: Prof. Fausto Quintavalla
Orario: 20.30-23.00
Titolo lezione: “La gestione nutrizionale nel paziente con affezioni delle vie urinarie”
Mercoledì 24 ottobre 2007
Docente: Prof. Fausto Quintavalla
Orario: 20.30-23.00
Titolo lezione: “Cosa c’e’ di nuovo sul fronte terapeutico delle affezioni uro-genitali?”
Domenica 28 ottobre 2007
Docente: Dr. Claudio Brovida
Orario: 10.00-13.00
“Evoluzione della patologia renale da forma acuta a forma cronica: aspetti diagnostici e terapeutici” - “Monitoraggio del paziente con insufficienza renale: può essere terapia intensiva?” - “ITU: approccio alle infezioni delle vie urinarie”
Dalle ore 13 alle 14 è previsto un buffet in piedi (compreso nella quota di partecipazione)
Docente: Dr. Claudio Brovida
Orario: 14.00-17.00
“Glomerulopatie associate a parassiti del sangue e del sistema emopoietico” - “Valutazioni diagnostiche ed approcci terapeutici avanzati nella cura dell’insufficienza renale”
ORE 17.00-17.30 COMPILAZIONE TEST DA PARTE DEI PARTECIPANTI
(questionario con 24 domande)
INFORMAZIONI SUL CORSO
MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
Il corso è riservato a 60 Veterinari iscritti all’Ordine Provinciale di Mantova.
RESPONSABILE DEL PROGRAMMA FORMATIVO: Dr. Paolo Rasori (qualifica: Dirigente A.S.L.; competenze professionali: Dirigente A.S.L. Mantova e Presidente Ordine Medici Veterinari Provincia di Mantova)
METODO DI VERIFICA DELLA PARTECIPAZIONE: Firme di presenza (in entrata ed uscita)
METODO DI VERIFICA DELL’APPRENDIMENTO: Quesiti a risposta multipla.
Al termine del Corso i partecipanti dovranno sostenere un esame finale che sarà costituito dalla compilazione di un test appositamente approntato sulle materie trattate (questionario a risposta multipla con 24 domande). Saranno ammessi all’esame finale i partecipanti che avranno registrato una frequenza pari al 100% delle ore di insegnamento. Il test si ritiene superato al riscontro positivo di almeno 20 domande. A coloro che avranno frequentato il corso e superato il test finale sarà rilasciato apposito attestato di frequenza.
MODALITA’ DI VERIFICA DELLA QUALITÀ PERCEPITA: Compilazione della scheda di valutazione da parte dei partecipanti su:
§ rilevanza degli argomenti trattati rispetto alla propria necessità di aggiornamento
§ qualità educativa/di aggiornamento fornita dall’evento formativo
§ efficacia dell’evento per la propria formazione continua
§ spazio per suggerimenti, commenti e proposte
FONTI DI FINANZIAMENTO: 70% autofinanziamento, 30% quote di partecipazione (€ 30,00/persona)
OBIETTIVI DELL’EVENTO:
§ Far acquisire conoscenze teoriche e aggiornamenti in tema di: nefrologia veterinaria
AREA INTERDISCIPLINARE: Sanità animale
PROVENIENZA PRESUMIBILE DEI PARTECIPANTI: 100% locale
TIPOLOGIA EVENTO: Corso di aggiornamento
SVOLGIMENTO LEZIONI: Presentazione Docenti, Lezione, Dibattito e interventi dei presenti
METODI DI INSEGNAMENTO:
- serie di relazioni su tema preordinato
PROFESSIONE CUI E’ RIVOLTA L’ATTIVITA’ FORMATIVA: Veterinari
NUMERO MASSIMO DI PARTECIPANTI: 60
LINGUA: è previsto l’uso della sola lingua italiana
RILEVANZA DEI DOCENTI/RELATORI: 100% rilevanza nazionale
MATERIALE DIDATTICO CONSEGNATO AI PARTECIPANTI: Copia atti relazioni
PAROLE CHIAVE PER UNA PUNTUALE CLASSIFICAZIONE DELL’EVENTO:
OBIETTIVO D’INTERESSE RELATIVO ALLA PROFESSIONE (art. 16 ter comma 2 D. L.vo 229/99): 42 (Sviluppo attività e interventi di sanità pubblica veterinaria, con particolare riferimento a: igiene degli allevamenti e delle produzioni animali, sanità animale e igiene degli alimenti di origine animale).
MOTIVAZIONI DETTAGLIATE in base alle quali si ritiene che l’evento rientri nell’obiettivo indicato e sia di interesse specifico della categoria professionale per la quale è stato proposto:
Le patologie renali occupano grande parte della pratica clinica veterinaria nel settore degli animali da compagnia, le possibilità diagnostiche sono sempre più ampie, dando la possibilità quindi di intervenire in modo tempestivo e ripristinare un equilibrio dello stato di salute degli animali, garantendo il loro benessere.
CURRICULUM VITAE DOCENTI
PROF. FAUSTO QUINTAVALLA
E’ professore ordinario di Clinica Medica Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Parma.
Attualmente l’attività didattica si concretizza attraverso l’insegnamento e l’espletamento delle esercitazioni teorico-pratiche di Clinica Medica, Terapia Veterinaria e del Corso Integrato di Medicina Interna nel Corso di Laurea Specialistica in Medicina Veterinaria. Egli inoltre fa parte del Collegio Docenti del Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Equine.
E’ componente del Collegio Docenti del Dottorato di Ricerca in Farmacologia e Tossicologia Sperimentali attivato dall’Università di Parma e dal 2004 ricopre anche il ruolo di Direttore della Biblioteca Centrale della Facoltà di Medicina Veterinaria di Parma.
Il Prof. Quintavalla svolge regolare attività clinica nell’Ospedale Didattico Veterinario della Facoltà di Medicina Veterinaria di Parma.
L’attività scientifica è testimoniata da oltre n. 170 memorie a stampa, diverse delle quali sono state oggetto di comunicazione in occasione di Convegni Scientifici Nazionali ed Internazionali, inerenti in particolare la farmacologia clinica e la medicina interna.
Il Prof. Quintavalla ha all’attivo diverse attività editoriali tra cui la traduzione di un testo francese (“DIZIONARIO PRATICO DI TERAPIA CANINA E FELINA” uscito con i tipi della Masson di Milano la prima edizione nel 1990, la seconda edizione nel 1994, la terza edizione nel 1999 e la quarta edizione nel 2006) e di un testo americano (“L’ALIMENTAZIONE DEL CANE E DEL GATTO: una preziosa risorsa per la professione veterinaria” edito da Mosby Doyma Italia nel 1997). Egli ha curato inoltre la traduzione del capitolo “Farmacologia” del <<Il Manuale Merck Veterinario – ottava edizione>> uscito nel 2003 con i tipi della Cristiano Giraldi Editore. Il Prof. Quintavalla è autore, insieme al Prof. G. Signorini, del volume “IL MEDICINALE VETERINARIO: terapia e legislazione” edito da Monduzzi Editore (Bologna) nel 1992. A maggio 2000 ha pubblicato un volume di circa 500 pagine <<PRONTUARIO DI TERAPIA DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA>> con la Giraldi Editore di Ozzano Emilia (Bologna).
Da ottobre 2005 è Direttore Scientifico della rivista <<Rassegna di Medicina Felina>>.
Il Prof. Quintavalla, oltre ad essere socio di numerose società scientifiche italiane, dal 1990 è Socio Onorario della SCIVAC (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia) e dal 2001 dell’AIVPA (Associazione Italiana Veterinari per Piccoli Animali). A partire dal 1997 al 1999 è stato Consigliere della AIVPAFE (Associazione Italiana Veterinari Patologia Felina) e da ottobre del 1999 ad ottobre 2005 ha ricoperto il ruolo di Presidente. Da ottobre 2005 è Vice-Presidente dell’AIVPA.
DR. CLAUDIO BROVIDA
Si è laureato a Torino nel 1974 in Medicina Veterinaria. Sin dal 1976, dopo il servizio militare in qualità di Ufficiale Veterinario, si è dedicato alla clinica dei piccoli animali, con particolare interesse alla nefrologia-urologia e patologia delle vie respiratorie dei piccoli animali.
Attualmente è il Direttore Sanitario dell’ Ospedale per Animali da Compagnia ANUBI di Moncalieri, presso Torino.
Ha pubblicato e pubblica su riviste specializzate nazionali ed internazionali; ha partecipato e partecipa attivamente come speaker a Congressi nazionali ed internazionali.
E’ stato ed è tuttora coinvolto in molte attività correlate alla professione veterinaria:
- Presidente della Associazione Italiana Veterinari per Piccoli Animali (AIVPA) – 1991-1994,
- Presidente della Società Europea di Nefrologia ed Urologia Veterinaria (ESVNU), 1990-1992.
- Presidente del Comitato Organizzatore del Congresso Mondiale WSAVA-AIVPA di Roma del Settembre 1992.
- Tesoriere della World Small Animal Veterinary Association (WSAVA) 1992-1996.
- Vice-Presidente della WSAVA 1996 –1998
- Membro Comitato di Redazione del Progresso Veterinario 1998-2000.
- Presidente-Eletto della WSAVA 1998-2000
- Presidente WSAVA 2000- 2002
- Membro dell’IRIS (International Renal Interest Society).
- Membro della giuria per l’ Osborne Award (Novartis).
- WSAVA Standards Projects Coordinator
CURRICULUM VITAE RESPONSABILE
DEL PROGRAMMA FORMATIVO
DR. PAOLO RASORI
· Laureato in Medicina Veterinaria presso la Facoltà di Parma nel 1969
· Ha ottenuto specializzazioni in:
1. Ispezione Alimenti di O.A. - Università di Torino
2. Diritto Sanitario - Facoltà di Giurisprudenza di Bologna
3. Sanità Pubblica Veterinaria - Università di Milano
· Lingua conosciuta: Inglese (parlato)
· Attuale incarico:
1. Responsabile del Dipartimento di Prevenzione dal 5/10/99 ad oggi.
2. Responsabile Distretto Veterinario di Mantova dal 3/3/98 ad oggi.
· Dal 1989 Veterinario Dirigente del S.S.N. nell’USL di Viadana e Mantova
1. Consigliere Nazionale della Federazione degli Ordini Veterinari dal 1994 al 2000.
· Ha pubblicato più di 30 lavori su tematiche veterinarie.
· Ha partecipato in qualità di relatore a numerosi convegni a livello regionale e nazionale.
Ha promosso ed attuato 5 convegni nazionali nel periodo 1993-1997 in qualità di Presidente della Società Italiana di Sanità Pubblica Veterinaria.
ABSTRACTS DELLE RELAZIONI
La gestione nutrizionale nel paziente con affezioni delle vie urinarie
Prof. Fausto Quintavalla
La gestione di molte patologie che coinvolgono l’apparato urinario passa inevitabilmente attraverso una corretta gestione nutrizionale. E’ difatti risaputo che l’impiego di una dieta specifica negli animali da compagnia con insufficienza renale cronica raddoppia l’aspettativa di vita, non solo, l’opzione terapeutica alimentare è in grado di prevenire le recidive tipiche di alcune urolitiasi.
Gli obiettivi della modificazione dietetica in corso di insufficienza renale cronica sono rivolti a:
- soddisfare i requisiti del paziente per quanto riguarda nutrienti ed energia;
- alleviare i sintomi clinici e le conseguenze dell’intossicazione uremica
- minimizzare le anomalie nell’equilibrio idrico, elettrolitico, vitaminico, minerale e acido-base;
- rallentare la progressione dell’insufficienza renale.
Le raccomandazioni devono tuttavia essere personalizzati secondo i fabbisogni del paziente, gli esami di laboratorio.
La modificazione della dieta costituisce un caposaldo del controllo della formazione della struveite nelle basse vie urinarie e si basa su: acidificazione delle urine, aumento del volume dell’urina e riduzione del peso specifico, nonché sulla restrizione dell’assunzione di cristalloidi con la dieta. Il metodo più facile per ridurre la sovrasaturazione relativa e, quindi, i rischi di formazione dei cristalli, è di aumentare il volume dell’urina. L’aumento dei livelli di cloruro di sodio (NaCl) nella dieta incrementa il consumo di acqua e la produzione di urina riducendo la sovrasaturazione urinaria nel cane e nel gatto.
Cosa c’e’ di nuovo sul fronte terapeutico delle affezioni uro-genitali
Prof. Fausto Quintavalla
Le malattie che coinvolgono l’apparato urogenitale rappresentano un evento frequente nella clinica degli animali da compagnia. La ricerca scientifica ha sempre indirizzato molti dei suoi sforzi sia sul fronte diagnostico sia terapeutico, elaborando protocolli sempre più articolati e personalizzati.
Il terapeuta, ogniqualvolta deve trattare un paziente con turbe a carico dell’apparato urinario, dovrà porre attenzione alla filtrazione glomerulare dei farmaci, al loro peso molecolare, e al grado di omeostasi elettrolitica per evitare di incorrere in episodi di tossicità da farmaci, in particolare con alcune molecole (Tabella 1)
Tabella 1: Cause di insufficienza renale acuta da farmaci e tossine (da Vaden, 2003, Proceedings The North American Conference, modificata)
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ACE-inibitori (in particolare quelli di vecchia generazione: captopril) Aminoglicosidi Amfotericina B Eccessiva somministrazione di diuretici FANS Chemioterapici contenenti platino Glicole etilenico Uva passa, acini d’uva Piante contenenti ossalati (specialmente nel gatto) |
.
Si è assistito così all’introduzione in terapia del calcitriolo, dei leganti del fosforo, dei moderni inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, degli inibitori dell’endotelina e degli agenti anticolinergici.
La presenza di un’infezione complicata del tratto urinario implica la scelta di un adatto farmaco antibatterico. La scelta va sempre basata sui risultati degli esami colturali e degli antibiogramma, optando per un farmaco che abbia mostrato di raggiungere una concentrazione urinaria almeno pari a 4 volte il valore della MIC del microrganismo isolato, ricordandosi tuttavia che la prostata rappresenta una barriera alla diffusione di molti farmaci.
Il ricorso ad un corretto approccio terapeutico inoltre può risultare efficace nell’impedire lo sviluppo di un altro evento significativo, l’ipertensione, quale diretta conseguenza di una condizione di insufficienza renale cronica.
“Evoluzione della patologia renale da forma acuta a forma cronica:
aspetti diagnostici e terapeutici”
Dr.Claudio Brovida
L’insufficienza renale acuta (IRA) può essere provocata da due meccanismi principali:
a) un repentino aumento dei cataboliti di origine proteica (indicati soprattutto dall’aumento dell’urea e della creatinina) a causa dell’incapacità del rene di eliminarli normalmente, in un tempo che può variare da alcune ore ad alcuni giorni,
b) oliguria patologica che non può durare più di alcuni giorni ed è indicativa della perdita di funzionalità renale.
Mentre l’IRA di per se può non costituire una emergenza, le sue cause (ipovolemia, stato di shock, ostruzione delle vie urinarie, infezioni delle vie urinarie, ecc.) possono essere causa di drammatiche evoluzioni metaboliche che determinano la morte del paziente.
Data la particolare costituzione anatomica e fisiologica del rene, la persistenza di queste cause può determinare un danno irreversibile ai nefroni che innesca l’evoluzione della patologia da forma acuta a cronica.
Questo concetto sottolinea l’importanza di acquisire tutti gli elementi diagnostici in tempi rapidi al fine di ottenere un duplice risultato.
Le cause che determinano l’insorgenza della insufficienza renale acuta sono focalizzate soprattutto a livello tubulare e sono provocate principalmente da sostanze tossiche che danneggiano l’epitelio tubulare con degenerazione e morte cellulare. Le cellule morte si accumulano nei tubuli provocando ostruzione e quindi interferenza con il flusso glomerulare. L’intossicazione da aminoglicosidi è un tipico esempio da proporre; questi antibiotici danneggiano tipicamente la parte prossimale del tubulo.
L’ostruzione può essere provocata anche da accumulo di sali minerali, in particolare dal calcio, come si può verificare in caso di avvelenamento da vitamina D o da glicole etilenico.
A questo punto è molto importante imparare a riconoscere la differenza fra malattia renale ed insufficienza renale, poiché la chiave del rischio di evoluzione in forma cronica parte soprattutto da qui.
Spesso si interpretano come insufficienza renale acuta, forme di malattie renali croniche che evolvono lentamente fino a superare la soglia di compensazione e poi, per una qualsiasi causa scatenante o per evoluzione stessa della malattia si manifestano, apparentemente all’improvviso, i segni della uremia.
Tornando al discorso dell’IRA, abbiamo detto che la sindrome della necrosi tubulare acuta (NTA) rappresenta la maggior parte dei casi.
In caso di NTA si verifica una diminuzione del filtrato glomerulare (GFR) derivante da un danno renale ischemico o tossico e si possono evidenziare tre maggiori fasi sequenziali nella sua evoluzione:
1) inizio e sviluppo,
2) mantenimento,
3) diuresi (guarigione).
La fase iniziale è immediatamente conseguente al danno renale e si evolve con l’insorgere dell’oliguria (riduzione nella produzione di urina < 0.5-1ml/Kg/h). La filtrazione glomerulare inizia a diminuire immediatamente dopo l’insulto renale (come in caso di shock, o può verificarsi successivamente in un lasso di tempo che varia da ore a giorni (ad esempio in caso di esposizione a sostanze nefrotossiche); questa fase è molto variabile nel tempo, tuttavia normalmente persiste per una o due settimane.
La fase oliguria è caratterizzata da prevedibili squilibri idrici ed elettrolitici con alterazione dell’idratazione, iposodiemia, iperpotassiemia, acidosi metabolica ed iperfosfatemia.
I segni tipici di questa fase sono riconducibili a sintomi gastroenterici, alterazioni ematologiche e neurologiche.
I sintomi gastroenterici sono comuni e consistono nell’anoressia, vomito, alterazioni della mucosa della bocca e gastro-intestinale ed emorragie che sono la conseguenza di alterata funzionalità piastrinica, trombocitopenia, diminuzione di fattori della coagulazione e difetti della funzionalità capillare. Ne consegue una anemia progressiva e si possono sviluppare disturbi neurologici che portano allo stato di letargia, depressione, stupor o coma. Il passaggio da fase oligurica alla fase diuretica consiste nella ristabilizzazione dei danni tubulari, la dissoluzione e/o la mobilizzazione dei cilindri intratubulari, ostruttivi, al ritorno progressivo a fasi normali di perfusione renale.
Monitoraggio del paziente con insufficienza renale:
può essere terapia intensiva?
Nell’insufficienza renale si possono verificare alcune complicazioni che possono essere fattori di rischio per la vita; sono l’iperpotassiemia, l’acidosi metabolica, l’anemia grave, la perdita grave di liquidi, la sepsi.
Acidosi metabolica
L’acidosi metabolica può essere un riscontro abbastanza comune in caso di insufficienza renale acuta, ma si può verificare anche in pazienti con forma cronica. E’ soprattutto presente nelle forme oliguirche e nelle forme non oliguriche; ciò non toglie che non tutti i pazienti con oliguria presentano acidosi metabolica. La determinazione si basa sul valore del pH ematico e della concentrazione di bicarbonato (o della CO2 totale). Il pH urinario non è un elemento indicativo dell’ acidosi metabolica. Gli effetti clinici dell’acidosi sono normalmente ridotti, ameno che il pH ematico sia inferiore a 7.20U; al di sotto di questo valore si ha una riduzione della contrattilità cardiaca e della risposta inotropica alle catecolamine, predisposizione ad aritmie cardiache, l’insorgere di sintomi neurologici che variano dalla letargia al coma.
- Tipo I distale: incapacità del tubulo distale di assorbire ed eliminare idrogenioni (H+)
- Tipo II prossimale: alterato riassorbimento a livello del tubulo prossimale del bicarbonato (HCO3¯) e sua eliminazione nell’urina.
Entrambi i tipi sono associati a ritenzione di cloro Þ acidosi metabolica ipercloremica
![Casella di testo:
Unità SI: mOsm/L = 1.86(Na+ + K+ ) + Glucosio + BUN + 9 oppure
Unità Conventionali: mOsm/l: 1.86(Na+ + K+) + (Glucosio/18) + (BUN/2.8) + 9
Deficit di Fluidi (L) = (0.6)Kg PV [(mOsm plasma - 300) / 300 ]
Tab 2: valutazione dello stato di disidratazione sulla base della osmolalità
Unità SI: mOsm/L = 1.86(Na+ + K+ ) + Glucosio + BUN + 9 oppure
Unità Conventionali: mOsm/l: 1.86(Na+ + K+) + (Glucosio/18) + (BUN/2.8) + 9
Deficit di Fluidi (L) = (0.6)Kg PV [(mOsm plasma - 300) / 300 ]
Tab 2: valutazione dello stato di disidratazione sulla base della osmolalità
Unità SI: mOsm/L = 1.86(Na+ + K+ ) + Glucosio + BUN + 9 oppure
Unità Conventionali: mOsm/l: 1.86(Na+ + K+) + (Glucosio/18) + (BUN/2.8) + 9
Deficit di Fluidi (L) = (0.6)Kg PV [(mOsm plasma - 300) / 300 ]
Tab 2: valutazione dello stato di disidratazione sulla base della osmolalità
Unità SI: mOsm/L = 1.86(Na+ + K+ ) + Glucosio + BUN + 9 oppure
Unità Conventionali: mOsm/l: 1.86(Na+ + K+) + (Glucosio/18) + (BUN/2.8) + 9
Deficit di Fluidi (L) = (0.6)Kg PV [(mOsm plasma - 300) / 300 ]
Tab 2: valutazione dello stato di disidratazione sulla base della osmolalità
Unità SI: mOsm/L = 1.86(Na+ + K+ ) + Glucosio + BUN + 9 oppure
Unità Conventionali: mOsm/l: 1.86(Na+ + K+) + (Glucosio/18) + (BUN/2.8) + 9
Deficit di Fluidi (L) = (0.6)Kg PV [(mOsm plasma - 300) / 300 ]
Tab 2: valutazione dello stato di disidratazione sulla base della osmolalità
% deidratazione ß turgore pelle ßidrat.mucose Bulbo oculare
infossato
< 5% neg. neg. neg.
5-6% lieve neg. neg.
7-8% moderato lieve neg.
9-10% severo moderato lieve
11-12% severo severo severo
> 12% Þ shock ipovolemico
> 14% Þ morte
M.S.Garvey - Vet-Clin.North Am. 1989, 19:6
Tab 1: valutazione dello stato di disidratazione sulla base dei sintomi clinici](2007%20Piccoli%20animali_file/image001.gif)
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% deidratazione
ß turgore pelle
ßidrat.mucose
Bulbo oculare
infossato
< 5%
neg.
neg.
neg.
5-6%
lieve
neg.
neg.
7-8%
moderato
lieve
neg.
9-10%
severo
moderato
lieve
11-12%
severo
severo
severo
> 12%
Þ shock
ipovolemico
> 14%
Þ
morte
M.S.Garvey - Vet-Clin.North Am. 1989, 19:6
Tab 1: valutazione dello stato di disidratazione sulla base dei sintomi clinici |
![Casella di testo:
Unità SI: mOsm/L = 1.86(Na+ + K+ ) + Glucosio + BUN + 9 oppure
Unità Conventionali: mOsm/l: 1.86(Na+ + K+) + (Glucosio/18) + (BUN/2.8) + 9
Deficit di Fluidi (L) = (0.6)Kg PV [(mOsm plasma - 300) / 300 ]
Tab 2: valutazione dello stato di disidratazione sulla base della osmolalità](2007%20Piccoli%20animali_file/image002.gif)
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Unità SI:
mOsm/L = 1.86(Na+
+ K+
) + Glucosio + BUN + 9
oppure
Unità Conventionali:
mOsm/l: 1.86(Na+
+ K+)
+ (Glucosio/18) + (BUN/2.8) + 9
Deficit di Fluidi (L)
= (0.6)Kg
PV
[(mOsm
plasma - 300) /
300
]
Tab 2: valutazione
dello stato di disidratazione sulla base della osmolalità |
Alimentazione del paziente con IRA.
Se si riesce ad instaurare un regime dietetico appropriato, che tiene conto di un apporto calorico e proteico adeguato, si controlla la nausea ed il vomito uremico, si può apportare un notevole giovamento al paziente. Tuttavia i fattori che più influenzano questo aspetto, sono dipendenti dall’influenza negativa che lo stato uremico ha sull’apparato digerente e sull’influenza diretta delle tossine sul sistema nervoso centrale; infatti la gastrite uremica è la causa più frequente di vomito nei pazienti uremici; fra i farmaci più utilizzati senz’altro va considerato il metroclopramide che è un farmaco antiemetico che agisce direttamente sul CRTZ come antagonista dopaminergico D2. I farmaci anti-H1 come la cimetidina, ranitidina, famotidina agiscono riducendo la l’iperacidità, bloccando la produzione di gastrina. Per cani in crisi uremiche la cimetidina si può somministrare per via endovenosa alla dose iniziale di 10mg/Kg ogni 12h ( 5mg/kg nel gatto); la ranitidina si somministra a 2mg /Kg mentre la famotidina si può somministrare una volta al giorno alla dose di 2mg/kg per os. Non appena il vomito uremico è sotto controllo, si può passare a medicazioni per via orale, a metà dose, per un periodo di 2 – 3 settimane. Anche i farmaci anti-emetici ad azione centrale possono essere efficaci, soprattutto se somministrati per via endovenosa. L’aspetto più controindicato è associato all’ipotensione che possono provocare, compromettendo ulteriormente il flusso ematico renale. I farmaci utilizzabili sono la cloropromazina(0.5mg/kg), la proclorperazina (0.13mg/kg ogni 6h), il trimetobenzamide (3mg/kg ogni 8h).
“Glomerulopatie associate a parassiti del sangue
e del sistema emopoietico”
Claudio Brovida
Il rene è spesso bersaglio di meccanismi immunitari nel corso di malattie polisistemiche, infettive, parassitarie del sangue. L’elenco di queste forme patologiche è alquanto lungo includendo forme virali, soprattutto nel gatto (FeLV e FIP), infiammatorie come il Lupus, batteriche, protozoarie, parassitarie, neoplastiche, familiari-ereditarie, e di origine tossica.
Cani Gatti
Patologie infiammatorie
SLE SLE
Poliartrite Pancreatite
Pancreatite Colangioepatite
Dermatite cronica
Patologie infettive
Epatite infettiva canina FeLV
Brucellosi FIV
Piometra Poliartrite
(micoplasma)
Batteriemia
Infezioni batteriche croniche
Borreliosi
Rickettsiosi
Erlichiosi
Dirofilariosi
Epatozoonosi
Leishmaniosi
Tripanosmiasi
Patologie neoplastiche
Linfoma Linfoma
Leucemia (mieloide, linfocitica) Mastocitosi
Mastocitosi
Eritrocitosi primaria
Carcinoma
Patologie familiari-ereditarie
Bull terrier
Bovaro del Bernese
Shar Pej
Dobermann
Samoiedo
Patologie indotte da farmaci
Trimetoprim-sulfadiazina
Idralazina
Corticosteroidi
Immunoterapia con Corynebacterium parvum
Miscellanea
Malattie epatiche (cirrosi) Eritrocitosi
(shunt sx-dx)
Iperadrenocorticismo
Diabete mellito
Tabella 1. malattie associate a danni glomerulari secondari.
C.A.Osborne, D.R.Finco: “Canine and Feline Nephrology and Urology”; Renal manifestation of polysystemic diseases. William &Wilkings, 1995, p. 493.
Data l’estensione dell’argomento, questo capitolo lo dedichiamo a descrivere i danni renali, in particolare glomerulari, provocati da alcune malattie facilmente riscontrabili sul nostro territorio, la cui eziologia è riferibile a parassiti del sangue e del sistema emopoietico e linfatico. Mi riferisco in particolare all’erlichiosi, alla babesiosi o piroplasmosi ed alla leishmaniosi. Il motivo è anche pratico perché per queste malattie esistono terapie specifiche che permettono di eliminare, quasi sempre la causa o l’agente eziologico, per cui è teoricamente possibile rendere reversibili i danni renali provocati dalle malattie. Non mi soffermo sugli aspetti diagnostici e clinici delle suddette patologie, ma vorrei porre l’attenzione sulla alterazioni renali che esse provocano e che sono determinate dalla deposizione di immunocomplessi a livello glomerulare, con ispessimento della membrana basale, proliferazione mesangiale e depositi elttron-densi all’interno delle membrane (glomerulonefriti membrano-proliferative). Si riscontra anche la presenza di fluorescenza lineare o granulare a livello dei capillari glomerulari tipico della presenza di immuno- complessi preformati (granulari) o prodotti in situ (lineari). Queste reazioni immunitarie sono normalmente riferibili a meccanismi di ipersensibilità di III tipo. Gli immunocomplessi che si formano in circolo sono insolubili, date le loro dimensioni possono passare la membrana basale e vengono intrappolati come deposito sub-epiteliale oppure rimangono presi nella membrana basale stessa. Conseguentemente si ha un attivazione del complemento localmente, che provoca a sua volta danni alla membrana basale e microtrombi. Vengono rilasciate delle anafilotossine (C3a, C4a, C5a) unitamente al fattore C3e che stimola i macrofagi; queste sostanze attraggono leucociti polimorfonucleati neutrofili e provocano il rilascio di enzimi lisosomiali, che a loro volta determinano danno alla membrana basale. Il tutto accompagnato da vasodilatazione ed aumento della solubilità della membrana basale stessa.
Conseguenze del danno glomerulare.
La proteinuria è la conseguenza più immediata del danno strutturare glomerulare, Il danno ai pori dei capillari glomerulari permette il passaggio dell’albumina, transferrina, immunoglobulinaG, alcune apolipoproteine ed antitrombina III. La conseguenza più immediata è l’ipoalbuminemia. Quando il rapporto fra produzione a livello epatico e la perdita renale e tale per cui il valore dell’albumina nel sangue scende al di sotto di 2 gm/dl, la pressione colloidosmotica del sangue scende e si ha passaggio di acqua nello spazio interstiziale con formazione di edema. Spesso si associano ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia, come conseguenza probabile di un aumento della produzione epatica ed una diminuzione del catabolismo periferico, probabilmente conseguente alla diminuita pressione oncotica del sangue associata ad alterato controllo delle proteine nelle urine. Si parla quindi di sindrome nefrotica quando si ha contemporaneamente, proteinuria, ipoalbuminemia, ipercolesterolemia ed edemi. L’ipertensione è un’altra complicazione che consegue al danno glomerulare ed è stato dimostrato sperimentalmente fin dai primi anni 90 da Scott Brown, che ha lavorato sulla misurazione della pressione glomerulare, tramite sofisticati sistemi di micropipette inserite nel glomerulo in cani a cui era stata provocata l’insufficienza renale asportando chirurgicamente (tramite legatura delle arterie) una ampia superficie di rene funzionante. L’evolversi di questi danni glomerulari ad un’ampia superficie renale provoca diminuzione progressiva del GFR ed infine la comparsa dello stato uremico.
Altre anomalie riscontrabili sono l’aumento della coagulazione del sangue a seguito della perdita di antitrombina III e l’alterata distribuzione dei farmaci nell’organismo, normalmente collegata alle proteine plasmatiche. Anche altre sostanze il cui metabolismo è normalmente vincolato alle proteine plasmatiche possono essere compromesse in caso di sindrome nefrotica, come il ferro, lo zinco, il calcitrilolo, la globulina che trasportano l’ormone tiroideo, o le immunoglobuline stesse (con aumento della suscettibilità ad infezioni).
Diagnosi del danno glomerulare
Nel nostro caso, la ricerca va fatta dopo che è stata diagnostica la causa della malattia (stiamo parlando di erlichiosi, filariosi, leishmaniosi) cionondimeno, il riscontro casuale di elementi che ci inducono alla diagnosi di glomerulopatia ci deve anche far riflettere sulle cause della stessa e fare il processo diagnostico inverso per risalire alla corretta eziologia della malattia. La proteinuria ed in particolare il rapporto P/CU in correlazione al peso specifico urinario sono i primi elementi da prendere in considerazione; la misurazione della pressione arteriosa è un altro elemento utile per valutare l’entità del danno in corso. Infine la valutazione ecografia renale associata alla biopsia ecoguidata permettono le valutazioni più precise sia intermini diagnostici che prognostici. Si rimanda ai relativi paragrafi di questi articoli per i dettagli.
Terapia della malattia glomerulare
1. Curare la malattia primaria con farmaci specifici. a) Erlichiosi: imidocarb e doxiciclina. b) Babesiosi: imidocarb e clindamicina c) Leishmaniosi: allopurinolo, antimoniali, anfotericina B, ecc.
2. Curare la glomerulonefrite. È l’impresa più ardua perché a tutt’oggi non è stata ancora dimostrata l’esistenza di un farmaco efficace sugli immuno-complessi glomerulari. Vengono riportate esperienze anedottiche che mutuano l’approccio umano al problema, tramite la somministrazione di farmaci immunosoppressori quali il cortisone, la ciclosporina, la ciclofosfamide, ma non vi sono evidenze di reale efficacia. Sono riportati in letteratura alcuni casi trattati con inibitori della sintesi del trombossano, in cui si sarebbe eliminato l’edema e ridotta la proteinuria, senza peraltro apportare cambiamenti alla istologia glomerulare. 3. Curare la glomeruloscerosi. L’ipertensione provoca un danno progressivo al nefrone per cui l’uso di farmaci ipotensivi quali gli aceinibitori o i calcio antagonisti (amlodipina), sono certamente da prendere in considerazione. 4. Ridurre la proteinuria. E’ stato fatto un grande dibattito in passato sull’influenza della quantità di proteine nella dieta nel controllare l’entità della proteinuria con due posizioni abbastanza antitetiche, l’una sostenente la necessità di ridurre notevolmente le proteine nel cibo per ridurre la proteinuria e l’altra parte che sosteneva il fatto che la quantità di proteine nella dieta non interferisce più di tanto sulla proteinuria. Dopo molta accademia si è comunque giunti ad un punto più o meno accettato da tutti. La somministrazione di proteine deve essere moderatamente contenuta (2-3g/kg/die nel cane e 4g/kg/die nel gatto); una restrizione eccessiva può peggiorare l’ipoalbuminemia ed alterare gli enzimi epatici. Certamente la quantità di fosforo deve essere ridotta per evitare il rischio di iperparatiroidismo secondario. Ma il farmaco che più ha effetto sulla diminuzione della proteinuria è l’ACE inibitore, che inibisce la conversione di angiotensina 1 in angiotensina 2 sostanza ad elevato effetto ipertensivo. In questo caso il farmaco agisce rilassando l’arteriola efferente del glomerulo, riducendo di conseguenza la pressione intraglomerulare, con conseguente miglioramento del flusso ematico e riduzione della proteinuria. 5. Controllare ipercoagulazione. La perdita di antitrombina III ( < 70%) favorisce l’insorgere di trombosi e deve essere curata con anticoagulanti, aspirina a basso dosaggio od eparina; c’è da notare che l’eparina esalta il turnover dell’antitrombina III e quindi in caso di sua carenza l’effetto dell’eparina è più ridotto. 6. Controllare gli edemi. Ottimizzando il valore dell’albuminemia, riducendo la somministrazione di sodio (0.1-0.4% della dieta), somministrando diuretici (tiazidici, furosemide o spironolattone per risparmiare il potassio).
E’ molto importante monitorizzare continuamente il paziente, controllando parametri ematici ed urinari, controllando la pressione per valutare la risposta alla terapia ed il ricupero del danno renale.
Valutazioni diagnostiche ed approcci terapeutici avanzati nella cura dell’insufficienza renale
Claudio Brovida
Le valutazioni diagnostiche e le terapie come abbiamo finora descritto presentano delle lacune quando si tratta di affrontare pazienti in stato uremico molto avanzato oppure quando si deve discriminare realmente da una forma acuta che evolve verso la cronicizzazione, oppure se la malattia esistente ha già provocato una cronicizzazione delle lesioni anche se non sono ancora comparsi i sintomi uremici.
Una tecnica diagnostica che permette una più precisa valutazione della situazione renale e del danno del neurone è certamente la biopsia renale e permette di confermare od integrare le informazioni che si sono già ottenute tramite le indagini di laboratorio e di immagini sopra descritte.
Tecniche e tipi di aghi usati per le biopsie renale.
In letteratura vi sono diverse tecniche dettagliatamente descritte, includendo le biopsie chirurgiche, tramite laparotomia, tramite laparascopia, la “key hole technique” per via per cutanea, infine tecniche con approccio a cielo coperto (nei gatti in particolare) od ecoguidato. Numerosi sono gli strumenti usati, alcuni dei quali sono ormai obsoleti come l’ago di Franklin modificato vim-Silverman, l’Ago di Menghini modificato, l’ago da biopsia Tru-cut.
Attualmente l’applicazione delle biopsie viene facilitato trami l’uso di particolari strumenti, detti “pistole” che permettono un uso molto pratico ed efficace degli aghi del tipo tru-cut, i quali possono essere riutilizzati alcune volte, se opportunamente sterilizzati, anche se sono venduti come monouso. Ciò permette di ridure notevolmente i costi. Tali strumenti vengono usati in associazione all’ecografia che permette una definizione precisa della parte che si vuole prelevare. Noi personalemente usiamo lo strumento Bardâ Magnumä che utilizza due misure di aghi da biopsia , da 16 e 18G con una lunghezza di 20cm.
In caso di masse renali, quando è sufficiente prelevare cellule, senza particolare necessità per la valutazione della struttura (es: in caso di neoplasia renale, di linfoma renale) anche la tecnica dell’agoaspirato, per via per cutanea, può offrire utili e definitive informazioni. Entrambi i reni possono essere scelti per la biopsia renale; il destro è più fisso, data la sua posizione anatomica più craniale, contiguo al fegato; è ben raggiungibile a livello del dodicesimo spazio intercostale è può essere utile in caso di agoaspirato. Qualora si stabilisca di eseguire la biopsia ecoguidata per via per cutanea, il rene sinistro offre migliori possibilità di lavoro, in quanto è più mobile, ed il polo caudale è facilmente raggiungibile; in questo caso il paziente viene tenuto fermo in decubito sul fianco destro.
Il prelievo viene fissato in formalina tamponata, al 10% per i preparati da valutare in microscopia ottica (le colorazioni più usate sono l’ematossilina ed eosina, la tricromica di Masson per evidenziare il tessuto connettivo, la PAS (peridodic acid shiff) per evidenziare i carboidrati o le glicoproteine; il Rosso Congo, per l’amiloidosi e l’impregnazione argentica. Se di ritiene di fare valutazioni in microscopia elettronica la biopsia viene fissata in glutaraldeide al 3% tamponata con fosfati.
Il paziente deve essere tenuto assolutamente fermo durante l’esecuzione della biopsia, che per’altro si attua in pochi secondi; in casi di pazienti molto prostrati è sufficiente l’infiltrazione locale sottocutanea di lidocaina mentre se il paziente si agita, basse dosi di propofol per- mettono di agire in tutta sicurezza.
In alcuni casi, quando si preparano i pazienti all’emodialisi, la biopsia renale viene eseguita durante le procedure di inserimento del catetere bilume in giugulare; queste manualità associate richiedono più tempo ed una anestesia più prolungata in pazienti critici. In questi casi il protocollo di gestione è più complesso e prevede l’uso di anestesia gassosa (isofluorano e ossigeno) con ventilazione meccanica positiva del paziente, il monitoraggio continuo della pressione, ossigenazione del paziente e del ritmo cardiaco nonchè la somministrazioni di dopamina, in CRI, per sostenere la diuresi e controllare la pressione ematica
Quando è utile la biopsia renale?
Normalmente noi proponiamo la biopsia renale in situazioni principali:
a) quando di deve definire la prognosi di un paziente tenuto in terapia farmacologica da un certo periodo di tempo ed il proprietario vuole sapere quail sono le reali possibilità del proprio animale;
b) quando dobbiamo decidere se sottoporre il paziente ad emodialisi ed abbiamo bisogno di sapere se realmente le lesioni renali possono essere reversibili (localizzazione tubulare) oppure siamo di fronte ad una patologia renale cronica che interessa tutto il nefrone e che siè acutizzata recentemente per svariate cause;
c) in caso di grave proteinuria associata o no ad ipertensione.
NOTA
E’ molto importante ricordare che attualmente non esistono dei criteri standard ed universalmente riconosciuti nel mondo veterinario per valutare le biopsie renali, sia a livello ottico che ettromicroscopico. Si tende normalmente a seguire il sistema utilizzato in campo umano. Questo approccio offre alcune gravi lacune:
1. favorisce le interpretazioni individuali di lesioni che alla fine non sono realmente classificate come dovrebbero.
2. inducono a proporre terapie che non sono state ancora dimostrate utili nel cane e nel gatto (es l’uso di corticosteroidi o farmaci immunosoppressori in caso di glomerulopatie immunomediate), tenuto conto che cane e gatto rispondono in modo estremamente diverso a questi farmaci.
3. è molto importante che le valutazioni vengano effettuate da un patologo esperto e, soprattutto, VETERINARIO.
Per tale motivo nella comunità nefrologica internazionale veterinaria si sta organizzando un gruppo di studio che possa ovviare a tali problemi, studiando criteri che permettano una corretta classificazione delle lesioni renali partendo dall’ultrastruttura fino ai danni più macroscopici e ponendoli in rapporto con i sintomi clinici.
Quando la terapia infusionale e farmacolocica non riesce a far regredire l’evoluzione dell’insufficienza renale rimangono poche possibilità a disposizione che dipendono, in primo luogo, dalla volontà dal proprietario dell’animale e dalla possibilità tecnica di effettuare terapie più sofisticate. Queste alternative sono: l’eutanasia (purtroppo); la dialisi (peritoneale od emodialisi); il trapianto renale.
Vorrei dedicare un po’ di attenzione alla dialisi, che si sta rivelando anche nel settore veterinario una possibilità terapeutica pratica, applicabile anche se relativamente costosa, e che può ripristinare la funzionalità renale.
Vi sono due tipi di dialisi, la peritoneale e l’emodialisi. Entrambe utilizzano il principio dello scambio di molecole attraverso il passaggio di una membrana semipermeabile tramite movimenti di
- Diffusione: movimento molecolare casuale, di natura termica, da una zona ad alta attività o concentrazione, ad una di bassa attività e concentrazione (osmosi).
- Convezione: spostamento in massa di soluti permeabili, attraverso una membrana semipermeabile, a seguito di gradienti pressori, osmotici ed idrostatici favorevoli.
- Ultrafiltrazione: passaggio di acqua, attraverso una membrana semipermeabile, a seguito di gradienti osmotici ed idrostatici favorevoli
Emodialisi
L’emodialisi è una procedura terapeutica che permette una temporanea compensazione dell’insufficienza renale tramite l’uso di una macchina che è in grado di rimuovere le tossine uremiche dal sangue a seguito del danno renale. Ciò è reso possibile dall’uso di una membrana semipermeabile (il filtro a fibre cave o rene artificiale) che lavora all’interno di una soluzione di dialisato, che è selettiva per rimuovere le tossine, risparmiando le proteine e gli elettroliti. Il sangue viene aspirato dal paziente, va alla macchina e torna al paziente per il tramite di uno speciale catetere a doppio lume che viene inserito nella vena giugulare esterna e fissato alla cute del collo. Questo catetere può essere temporaneo o permanente a seconda del numero di cicli di emodialisi che si vogliono effettuare. I trattamenti emodialitici vengono effettuati giornalmente o due-tre volte la settimana a seconda delle necessità.
Come per la dialisi peritoneale vi è uno scambio di soluti attraverso una membrana semipermeabile, dove l’acqua e le piccole molecole passano normalmente mentre le molecole di dimensioni maggiori sono trattenute. I soluti attraversano la membrana tramite due fondamentali meccanismi: la diffusione e l’ultrafiltrazione (o trasporto convettivo). In tal modo è possibile provvedere a correggere il volume, gli elettroliti, le alterazioni acido-basiche, gli stati tossici associati all’uremia, eliminando dal sangue, verso la soluzione di dialisato, le sostanze improprie. Come già anticipato, l’uso ideale dell’emodialisi è rivolto al trattamento dei pazienti in cui lo stato di insufficienza renale non risponde alle terapie conservative tradizionali, basate sull’uso di fluidi e farmaci .
L’emodialisi fu scoperta come possibile mezzo di terapia in pazienti sperimentali (cani) con insufficienza renale circa 90 anni fa (Able e coll.,1913) e successivamente subì un processo di evoluzione e perfezionamento per la terapia dei pazienti uremici umani.
E’ solo verso gli anni 80’ dello scorso secolo che l’emodialisi incominciò ad essere utilizzata praticamente sugli animali da compagnia, cani e gatti.(Cowgill 1980; Dhein 1981; Thornill 1984).
L’insufficienza renale acuta è l’indicazione più comune per l’emodialisi in cani e gatti. In particolare nei gatti, è estremamente utile durante il periodo perioperativo, prima del trapianto renale, aiutando la preparazione del paziente, migliorando il decorso postoperatorio e riducendo le possibili complicazioni. L’autore personalmente non ha esperienza in tale specie ed utilizza l’emodialisi solo nei cani in cui vi è il sospetto di insufficienza renale acuta che non risponde alle tradizionali terapie, selezionando i pazienti con valori di creatinina serica maggiore di 10mg/dl (885mmol/l) e di urea serica maggiore di 100mg/dl (16.7mmol/l).
L’isufficienza renale può essere dovuta a svariate cause: shock vascolare, necrosi tubulare, avvelenamenti, infezioni e leptospirosi. In caso di oliguria/anuria, l’emodialisi è il trattamento di scelta per compensare l’iperidratazione. Lo scopo del trattamento dialitico è quello di sostituire il rene nella rimozione delle tossine uremiche dal corpo, offrendo l’opportunità al rene di rigenerarsi, quando questo è possibile.
Le lesioni tubulari acute sono normalmente le più reversibili e rispondono molto bene ai trattamenti emodialitici, a volte in un periodo di tempo alquanto breve (due – tre settimane).
La biopsia renale è normalmente utilizzata per discriminare le forme tubulari acute dalle lesioni glomerulari croniche che offrono, quest’ultime, scarse possibilità di successo).La biopsia viene eseguita preferibilmente prima di stabilire l’uso dell’emodialisi, tuttavia in casi molto gravi con condizioni di vita critiche, si può iniziare per prima l’emodialisi e provvedere ad eseguire la biopsia renale successivamente quando le condizioni del paziente si sono stabilizzate.

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Materiali e metodi
Macchina da dialisi.
La macchina da dialisi consiste di un complesso sistema associato di pompa ematica extracorporea, sistema di distribuzione della soluzione di dialisato, e di un complesso sistema di monitoraggio, assistito da un software, che permette di controllare tutti i parametri correlati allo scambio di sangue, come i flussi, la temperatura, il pH, la concentrazione degli elettroliti la somministrazione di anticoagulanti (eparina) ed il rapporto di ultrafiltrazione. Le macchine da noi usate sono le Cobe Centrysystem che utilizzano soluzione di bicarbonato e sali diluiti in acqua pura, filtrata attraverso svariati sistemi, costituiti da filtri particolari, carboni adsorbenti per i soluti organici, addolcitori di acqua, per ridurre la componente minerale eccessiva, sistemi deionizzanti per rimuovere gli ioni inorganici, infine un sistema di osmosi inversa provvede a rimuovere le sostanze contaminanti residue. Alla fine di questi processi la conducibilità elettrica dell’acqua è uguale a zero. Questo è necessario per permettere un corretto controllo dei soluti e per evitare l’esposizione del sangue a sostanze tossiche, tenuto conto che durante ogni sessione di dialisi il sangue del paziente viene a contatto con circa 150litri di acqua.
Esempio di una soluzione standard di dialisato: sodio, 14mmol/l; potassio 3.0mmol/l (in caso di pazienti oligurici od anurici il potassio non è presente); bicarbonato 35mmol/l; cloro 107 mmol/l; calcio 3.0mmol/l; magnesio 1.0mmol/l; destrosio 200mg/dl.
La concentrazione di bicarbonato e di sodio possono essere lievemente modificate tramite la macchina, durante il trattamento. Il flusso del dialisato è normalmente mantenuto su valori di circa 500ml/min
Tabella 3: composizione standard del dialisato
La pompa di circolazione extracorporea provvede al trasferimanto del sangue dal paziente alla macchina e viceversa, con una velocità di flusso proporzionale alle dimensioni ed al circuito extracorporeo che è costituito da tubi di piccolo diametro (pediatrici), che determinano un volume di salasso limitato a circa 50ml di sangue, permettendo l’applicazione della dialisi anche in pazienti con peso corporeo relativamente piccolo. Un sofisticato sistema diallarmi controlla variazioni di pressione nel circuito a livello dei vari stadi
Il rene artificiale
Il filtro o rene artificiale è costituito da un tubo con quattro accessi. Due accessi comunicano con il compartimento ematico e due con il compartimento del dialisato. La membrana semipermeabile separa i due compartimenti. Nei dializzatori attuali, il sangue scorre all’interno di numerosisssimi capillari sintetici che presentano dei micropori sulle pareti, i quali permettono il passaggio delle molecole selezionate all’interno del dialisato. Questo processo avviene tramite un meccanismo che riproduce fedelmente il sistema di flusso controcorrente che avviene fisiologicamente nel rene. La superficie di scambio può variare da 0.22 a 2.5 mq con un volume compartimentale che varia da 18 a 60ml. Il materiale che costituisce la membrana è biocompatibile ad è costituito di quattro diversi materiali: 1) cellulosa, 2) sostituti della cellulosa, 3) cellulosintetici, 4) sintetici. Gli ultimi offrono le prestazioni migliori in termini di biocompatibilità e rimozione di molecole, ma sono anche i più costosi. In campo veterinario si usano i filtri di cellulosa che comunque offrono un ottimo rapporto qualità prezzo.
Accesso vascolare
L’accesso vascolare costituisce uno degli aspetti più delicati dell’emodialisi ed è un punto chiave di tutto il trattamento. Poiché non sono ancora praticamente utilizzabili le fistole artero-venose, come nell’uomo (solo recentemente sono stati pubblicati degli studi fatti sul cane di fistole artero venose a vari distretti: collo, arto anteriore e posteriore, ma i risultati sono ancora sperimentali), negli animali normalmente si utilizzano dei cateteri bilume che vengono inseriti nella vena giugulare esterna con tecniche che permettono l’uso del catetere in modo temporaneo (pochi giorni o settimane) o permanente (mesi). Anche il materiale di cui sono costituiti varia dal polietilene per i cateteri temporanei al silicone per i permanenti. L’inserimento viene effettuato con tecniche particolari, per via transcutanea o tramite venotomia, il catetere viene poi fissato alla cute del collo in modo da non creare disagio al paziente e successivamente contenuto da un bendaggio protettivo che offre ampia possibilità di movimento al paziente (infatti nei casi stabilizzati, il paziente può andare a casa tra due trattamenti successivi.
Trattamento emodialitico
Dopo che il catetere è stato opportunamente inserito nella vena giugulare esterna e la macchina da dialisi è stata adeguatamente preparata (il ciclo di preparazione necessita di 20-30’minuti) si inizia il trattamento, collegando gli accessi del catetere bilume alle linee del circuito dialitico che viene definito come arterioso (rosso) il flusso verso la macchina e venoso (blu) il ritorno al paziente. Si inizia con un flusso di sangue lento, 5ml/kg/min, per un massimo di due ore, al fine di ridurre il valore serico dell’urea a non più del 30%. Cicli più veloci provocano danni neurologici caratterizzati da edema cerebrale e definiti “disequilibrio dialitico”. I sintomi tipici sono dati da tremori, disorientamento, vocalizzazione, amaurosi, convulsioni ed anche coma che si può sviluppare nelle ore successive.
Dopo il terzo trattamento i flussi sono più energici e veloci e permettono uno scambio più efficace, con trattamenti che durano fino a 5 ore abbattendo la creatinina e l’urea a valori normali. Si effettuano controlli ematologici all’inizio, durante ed alla fine del trattamento per valutare il PCV, la creatinina, SUN, elettroliti, ACT ed APTT.
Al fine di evitare la coagulazione del sangue nel circuito extracorporeo una pompa provvede a gestire una siringa contenente una soluzione di eparina che viene continuamente inoculata nel circuito per mantenere i valori di ACT a circa 4’ e APTT a 40-45 sec.
Gli intervalli fra due trattamenti successivi possono variare e dipendono dalla gravità delle condizioni cliniche; all’inizio possono essere anche quotidiani, ma dopo che il paziente è stato stabilizzato possono ridursi a due volte la settimana; in questi casi il paziente viene dimesso e torna in ospedale solo per il trattamento dialitico
Fig.2 : variazioni dei valori della urea serica prima e dopo 10 trattamenti dialitici in
un cane affetto da IRA conseguente a leptospirosi
Durante I trattamenti dialitici, i pazienti ricevono appropriate cure rivolte alle cause della malattia renale, e cure specifiche vengono contemporaneamente applicate in caso di babesiosi, leishmaniosi, infezioni delle vie urinarie, ipertensione.
Le procedure dialitiche sono causa comunque di perdita cronica di sangue, fondamentalmente per due cause: per i ripetuti prelievi di sangue e per le inevitabili perdite dovute al sangue che rimane nei circuito e nel filtro a fine trattamento, nonostante tutte le precauzioni che si prendono. Nei cani in cui l’emopoiesi non è molto efficace si compensa con le trasfusioni di sangue o la somministrazione di eritropoietina ricombinante umana, tenendo sempre ben presente il rischio di produzione di anticorpi (statisticamente il 30%). L’emodialisi è quindi una procedura complessa ed invasiva che va applicata a pazienti in condizioni critiche e può produrre alcune complicazioni.
Si è già accennato al disequilibrio da dialisi come complicanza neurologica conseguente a trattamenti troppo veloci; l’ipotensione può essere un altro problema da affrontare a seguito del fatto che l’organismo è privato di una consistente quantità di sangue, per questo all’inizio del processo si provvede ad iniettare contemporaneamente un egual volume di soluzioni di soluzione fisiologica nei cani di dimensioni normali oppure di destano al 3% negli individui di piccola taglia.
La pressione sanguigna e l’ematocrito sono sempre sotto controllo; un trattamento troppo rapido può dare ipotensione, come pure il contatto con certi tipi di membrane dialitiche, che determinano reazioni infiammatorie e conseguente ipotensione. Curando pazienti oligurici od anurici, vi può essere il rischio di complicanze respiratorie a seguito di edema polmonare dovuto ad insufficiente rimozione di liquidi dal circolo.
Anche le trombosi possono essere fonte di complicazioni, soprattutto a carico del catetere giugulare; va ricordato che molti pazienti renali hanno una perdita glomerulare di antitrombina III e quindi sono altamente predisposti alle trombosi; per ovviare a questo si utilizzano farmaci anticoagulanti, in particolare l’eparina ed antiaggreganti piastrinici (es aspirina) che devono essere dosati appropriatamente per evitare danni opposti (emorragie).
ITU: approccio alle infezioni delle vie urinarie
Claudio Brovida
L’infezione delle vie urinarie è una causa frequente di patologia delle vie urinarie inferiori nel cane e meno frequentemente nel gatto. L’infezione è normalmente causata da un singolo microrganismo quale conseguenza di situazioni variabili che possono dipendere da una alterazione delle difese naturali, della normale urinazione, di malattie sottostanti, difetti anatomici, presenza di calcoli, metodologie scorrette di prelievo di urina, presenza di cateteri permanenti o procedure chirurgiche non ortodosse.
Le difese naturali sono da tenere in particolare considerazione quando si valuta l’evoluzione dell’ITU: esse includono le peculiarità anatomiche, come la peristalsi ureterale, la secrezione prostatica, la lunghezza dell’uretra, la capacità normale della vescica di svuotarsi; sono poi da prendere in considerazione i meccanismi di difesa delle mucose come i glicosaminoglicani (GAG), la produzione di anticorpi, le proprietà antibatteriche intrinseche della mucosa, l’interferenza o la competizione dei batteri saprofiti dell’ultimo tratto delle vie urinarie. Infine le proprietà intrinseche antibatteriche delle urine, il pH basso od elevato, l’iperosmolarità l’elevata concentrazione di urea, gli acidi organici, e l’immunocompetenza espletata tramite l’immunità cellulare od umorale.
Diagnosi dell’infezione.
L’infezione può coinvolgere solo una parte o più tratti anatomici: uretra, prostata nel maschio, vescica, ureteri e reni (pielonefrite). La presenza di batteri nelle urine non è garanzia di ITU poiché i germi possono essere sia patogeni che saprofiti; ne consegue che la diagnosi deve essere sia quantitativa che qualitativa; la presenza di batteri nel sedimento può essere indicativo di infezione, tuttavia andrà preso in considerazione il metodo di prelievo delle urine, che è determinante sul tipo di risultato finale; fra tutti la cistocentesi rimane il metodo più affidabile al fine di ottenere urine per valutazioni batteriologiche. Le difese naturali dell’ospite sono molto importanti quando si valuta lo sviluppo dell’ITU; l’infezione batterica è più comune nel cane (14%) che nel gatto (1-3%).
Diversi ceppi batteri possono infettare le due specie: fra i più frequenti riscontriamo gli E.coli, Proteus mirabilis, Stafilococco Sp., Streptococco Sp.; e meno frequentemente Enterobacter, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa.
Il test che indica la suscettibilità di diffusione su dischetti Kirby-Bauer è certamente il metodo più comunemente usato ed è affidabile per valutare la sensibilità all’antibiotico ma non la resistenza. Questo perché il metodo è correlato alla presenza di batteri nel siero, mentre nelle urine la concentrazione degli antibiotici può raggiungere livelli da 10 a 100 volte maggiori che nel siero.
La concentrazione inibitrice minima (CIM) definisce la concentrazione antibatterica minima a cui non corrisponde crescita batterica e, normalmente, una concentrazione urinaria di antibiotico 4 volte il valore CIM è sufficiente per trattare l’infezione. Per tale ragione il metodo preferibile per valutare la sensibilità dell’ITU è quello di valutare la CIM e confrontarla con le concentrazioni medie di urina del farmaco. Per esempio, se la concentrazione media di un farmaco è 100µg/ml, germi che hanno una CIM ≤ 25µg/ml dovrebbero essere sensibili al farmaco.
Scelta del farmaco e dosaggio appropriati
Una volta che l’antibiotico corretto è stato scelto è importante stabilire la quantità, la frequenza ed il periodo di somministrazione. Il dosaggio dovrebbe essere valutato sulla base della CIM, la frequenza dipende dal tipo di farmaco scelto, alcuni farmaci devono essere somministrati ogni 8 ore (es: cefalessina, amoxocillina) altri ogni 12 ore (es: gentamicina, fluorochinolonici). Il periodo migliore per la somministrazione è immediatamente dopo che il paziente ha urinato.
La durata della terapia è un altro elemento molto importante per il successo finale; per una uretrocistite acuta la terapia dovrebbe essere protratta per 7-10gg; per uretrocistiti croniche fino a 4 settimane; in caso di pielonefrite non meno di 4-8 settimane e se dobbiamo affrontare infezioni complicate, il trattamento può durare mesi.
In alcuni casi terapie collaterali (acidificanti delle urine, antispastici, analgesici) possono essere molto utili.
Durante la terapia è molto importante eseguire dei controlli periodici delle urine, sia chimico-fisico che batteriologico, al fine di monitorizzare l’efficacia della terapia. In particolare una urocoltura di controllo dovrebbe essere eseguita 7-14 gg dopo la fine della terapia antibiotica.
ITU recidivante
Dopo la fine della terapia si possono verificare delle complicazioni causate dalla persistenza dell’infezione, da recidiva o resistenza; batteri di diverso tipo possono essere la causa della reinfezione e si manifestano settimane o mesi dopo la sospensione della terapia.
In queste contingenze il paziente deve essere completamente rivalutato, e nuove indagini devono essere eseguite, come la corretta palpazione dell’addome, il controllo di tutti gli organi urinari, compresa la prostata, opportuni esami del sangue, dell’urina ed urocoltura.
La diagnostica per immagini sia che comprenda ecografie o radiografie con o senza contrasto, offre sempre utili informazioni in queste situazioni.
C’è infine da tenere ben presente che l’uso di cateteri permanenti nonché l’esecuzione di uretrostomie permanenti, sono cause molto frequenti di infezioni urinarie persistenti o recidivanti.
Elenco dei più comuni antibiotici usati per curare le infezioni del tratto urinario nel cane e nel gatto
Principio attivo spettro effetto cane gatto via di
di attività somministr.
nelle urine
Amoxicillina ampio battericida 11mg/kg q8h simile orale
Amox./Clavul. Ac. ampio battericida 10-20mg/kg q8h simile orale
Ampicillina ampio battericida 25mg/kg q8h simile orale
8mg/kg q8h simile S.C./I.M./I.V.
Penicillina G moderatam. battericida 40,000U/kg simile orale
(Na or K) ampio q8h (*) S.C./I.M.
Cefadroxil ampio battericida 10-20mg/kg q8h simile orale
Cefalessina ampio battericida 30-40mg/kg q8h simile orale
Cefazolina ampio battericida 10-20mg/kg q12h simile S.C/ I.M./I.V.
Amikacina ampio battericida 10mg/kg q12h 5-10mg/kg S.C.
q8h
Gentamicina ampio battericida 0.5-3mg/kg q12h simile S.C./I.M.
Kanamicina moderatam. battericida 6mg/kg q12h simile S.C./I.M.
ampio
Tobramicina moderatam. battericida 1-2mg/kg q8h simile S.C.
ampio
Enrofloxacina ampio battericida 2.5-5 mg/kg q12h simile orale
Marbofloxacina ampio battericida 2.5-5mg/kg q24h non definito orale
Norfloxacina ampio battericida 5.20mg/kg q12h simile orale
Nitrofurantoina Moderatam. batteriostatico 4mg/kg q6-8h simile orale
ampio
Doxyciclina ampio batteriostatico 5-11mg/kg q12h simile orale
Tetracicline ampio batteriostatico 20mg/kg q8h simile orale
5-10mg/kg q8h I.M/ I.V.
Trimethoprim- ampio batteriostatico 15mg/kg q12h non definito orale
Sulfadiazine battericida
Baquiloprim ampio batteriostatico30mg/kg q24-48h simile orale
Sulfadimetoxin battericida
(*) questo dosaggio è anche utile per la terapia dell’infezione da Leptospirosi
Spett.le Ordine Med.
Veterinari di Mantova
da spedire x posta (Via Accademia, 43/a - 46100 Mantova) o fax (0376/328508)
o e-mail (ordinev@tin.it) oppure consegnare a mano
DOMANDA DI ISCRIZIONE
Io sottoscritto Dr./Dr.ssa _________________________________________ Medico Veterinario
iscritto/a all’Ordine di Mantova chiedo di essere iscritto/a al corso/ai corsi:
£ PATOLOGIE RENALI: DIAGNOSI E TERAPIA
£ AGGIORNAMENTI DI BIOSICUREZZA E PATOLOGIA SUINA
£ BENESSERE NELLA BOVINA DA LATTE E RIFLESSI SU FERTILITA’ E SALUTE DEL PIEDE
Dichiaro di:
- svolgere la professione di Medico Veterinario nella seguente disciplina:
¨ Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche
¨ Igiene prod., trasf., commercial., conserv. e tras. Alimenti di origine animale e derivati
¨ Sanità animale
- di impegnarmi a seguire interamente, nel rispetto dell’orario, il corso di cui trattasi al fine di ottenere i crediti assegnati allo stesso.
Inoltre autorizzo codesto Ordine, quale organizzatore di attività formative, al trattamento dei dati personali, al fine di trasmettere alla Commissione nazionale per la formazione continua l’elenco ed i recapiti dei partecipanti al corso in oggetto, così come previsto dall’attuale normativa ECM.
Data _________________ Firma ____________________________
CARATTERISTICHE COMUNI A TUTTI I CORSI:
Modalità di partecipazione
Gli interessati dovranno compilare la domanda di iscrizione (in allegato) e presentarla all’Ordine dei Veterinari di Mantova nel più breve tempo possibile, al fine di consentire una migliore gestione organizzativa degli eventi.
La priorità sarà assegnata ai Medici Veterinari iscritti all’Ordine di Mantova e successivamente saranno ammessi anche Veterinari di altre province fino al completamento dei posti disponibili e secondo il criterio della data di arrivo della domanda.
Quota di partecipazione
Al fine di consentire la copertura almeno parziale delle spese per la realizzazione dei corsi (compenso docenti, accreditamento ECM, affitto sala, preparazione materiale, segreteria, ecc.), si richiede una quota di partecipazione pari a € 30,00 per ciascun corso, che dovrà essere obbligatoriamente versata in occasione della prima lezione, previo rilascio di ricevuta.
Orario di arrivo
Nel raccomandare come sempre la puntualità, come segno di rispetto verso gli altri partecipanti e nei confronti dei docenti, si evidenzia la necessità di arrivare ancora prima dell’orario previsto di inizio dei corsi per la registrazione delle presenze e per il pagamento della quota di partecipazione.
Esame finale
Al termine dei corsi i partecipanti dovranno sostenere un esame finale che sarà costituito dalla compilazione di un test appositamente approntato sulle materie trattate (questionario).
Saranno ammessi all’esame finale i partecipanti che avranno registrato una frequenza pari al 100% delle ore di insegnamento.
Attestato di frequenza
A tutti coloro che avranno frequentato il corso e superato il test finale sarà rilasciato apposito attestato di frequenza.
ECM
Sono in corso le procedure di accreditamento ECM da parte del Ministero della Salute, pertanto al momento non si conoscono i crediti che verranno attribuiti ai singoli corsi.