ABSTRACTS DELLE RELAZIONI
Dr. Claudio Alberini
Per raggiungere l’obiettivo di avere in vitellaia una mortalità inferiore al 3-5% e ottenere nello stesso tempo degli animali con peso e morfologia adeguati agli standard richiesta dal moderno allevamento della vacca da latte, occorre predisporre un piano gestionale che coinvolga sia gli aspetti di management che di alimentazione.
Fino dalla asciutta le bovine richiedono oltre che ambienti e spazi idonei, anche una alimentazione che rispetti i fabbisogni metabolici in macro e micronutrienti, con particolare riferimento alle esigenze di accrescimento fetale e del sistema immunitario. Durata dell’asciutta e diete acidogene possono influenzare colostro e metabolismo del vitello.
Le immunoglobuline insieme ad altri fattori extranutrizionali, non oltrepassano la barriera placentare, pertanto il vitello necessita di un colostro qualitativamente valido.
La qualità, la quantità e i tempi di somministrazione del colostro influiscono sulla copertura immunitaria del vitello neonato, sul suo accrescimento e successivamente sulla produzione lattea.
Per ottenere un trasferimento passivo di IgG di almeno 10 grammi per litro di plasma del neonato occorre dosare la quantità di colostro in funzione della sua composizione e comunque ricordare che la capacità di assorbimento intestinale regredisce progressivamente subito dopo al nascita.
Per lo svezzamento del vitello si impiegano generalmente dei succedanei del latte, anche se ultimamente ha preso vigore l’utilizzo di latte naturale sia esso crudo o acidificato che pastorizzato.
Quest’ultima tecnica se ben condotta conduce ad una buona sanificazione della massa liquida con l’eliminazione di patogeni pericolosi, come virus e batteri diarroici (mastitogeni) e probabilmente anche della paratubercolosi.
La formulazione di un sostitutivo del latte può impiegare una notevole diversità di materie prime sia di origine animale che vegetale; ne risulta quindi, una grande varietà di prodotti commerciali che vanno somministrati in base alle proprie specifiche caratteristiche.
Variando la tabella di razionamento del latte si possono ottenere risultati molto diveri sia nell’immediato che come riflesso sull’animale che andrà in produzione.
Un corretto piano di svezzamento deve prevedere una progressiva sospensione del latte e la graduale introduzione di alimenti solidi che favoriscano lo sviluppo dell’apparato prestomacale.
Lo sviluppo del rumine è in gran parte dovuto alla azione degli AGV , per cui si richiede l’impiego di alimenti concentrati a scapito dei foraggi; modificando le proporzioni tra latte concentrato e fieno si incide profondamente sulla formazione delle papille e del volume ruminale.
Il periodo che va dallo svezzamento fino all’età di 6-7 mesi di vita, è per il vitello una fase molto particolare con fabbisogni nutrizionali molto specifici che richiedono alimentazioni ad hoc; somministrare in questo periodo diete specifiche può abbassare il periodo di 1° fecondazione e di conseguenza l’età al primo parto, permettendo così di diminuire i costi della rimonta.
Le normative comunitarie sul benessere animale, se adeguatamente interpretate possono aiutare a colmare alcune lacune gestionali che spesso si riscontrano in allevamento.
LA PREVENZIONE NUTRIZIONALE DELLE PATOLOGIE PUERPERALI DELLA BOVINA
Prof. Andrea Formigoni
La corretta gestione alimentare delle bovine in asciutta è condizionare l’incidenza di numerose patologie puerperali della bovina.
Il controllo della condizione corporea e degli apporti di energia insieme ad una equilibrata integrazione minerale sono le principali vie attraverso le quali è possibile contenere l’incidenza delle principali patologie che si presentano dal parto e nelle prime settimane della lattazione.
ATTUALITÀ SULL’EPIDEMIOLOGIA, PATOGENESI E DIAGNOSI
DI LABORATORIO DELLE INFEZIONI DEL VITELLO
DALLA NASCITA ALLO SVEZZAMENTO
Dr. Carlo Rosignoli
Relazione e dimostrazione tecnica senza esecuzione diretta da parte dei partecipanti
Dr. Mauro Casalone
Il parto è una tappa inevitabile nell’allevamento bovino. Nel 92-97% si svolgono naturalmente senza assistenza.
In caso di intervento ostetrico, il momento più difficile e più importante è quello in cui si deve decidere se effettuare un’estrazione forzata o un cesareo.
Per decidere ci si deve basare su criteri obiettivi, quali la valutazione delle sproporzioni feto pelviche, ma anche su numerosi criteri soggettivi che dipendono dall’esperienza del veterinario e dalle condizioni contingenti.
- Esame Clinico:
per prima cosa è necessario far sollevare la bovina. Una volta in stazione, è possibile valutare lo stato generale dell’animale.
L’esame della vacca si limita spesso a un’esplorazione vaginale che è generalmente sufficiente a stabilire la prognosi.
L’esplorazione vaginale permette:
a- diagnosi di anomalie;
b- integrità della vagina;
c- presentazione e dimensione del vitello;
d- vitalità del vitello;
- Distocie di Origine Fetale:
1- sproporzione feto-pelvica o anomalia di conformazione;
2- posizioni fetali anomale;
3- gravidanze gemellari;
4- mostruosità;
- Distocie di Origine Materna:
1- dilatazione vaginale incompleta;
2- mancata dilatazione del collo uterino;
3- torsione uterina;
4- inerzia uterina;
5- anomalie ossee del bacino;
Criteri obiettivi della decisione ostetrica.
Hanno lo scopo di determinare se il vitello può impegnarsi nel canale pelvico o attraversarlo senza danni per se stesso e per la madre.
- presentazione anteriore: il vitello quando è posizionato e la dilatazione del collo è sufficiente, se la testa non si impegna nel canale del parto significa che la sproporzione feto-pelvica è tale da indicare l’esecuzione del taglio cesareo.
Se la testa si impegna ma l’arto non si allunga, anche in questo caso è consigliato il cesareo. Il cesareo è consigliabile anche nel caso in cui il primo arto sia impegnato nel canale, ma si faccia difficoltà a impegnare il secondo.
- presentazione posteriore: se il bacino del vitello non si impegna è necessario praticare un cesareo.
Criteri soggettivi per il cesareo.
Si tratta di criteri che influenzano in maniera importante tale scelta e che dunque non devono essere trascurati.
1- Probabilità.
Statisticamente, alcune distocie orientano le decisione senza bisogno di effettuare manovre ostetriche:
- parto della manza;
- torsione uterina nella manza;
- presentazione posteriore nella manza;
- presentazione posteriore nella vacca;
- torsione uterina associata a presentazione posteriore;
- gestazione gemellare;
2- L’Allevatore.
Alcuni allevatori sono degli ottimi ostetrici e, in questo caso, il veterinario interviene solo per effettuare il cesareo.
3- Anamnesi del Parto.
Un vitello che ha già sofferto prima dell’arrivo del veterinario non potrà certo sopportare un’estrazione forzata.
4- Il toro, la vacca e il vitello.
Caratteristiche che concernono la madre (razza, fenotipo, età, svolgimento dei parti precedenti) e il toro (inseminazione o monta naturale permettono di orientare la scelta del veterinario.
Anche il fenotipo e il sesso presunto del vitello possono avere una grande influenza sulla decisione.
5- Il Veterinario.
Anche la disposizione d’animo e le condizioni fisiche del veterinario possono orientare la decisione verso il cesareo o l’estrazione forzata.