ABSTRACTS

 

 

“I 3 assi dello stress: nervoso, endocrino, cutaneo”

Prof. Alberto Prandi

 

Il benessere animale è un argomento multidisciplinare e diversi sono i tipi di approccio per la sua valutazione. Limitare gli stress è essenziale per garantire il benessere animale. Lo stress non ha solo effetti negativi. È uno stato in cui l’organismo cerca di mantenere o ripristinare l’omeostasi. La percezione dello stimolo stressorio varia in funzione di numerosi elementi. La risposta biologica è molto articolata. Lo stress può essere distinto in acuto e cronico, sulla base della durata dello stimolo. I fattori stressogeni possono essere classificati in acuti, sequenziali, episodici, cronici e intermittenti, subiti o anticipati. Durante una risposta a uno stress acuto il sistema nervoso autonomo e il sistema ipotalamo-ipofisario vengono attivati e in brevissimo tempo si verifica una variazione di molti ormoni e neuro ormoni. Contemporaneamente si assistono a modifiche dello stato metabolico e fisiologico che comportano un aumento del battito cardiaco, della pressione arteriosa, una mobilizzazione dell’energia. Nello stress cronico una condizione di lungo periodo non permette un completo recupero da parte del soggetto del suo stato fisiologico e abbiamo un’alterazione delle funzioni biologiche dell’animale che perdura nel tempo

L’attivazione di vie neuroendocrine, può risultare molto diversa tra  individui diversi e  nel tempo.

Possono essere distinte tre fasi:

1 – reazione di allarme.

2 – fase di adattamento o stadio della resistenza.

3 – fase di esaurimento.

Questo insieme di reazioni si è evoluto durante la filogenesi in senso specie-specifico (cause genetiche, di imprinting, di educazione, di esperienze etc.). Diverse le componenti coinvolte.

Molto importanti risultano:

Negli ultimi anni, inoltre, si è sempre più studiata la risposta del recettore sensitivo più grande: la cute!

La regolazione neuroendocrina durante lo stress, le interazioni tra sistema nervoso ed endocrino, e le interazioni di queste classiche vie della risposta allo stress con il sistema cutaneo oggi rappresentano una nuova chiave di interpretazione della risposta dell’organismo agli agenti stressori.

La cute con i suoi annessi è molto interessante nel valutare stress acuti e cronici.

Fornisce infatti dati molto utili, per una valutazione del benessere in modo oggettivo che sono facilmente utilizzabili in campo.

 

 

“Il sistema immunitario bovino: aggiornamenti”

Prof. Giorgio Poli

 

I bovini possiedono meccanismi difensivi molto elaborati, che costituiscono il sistema immunitario, che li protegge dai microrganismi patogeni, quali batteri, virus, funghi e protozoi, e dai parassiti metazoi; inoltre, interviene nella sorveglianza immunitaria antitumorale.

I primi meccanismi di difesa, che consentono la protezione di un organismo verso le infezioni microbiche, sono rappresentati da difese costituzionali innate, non specifiche, in quanto non sono rivolte verso un tipo di sostanza estranea piuttosto che un altro. Nel caso l’agente patogeno aggressore riesca a superare queste prime difese, si attivano meccanismi di “secondo intervento” adottivi e altamente specifici. Questi ultimi sono cioè rivolti verso lo specifico agente estraneo (es., batterio o virus), che ha dimostrato la sua aggressività riuscendo a superare le prime difese non specifiche; è proprio questo evento che innesca la reattività immunitaria, per questo definita adottiva.

Nella relazione verranno trattati i vari meccanismi immunitari difensivi del bovino, con riferimento anche all’ontogenesi e all’immunità passiva del vitello.

 

 

“Le Clostridiosi del bovino: aggiornamenti sugli aspetti ezio-patogenetici, sulle modalità diagnostiche e sulle strategie di controllo in allevamento”

Dr. Carlo Rosignoli

 

Le clostridiosi sono malattie causate da batteri tossigeni, Gram positivi, anaerobi appartenenti al genere Clostridium. Nell’allevamento bovino sia da latte che da carne, le patologie da clostridi hanno assunto negli ultimi anni una importanza sempre più crescente.

Le più frequenti forme morbose sostenute da questi germi sono le enterotossiemie e le forme istotossiche, entrambe in grado di determinare un quadro di “morte improvvisa” o di “morte inaspettata”. Nelle diverse tipologie di allevamento bovino da alcuni anni vengono spesso segnalati anche gravi focolai di botulismo, con rilevanti perdite economiche per il numero di soggetti coinvolti nelle mandrie colpite e per i provvedimenti restrittivi di sanità pubblica che in questi casi vengono adottati.

Sporadici e isolati sono invece gli episodi di tetano, mentre è attualmente ancora in corso di studio e valutazione l’infezione intestinale da C. difficile nel vitello.

Per il veterinario di campo affrontare queste patologie significa, in primo luogo, mettere in atto dei percorsi diagnostici specifici in grado di definire correttamente l’aspetto ezio-patogenetico di ogni singolo episodio o focolaio. Tale approccio è la base per impostare e applicare in allevamento un efficace piano di controllo.

La relazione ha lo scopo di fare il punto sulle più recenti conoscenze acquisite in questo campo.

 

 

“Diagnosi delle principali malattie metaboliche e nutrizionali nella vacca da latte”

Prof. Massimo Morgante e Dr. Matteo Gianesella

 

Il periodo di transizione (±3 settimane dal parto) rappresenta per la vacca da latte un momento chiave per l’insorgenza delle principali patologie metaboliche e nutrizionali anche se questo non è che la punta di un iceberg di un complesso meccanismo che coinvolge numerose vie metaboliche e altera numerose funzioni dell’organismo. Tre sono i principali punti chiave delle modificazioni che sono alla base delle maggior parte delle sindromi metaboliche che si osservano soprattutto nella prima fase di lattazione. 1) Il bilancio energetico negativo (NEB) e tutte le modificazioni metaboliche ad esso correlate come la mobilizzazione degli acidi grassi non esterificati (NEFA) dal tessuto adiposo di deposito sotto forma di trigliceridi, la diminuzione dell’ossidazione del glucosio da parte dei tessuti periferici, l’aumento della gluconeogenesi a partire dal propinato, dagli aminoacidi glucogenetici e dal glicerolo e dall’aumento della mobilizzazione delle proteine corporee. Questi adattamenti metabolici sono regolati da modificazioni endocrine e del sistema nervoso centrale che sembra controllare e reagire a seconda del grado del bilancio energetico. Un grave bilancio energetico negativo può portare ad un accumulo di trigliceridi nel fegato (steatosi epatica), l’aumento dei corpi chetonici circolanti come il beta-idrossi-butirrato (BHBA) e l’acetoacetato e la deplezione delle riserve energetiche (grasso corporeo) e proteiche (muscoli) dell’organismo. La diaagnosi di questi disturbi si basa sulla determinazione dei NEFA e del BHBA in determinati momenti del ciclo produttivo. 2) L’ipocalcemia a ridosso del parto oltre ad essere di per se una grave alterazione metabolica rappresenta una delle cause predisponenti di numerose condizioni patologiche che sono alla base delle più comuni cause di riforma anticipata degli animali in lattazione. Molte condizioni ormonali, metaboliche e nutrizionali possono portare ad uno scompenso della risposta omeostatica della calcemia nel periparto. Tra questi giocano un ruolo fondamentale, l’ingestione di alcuni macroelementi durante il periodo di asciutta (calcio, fosforo e soprattutto magnesio), il bilancio anionico della razione, lo stato antiossidante, le alterazioni ormonali, l’età degli animali e alcuni fattori genetici. La diagnosi di questo disturbo, soprattutto in forma subclinica si base sulla determinazione della calcemia nel periodo post partum. 3) L’alterazione delle fermentazioni ruminali in senso acido ed in particolare l’acidosi ruminale subacuta (SARA) rappresenta uno tra i più importanti disordini “metabolico-fermentativi” dell’allevamento intensivo della bovina da latte caratterizzato da temporanei episodi di riduzione del pH ruminale al di sotto dei valori ritenuti fisiologici. Ciò dipenderebbe in maniera principale dall’ingestione di un’eccessiva quantità di carboidrati facilmente fermentescibili e bassi livelli di fibra, soprattutto durante le fasi di adattamento a diete ricche in concentrati anche se, nuove ricerche, sembrano attribuire questo disturbo anche a cause diverse ed ancora poco note. Bisogna, infatti, ancora capire le reali condizioni ezio-patogenetiche che sono alla base della diminuzione del pH ruminale a livelli considerati patologici, e perfino se tale abbassamento sia addirittura un effetto secondario di altre condizioni patologiche di natura metabolica e/o neurovegetativa. Considerando tutto ciò, attualmente non è possibile emettere diagnosi di SARA basandosi su di un solo segno o sintomo, ma l’unico modo per ottenere una diagnosi corretta, è quello di osservare e mettere in associazione vari aspetti. 1) indagine anamnestica e clinica globale dell’allevamento; 2) valutazione dell'alimentazione; 3) esame del liquido ruminale. Dalle ricerche effettuate in questi ultimi anni, si può affermare che la tecnica più idonea e sicura per il prelievo del liquido ruminale al fine di una diagnosi presuntiva di SARA è la ruminocentesi. Nonostante sia ampliamente riportata in bibliografia l’efficacia, la validità e l’assenza di pericolosità di tale tecnica, la ruminocentesi rimane un mezzo diagnostico moderatamente invasivo per cui risulta difficilmente impiegata dal veterinario libero professionista, oltre ad essere scarsamente accettata dall’allevatore. A tale scopo, una concreta esigenza di veterinari ed alimentaristi, è quella individuare parametri innovativi alternativi alla determinazione del pH ruminale, quali indici precoci e affidabili per la diagnosi di SARA.