L'APPROCCIO GESTIONALE AL CONTROLLO SANITARIO
Mario Gherpelli, 17/09/04
Allevare suini sani è uno dei pilastri su cui si regge l'economia aziendale ed il medico veterinario è la figura che affianca l'allevatore in questa impresa.
In questi ultimi anni le strategie di controllo sanitario hanno subito profondi cambiamenti e sia il veterinario che l'allevatore devono oggi impostare il problema con occhi nuovi, guardando più ad aspetti gestionali che ai classici metodi di intervento basati sulla metafilassi antibiotica e/o sulla profilassi vaccinale.
A parte situazioni di allevamento particolari (nuclei di selezione, moltiplicatori, ecc.) che potremmo definire SPF o "minimal diseases", in cui la logica è quella di non avere nella popolazione suina alcuni agenti patogeni (NO INFEZIONE - NO MALATTIA), normalmente ci si trova ad operare in allevamenti commerciali in cui sono già presenti i principali agenti batterici e virali del suino. In questi casi la strategia del controllo sanitario cambia e l'obiettivo diventa quello di un equilibrio fra agente patogeno e suino (SI INFEZIONE - NO MALATTIA).
Il mantenimento di questo equilibrio dinamico è un aspetto complesso da gestire, in cui i due contendenti (agente infettivo e sistema immunitario del suino) subiscono delle variazioni che possono determinarne la vittoria o la sconfitta (ad es. deficit nell'acclimatamento sanitario degli animali in entrata o deficit nel controllo ambientale).
In questo lavoro vengono discussi alcuni dei principali metodi gestionali per il controllo dello stato sanitario in allevamenti a ciclo aperto o ciclo chiuso:
Alcune di queste strategie, interessanti sulla carta, diventano però inapplicabili senza un presupposto fondamentale nella gestione della scrofaia: un programma di "pig-flow" o flusso produttivo che dir si voglia.
Di che cosa si tratta? In sintesi di un obiettivo settimanale di coperture da effettuare per avere un determinato numero di parti ciascuna settimana dell'anno (se il ritmo di produzione o banda è settimanale).
Il metodo, applicato in questi anni da alcuni allevatori, ha dimostrato tutta la sua validità, determinando sia un aumento degli indici produttivi che un miglioramento del livello sanitario.
Infatti, dovendo svezzare un numero di suinetti abbastanza costante e parametrato alle disponibilità dei reparti svezzamento, l'applicazione del tutto-vuoto/tutto-pieno non rimane solamente una bella idea sulla carta, ma diventa una condizione stabile dell'allevamento, almeno fino all'inizio della fase di ingrasso.