DEDUCIBILITA’ DEI COSTI

Da “La Settimana Veterinaria” n° 455/01.12.2004 pag. 25

La norma tributaria (Testo Unico delle imposte sui redditi) pone alcune condizioni x la deducibilità della spesa.

inerenza della spesa: si sostiene il costo al fine di poter produrre il reddito; in altre parole l’inerenza dimostra la necessaria sussistenza della stretta correlazione tra la spesa sostenuta ed il ricavo professionale

pagamento della spesa: il principio di cassa è applicabile alle spese sostenute nell’esercizio dell’attività professionale, mentre x i costi di acquisto dei beni strumentali la deducibilità è regolata dal principio di competenza (cioè la spesa è deducibile nel periodo d’imposta nel quale è sostenuta, anche se non fosse stata pagata o lo fosse soltanto in parte)

documentazione della spesa: non deve essere sempre una fattura, talvolta la spesa può essere provata anche con altra documentazione, purché si desuma chi è il soggetto che ha prestato il servizio o ha ceduto il bene, il soggetto che ha sostenuto la spesa (il veterinario) e l’importo della spesa.

La fattura è sicuramente il documento più diffuso che contiene tutte le informazioni di cui si è detto ed inoltre è l’unico documento che consente di poter detrarre l’IVA.

E’ possibile utilizzare lo scontrino fiscale a condizione che contenga: la specificazione

degli elementi attinenti la natura, qualità e quantità dell’operazione posta in essere;

Sl’indicazione del codice fiscale dell’acquirente o committente. Il Ministero delle Finanze ha precisato che non è legittimo integrare manualmente o tramite timbri lo scontrino e che il C.F. può essere stampato in qualsiasi parte dello scontrino, preceduto dalle lettere “C.F.”, purché sia riportato, con evidenziazione grafica differenziata rispetto alle altre indicazioni, prima della collocazione del logotipo fiscale.

Ricevuta fiscale: va integrata, a cura del soggetto emittente, con i dati identificativi del

cliente e cioè: denominazione, ragione sociale, residenza o domicilio, o nome e cognome

se non si tratta di società o enti, codice fiscale.

 

DIFFERENZA TRA DEDUZIONE E DETRAZIONE

Da “Professione Veterinaria” n° 9/2007 pag. 8:

La deduzione è una componente negativa che si sottrae dal reddito.

La detrazione è un importo che si sottrae dall’imposta.

Da “Professione Veterinaria” n° 25/2015:

Gli oneri deducibili riducono il reddito imponibile su cui calcolare l’imposta (IRPEF) lorda mentre gli oneri detraibili riducono l’imposta lorda e conducono all’imposta netta dovuta.

 

IL COSTO PER LA POLIZZA RC PROFESSIONALE È DEDUCIBILE?

da Notizie ANMVI 19/05/15

Una nuova sezione del sito anmvi.it è interamente dedicata alle FAQ sulla copertura assicurativa per responsabilità civile professionale I premi pagati per l'assicurazione RC sono certamente deducibili: sono costi sostenuti per proteggersi da eventuali danni a terzi nell'esercizio professionale. Fra i quesiti ricorrenti figurano quelli sui risvolti fiscali della polizza, sulla sua deducibilità e sulla presentazione della relativa documentazione ai fini della determinazione del reddito. "Certamente il costo per RC Professionale è deducibile nella determinazione del reddito di lavoro autonomo"- risponde il consulente fiscale Giovanni Stassi- che spiega: "L'articolo 54 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR – Testo Unico Imposte sui Redditi) detta le disposizioni per la determinazione del reddito di lavoro autonomo. Il comma 1 del citato art 54 dispone che Il reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l'ammontare dei compensi percepiti nel periodo di imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso".
Le condizioni per la deducibilità dei costi sono le seguenti:
Principio di cassa - L'articolo 54 del DPR 917/86 stabilisce che i costi devono essere sostenuti nel periodo d'imposta. In altre parole per determinare se una spesa è deducibile bisogna fare riferimento al principio di cassa in base al quale concorrono alla formazione del reddito le spese effettivamente sostenute (pagate).
Principio dell'inerenza - Un'ulteriore condizione viene posta dalla legge per la deduzione dei costi. I costi devono essere inerenti. L'inerenza deriva dall'oggetto della professione esercitata. Per fare un esempio, un professionista che esercita l'attività di veterinario non può considerare inerenti i costi sostenuti per l'acquisto di un tecnigrafo la cui spesa risulta invece inerente per l'attività di un ingegnere/architetto.
Documentazione della spesa- Perché una spesa possa essere deducibile, deve essere documentata. I documenti che provano il sostenimento della spesa possono essere costituiti da: fattura, ricevuta fiscale (alberghi, ristoranti, ecc.), semplice ricevuta (acquisto di quotidiani, valori bollati, premi assicurativi,ecc.).

Nel caso specifico i premi pagati per l'assicurazione RC professionale sono certamente deducibili se rispettano tutte le condizioni sopra indicate. Si tratta infatti di costi sostenuti dal professionista per proteggersi da eventuali danni che potrebbero essere arrecati agli animali in cura.
Quale documentazione presentare al proprio Commercialista? Per i sottoscrittori della Polizza RC Professionale ANMVI, il file da scaricare contenente la Polizza è denominato Certificato di adesione. Per portare in detrazione il pagamento sostenuto è sufficiente fornire al commercialista copia della polizza stessa (nelle prime pagine sono indicati premio e data di incasso).

 

DEDUCIBILITA’ CONTRIBUTI ENPAV

da www.enpav.it

ONERI DEDUCIBILI REDDITI 2015

Nell’area riservata del sito internet dell’Ente, nella sezione “Documentazione - Ristampa”, è disponibile l’attestazione dei contributi versati nell’anno 2015.

I contributi deducibili per un iscritto Enpav sono:

• Contributo soggettivo minimo

• Contributo soggettivo eccedente

• Contributo integrativo minimo. In tale ipotesi occorre precisare che tale contributo è deducibile dal reddito complessivo nell’ipotesi in cui rimanga effettivamente a carico del contribuente. In altri termini: se un iscritto non effettua prestazioni professionali in forma autonoma, il contributo integrativo è interamente deducibile; se effettua prestazioni professionali, è deducibile l’eventuale importo di contributo integrativo minimo per il quale non è stata esercitata la rivalsa sul cliente.

• Contributo di maternità

• Contributo di solidarietà

• Contributo modulare

• L’onere pagato per riscattare gli anni di laurea e/o del servizio militare

• L’onere versato per la ricongiunzione di periodi contributivi versati presso altra gestione previdenziale

A titolo esemplifi cativo si ricorda che i contributi minimi obbligatori dovuti per l’intero anno 2015 (a meno di agevolazioni per neoiscrizione con età inferiore ai 32 anni) sono così ripartiti:

Contributo Soggettivo 2.034,50, Contributo Integrativo 469,50, Contributo Maternità 67,00, TOTALE € 2.571,00

 

Sono interamente deducibili dal reddito IRPEF: il contributo soggettivo (minimo ed eccedente), il contributo di maternità, il contributo di solidarietà, il contributo integrativo minimo (per la parte che rimane a carico del contribuente), il contributo modulare, l’onere pagato x il riscatto degli anni di laurea e/o servizio militare e per la ricongiunzione dei periodi contributivi.

Inoltre, per i vet. iscritti obbligatoriamente all’Enpav, è deducibile il contributo integrativo minimo che rimane a loro carico.

Secondo il principio di cassa l’importo da indicare nella denuncia dei redditi è quello effettivamente pagato nel corso dell’anno precedente.

All’approssimarsi della data prescritta x la presentazione della dichiarazione annuale dei redditi, l’Enpav invia a tutti gli iscritti una comunicazione relativa ai contributi deducibili ai fini Irpef x i redditi dell’anno precedente.

 

DEDUCIBILITA’ CONTRIBUTO INTEGRATIVO

Da Notizie ANMVI 18-05-2006 (Fonte: Enpav)

In seguito all’interessamento del Consiglio di Amministrazione dell’Enpav, che aveva richiesto espressamente un parere all’Agenzia delle Entrate in merito all’eventuale deducibilità del contributo integrativo minimo, l’Agenzia, in data 4 maggio 2006, ha trasmesso una nota che si riassume brevemente nelle sue linee essenziali:

1. PER I VETERINARI ISCRITTI OBBLIGATORIAMENTE ALL’ENPAV il contributo integrativo è deducibile per la parte che rimane a loro carico. E’ necessario distinguere:

a) veterinari che non sono titolari di partita IVA e non hanno, pertanto, un volume d’affari ai fini IVA (neolaureati e veterinari, iscritti in data anteriore al 27 aprile 1991, che esercitano in via esclusiva attività di lavoro dipendente). Il contributo integrativo minimo è totalmente a carico del contribuente, ”non operando il meccanismo di ripetitività del contributo in capo al richiedente la prestazione”. In tale ipotesi potrà essere dedotto l’intero contributo integrativo minimo versato dall’iscritto.

b) veterinari titolari di partita IVA che realizzano un volume d’affari ai fini IVA. In questo caso se il veterinario ha realizzato un volume d’affari tale da poter esercitare totalmente il diritto di rivalsa, il contributo integrativo non è deducibile. Se, invece, il volume d’affari dichiarato è di importo ridotto e, pertanto, il contributo integrativo minimo obbligatorio è superiore al contributo integrativo che il professionista può addebitare al cliente, la differenza che rimane a carico dell’iscritto potrà essere dedotta dal reddito complessivo. Esempio: Contributo integrativo minimo pagato nell’anno 2009: € 420

Totale fatture emesse nell’anno 2009: € 10.000

Contributo integrativo incassato dal cliente: € 200 (10.000 x 0,02)

Contributo integrativo minimo deducibile € 220 (€ 420 - € 200).

Il veterinario che svolge esclusivamente attività di lavoro dipendente ed è iscritto all’Enpav in data anteriore al 27 aprile 1991, può dedurre integralmente il contributo nell’anno di imposta in cui l’onere è stato sostenuto per poi assoggettare a tassazione separata (art. 17, comma1 del TUIR) l’eventuale parte di contributo che gli sarà restituita dal proprio datore di lavoro.

 

2. PER I VETERINARI ISCRITTI FACOLTATIVAMENTE ALL’ENTE, ossia i veterinari iscritti per la prima volta agli Albi professionali successivamente al 27 aprile 1991 e che esercitano esclusivamente attività di lavoro dipendente, il contributo integrativo “non può considerarsi deducibile dal reddito complessivo in quanto versato facoltativamente ad una forma pensionistica diversa da quella obbligatoria di appartenenza”.  

 

Un vet. è andato in pensione il 01/01/2001; i contributi Enpav deducibili pagati nel 2001 (autoliquidazione mod. 1 riferito al 2000) da dove li detrae visto che non lavora più e quindi non farà la dichiarazione dei redditi?

Chi non produce redditi può sempre avere degli oneri deducibili (es. spese mediche), oltre ai contributi previdenziali, quindi potrebbe fare il modello 730, rivolgendosi ad un CAF.

 

DEDUCIBILE IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ

Dal sito www.enpav.it

L’Enpav ha richiesto all’Agenzia delle Entrate di conoscere se il contributo di solidarietà sia deducibile e, con nota n° 954-197049/2009 del 31/12/2009, l’Agenzia delle Entrate ha dato parere positivo, riconducendo il contributo di solidarietà nell’art.10, comma 1, lettera e) del D.P.R. n°917 del 22 dicembre 1986 e quindi riconoscendo la sua deducibilità.

 

DETRAZIONE PIANO INTEGRATIVO POLIZZA UNISALUTE

Da 30Giorni dicembre 2014

Polizza Sanitaria Unisalute: per il Piano Integrativo è prevista la detrazione del 19% del contributo versato per il titolare in sede di dichiarazione dei redditi.


 

 

DEDUCIBILITA’ ISCRIZIONE ORDINE

 

Liberi Professionisti:

Da “Professione Veterinaria” n° 17/2006 pag. 11:

La quota annuale di iscrizione all’ordine è un costo inerente la libera professione che andrà contabilizzato come tutti gli altri costi (luce, telefono, acquisto materiali di consumo, cancelleria, ecc.). Certamente non si tratta di una spesa da indicare tra gli oneri deducibili o detraibili del Modello Unico.

Da “La Settimana Veterinaria” n° 191/98:

La detraibilità delle spese è subordinata alla condizione che queste siano inerenti all’esercizio dell’attività professionale svolta e l’inerenza delle spese sostenute nell’esercizio della professione deve essere sempre provata dal vet. libero prof. all’Amm. finanziaria.

Ciò stante, attesa l’innegabile ingerenza dell’importo corrisposto x l’iscrizione all’Albo all’esercizio dell’attività professionale e non sussistendo, nella normativa vigente, una limitazione di carattere oggettivo alla detraibilità di tale tipologia di spesa, si ritiene che la stessa sia interamente detraibile.

Dipendenti: Un vet. chiede se in sede di compilazione del modello 730 la quota annuale di iscrizione all’Ordine può essere indicata nelle detrazioni ai fini Irpef.

Da Professione Veterinaria n° 38/2004 pag. 10

La quota di iscrizione all’Albo Professionale di appartenenza non è configurabile come spesa per la frequenza a corsi di istruzione secondaria e universitaria che potrebbe dar luogo alla detrazione del 19% della spesa sostenuta ai sensi dell’art. 15 del Tuir (lett. e).

La stessa non è configurabile nemmeno come onere deducibile ai sensi dell’art. 10 del medesimo decreto.

 

LA QUOTA DELL’ORDINE E’ SEMPRE DETRAIBILE

Da Professione Veterinaria n. 3-2013

Non ho mai potuto detrarre la quota d’iscrizione all’Ordine perché il commercialista dice che essendo un associato di ambulatorio la spesa non si può detrarre perché la ricevuta è personale e non intestata all’associazione. È corretto?

Risponde Giovanni Stassi: “Anche facendo parte di un’associazione professionale, la quota di iscrizione all’Ordine è comunque detraibile. L’Agenzia delle Entrate ha mai messo in dubbio l’inerenza di tale costo”.

 

ISCRIZIONE ALL’ALBO PROFESSIONALE CORRISPOSTA PER IL FIGLIO A CARICO

Da Settimana Veterinaria - N°889/ottobre 2014

I genitori di un giovane veterinario iscritto all’Albo di recente e a carico fiscalmente pagano la quota di iscrizione all’Albo professionale. Stante il fatto che il giovane veterinario è ancora a carico dei propri genitori, possono questi ultimi detrarre tale spesa, in occasione della redazione della dichiarazione dei redditi per l’anno 2014, quali oneri detraibili o deducibili?

La spesa di iscrizione all’albo professionale corrisposta per un familiare a carico fiscalmente non costituisce per coloro che l’hanno sostenuta un onere detraibile o deducibile. Le attuali disposizioni normative, infatti, non prevedono tale spesa tra quelle espressamente elencate negli articoli 10 e 15 del Testo unico delle imposte sui redditi (Dpr 22/12/1986, n. 917).

 

LE CURE ODONTOIATRICE SONO DETRAIBILI?

Da Professione Veterinaria n. 25/luglio 2015

Alcuni uffici delle imposte non hanno riconosciuto la detraibilità di spese odontoiatriche a causa dell’indicazione troppo generica sulla fattura emessa dal medico che riportava la dicitura “ciclo di cure medico odontoiatriche specialistiche” (Risoluzione ministeriale n. 111/E del 1995). L’Agenzia delle entrate sull’argomento ha precisato che in ordine al contenuto della fattura, per non penalizzare il contribuente in buona fede, sia sufficiente al fine del riconoscimento della detrazione che dalla descrizione nella fattura della prestazione resa si evinca in modo univoco la natura “sanitaria” della prestazione stessa, così da escludere quelle meramente estetiche o, comunque, di carattere non sanitario. Quindi l’indicazione riportata nella fattura di “ciclo di cure mediche odontoiatriche specialistiche” consente, di fruire della detrazione senza alcuna altra specifica indicazione.

E LE SPESE PER ADOZIONE INTERNAZIONALE?

L’articolo 10 del TUIR prevede la deducibilità dal reddito complessivo del 50% delle spese sostenute dai genitori adottivi per l’espletamento della procedura di adozione internazionale. L’Agenzia ha chiarito che tali spese sono deducibili dal reddito imputabile al contribuente che ha sostenuto le spese; se la spesa è stata sostenuta da entrambi la deduzione del 50% dovrà essere proporzionalmente suddivisa tra i due genitori, in relazione alle spese sostenute. Nel caso in cui, invece, la spesa sia stata sostenuta da un solo genitore, in quanto l’altro coniuge è a suo carico, la deduzione spetta esclusivamente al coniuge che ha sopportato la spesa, nella misura del 50%.

 

 

DISCIPLINA FISCALE DELLE AUTO IN USO AI PROFESSIONISTI

da Professione Veterinaria n. 13/maggio 2016

Ai fini delle imposte dirette la norma che regola la deducibilità dei costi relativi alle autovetture, compresi i costi di tutti i servizi connessi, è contenuta nell’art. 164 del DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR). Detto articolo detta le percentuali di deducibilità per alcune tipologie di mezzi di trasporto a motore utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni, come segue:

a) veicoli per i quali le spese e gli altri componenti negativi sono integralmente deducibili (100%). Si tratta dei veicoli esclusivamente strumentali nell’attività propria dell’impresa, dei veicoli adibiti ad uso pubblico;

b) veicoli per i quali le spese e gli altri componenti negativi sono parzialmente deducibili (70%). Sono i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta (di cui non diremo oltre per la ridotta eventualità che il caso si applichi ai professionisti);

c) veicoli per i quali le spese e gli altri componenti negativi sono parzialmente deducibili (20%). Sono tutti gli altri veicoli esclusi quelli indicati alla precedente lettera a) e b).

I veicoli utilizzati dai professionisti, dei quali ci occuperemo, rientrano tra quelli indicati alla lettera c).

La deduzione è ammessa nella misura del 20%:

– limitatamente ad un solo veicolo se la professione viene svolta in forma individuale;

– se l’attività è svolta da associazioni professionali la deducibilità è consentita solo per un veicolo per ogni associato.

Costo di acquisto Il limite massimo di costo di acquisto riconosciuto ai fini fiscali non può eccedere:

– euro 18.075,99 per le autovetture;

– euro 4.131,66 per i motocicli;

– euro 2.065,83 per i ciclomotori.

Quindi anche se l’autovettura ha un costo maggiore di euro 18.075,99 l’ammortamento verrà calcolato sul minore tra i due importi. Si ricorda però che per i beni acquistati nel periodo dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016 il limite massimo fiscale andrà aumentato del 40% per effetto dell’agevolazione introdotta dall’articolo 1, commi 91-94 e 97 della L.208/2015 (legge di stabilità 2016). Gli importi maggiorati saranno quindi i seguenti:

– euro 25.306,39 (invece di 18.075,99) per le autovetture;

– euro 5.784,32 (invece di 4.131,66) per i motocicli;

– euro 2.892,16 (invece di 2.065,83) per i ciclomotori.

Locazione finanziaria Per l’utilizzo dei beni con contratti di locazione finanziaria non si tiene conto dell’ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di detti veicoli che eccede i limiti di costo fiscalmente rilevante come sopra indicati. In altre parole, per determinare la parte di costo deducibile occorre moltiplicare il canone di leasing per il rapporto tra il limite di costo fiscalmente rilevante e il costo del veicolo sostenuto dal concedente. Il risultato deve poi essere moltiplicato per il limite generale di deducibilità (20%).

Locazione/noleggio Nei contratti di locazione (non finanziaria) non si tiene conto dell’ammontare dei costi di locazione/noleggio eccedente:

– euro 3.615,20 per le autovetture;

– euro 774,69 per i motocicli;

– euro 413,17 per i ciclomotori.

Per il noleggio non è prevista alcuna agevolazione (maggiorazione del 40%) diversamente dalle ipotesi di acquisto o leasing.

I limiti sopra indicati vanno ragguagliati ad anno.

Quindi nel caso di locazione di un’autovettura per 6 mesi l’importo di euro 3.615,20 ragguagliato alla durata della locazione sarà di euro 1.807,60.

Nel caso di esercizio della professione svolta in forma associata i limiti sia per la locazione finanziaria sia per locazione e noleggio sono riferiti a ciascun associato.

Spese e altri componenti negativi

Rientrano nella nozione di spese e altri componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto:

– le spese per l’acquisto di carburanti e lubrificanti;

– le spese di custodia (ad esempio autorimessa);

– le spese di manutenzione e di riparazione;

– l’IVA (relativa ai costi di acquisto, ecc.) oggettivamente indetraibile;

– la tassa di immatricolazione e di possesso;

– i costi per l’assicurazione;

– le spese autostradali.

Tutti i predetti costi saranno deducibili nella misura del 20%.

Per quanto riguarda in particolare l’acquisto di carburanti si ricorda che l’obbligo di istituzione della scheda carburante e di annotazione dei singoli acquisti sostituisce la fattura e quindi sarebbe necessaria solo per i contribuenti che intendono effettuare la detrazione dell’IVA ai sensi dell’art. 19 del DPR 633/72. La circolare ministeriale numero 205 del 12 agosto 1998 e la circolare n. 42 del 9 novembre 2012 hanno precisato che la scheda carburanti costituisce anche il documento necessario per operare la deduzione del costo di acquisto ai fini delle imposte dirette indipendentemente dall’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA. Recentemente l’art. 7 co. 2 lettera p) del D.L. 13.5.2011 n. 70 ha previsto l’esonero dalla tenuta della scheda carburante per i soggetti passivi IVA che acquistano carburante per autotrazione esclusivamente mediante carte di credito, bancomat e carte prepagate. Quindi sarà sufficiente effettuare tutti gli acquisti di carburante pagandoli come sopra indicato per evitare la (scomoda) tenuta della scheda carburanti.

IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO La norma che stabilisce le percentuali di detraibilità dell’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda i veicoli a motore è contenuta nell’articolo 19-bis 1 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633. Il predetto articolo, al comma 1, lettera c), stabilisce che, l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di veicoli stradali a motore e dei relativi componenti e ricambi è ammessa in detrazione nella misura del 40% se tali veicoli non sono utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione. Risulta invece totalmente indetraibile l’IVA sugli acquisti di motocicli (e relativi componenti e ricambi) con motore di cilindrata superiore a 350 centimetri cubici. La lettera d) dello stesso comma uno stabilisce inoltre che l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di carburanti e lubrificanti destinati a veicoli stradali a motore, nonché alle prestazioni dipendenti da contratti di locazione finanziaria di noleggio e alle prestazioni di custodia, manutenzione, riparazione e impiego, compreso il transito stradale, dei beni stessi, è ammessa in detrazione nella stessa misura in cui è ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di detti veicoli stradali a motore.

IN SINTESI Le detrazioni ammesse sono le seguenti:

Imposte dirette:

– 20% del costo di acquisto (con i limiti di costo sopra indicati);

– 20% del costo per l’utilizzo di ogni veicolo a motore (carburanti, lubrificanti, spese di manutenzione, custodia, assicurazioni, ecc).

Imposta sul valore aggiunto:

– 40% dell’IVA sull’acquisto di veicoli stradali a motore (e relativi componenti e ricambi);

– 40% dell’IVA relativa a tutti i costi sostenuti per l’utilizzo di detti veicoli a motore;

– indeducibilità assoluta per l’acquisto di motocicli (e relativi componenti e ricambi) con motore di cilindrata superiore a 350 centimetri cubici.

 


 

La tassa di concessione governativa all’atto della prima iscrizione all’Ordine è deducibile dal reddito professionale (D.P.R. 917/22.12.1986).

 

DEDUCIBILITA’ DEI CANONI DI LOCAZIONE DEGLI IMMOBILI UTILIZZATI DAL VETERINARIO

da Settimana Veterinaria - N°921/giugno 2015

I canoni di locazione degli immobili, le spese condominiali e di riscaldamento degli immobili pagate (“principio di cassa”) nel corso dell’anno d’imposta 2014 sono interamente deducibili nella determinazione del reddito di lavoro del veterinario; il relativo ammontare deve essere indicato nel rigo RE10. È deducibile, invece, il 50% dell’ammontare complessivamente corrisposto, nel corso dell’anno d’imposta 2014, del canone di locazione dell’immobile utilizzato dal veterinario promiscuamente (per esigenze personali e per esigenze professionali).

 

DEDUCIBILITA’ QUOTA SCIVAC

E’ deducibile la quota per l’iscrizione annuale alla SCIVAC?

Da “Professione Veterinaria” n° 17/2006 pag. 11:

La quota associativa alla Scivac è un costo inerente la libera professione, che andrà contabilizzato come tutti gli altri costi.

Il problema sulla deducibilità sorge x gli associati che non possono contabilizzare il costo in quanto, ad esempio, lavoratori dipendenti; in questo caso il costo non si può dedurre: non si tratta infatti di una spesa che può essere indicata tra gli oneri deducibili o detraibili del modello Unico.

 

CARTE DI CREDITO E DEDUCIBILITA’

Da Professione Veterinaria n. 39/novembre 2010

Di recente ho sostenuto una serie di spese relative alla gestione dello studio di cui sono titolare. All’atto degli acquisti non ho effettuato la richiesta della relativa fattura, ma gli oneri sono stati pagati tutti tramite la carta di credito il cui saldo viene addebitato periodicamente sul conto corrente dello studio. Vorrei sapere se in questo caso l’estratto conto della carta di credito rappresenti un atto idoneo a documentare i costi sostenuti al fine di beneficiare della deducibilità dal reddito di lavoro autonomo.

La risposta è positiva se vengono rispettate le condizioni indicate dalla risoluzione ministeriale n. 8/727 del 5/10/85. In particolare, la società che gestisce la carta di credito deve rilasciare un modulo – fattura da cui risultino tutti gli acquisti effettuati dal professionista che utilizza quella carta di credito unicamente per le spese relative alla gestione dello studio professionale. L’estratto conto quindi deve contenere gli elementi identificativi delle parti secondo quanto previsto dall’art. 1021 del DPR 633/1972.

 

DEDUCIBILITA’ ONAOSI

Lett. ONAOSI (prot. entr. 407/06 del 13/06/06:

Agenzia delle Entrate: considerata l’obbligatorietà e la natura assistenziale dei contributi a favore della Fondazione Onaosi, si ritiene che gli stessi siano deducibili dal reddito complessivo del contribuente ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. e) del Tuir.

Da “Professione veterinaria” 16/2006 pag. 17

x esercitare il diritto alla deduzione vanno conservati la ricevuta di pagamento e l’avviso del concessionario.

In caso di pagamento via Internet conservare la ricevuta x posta elettronica.

In caso di smarrimento della quietanza è possibile ricevere copia conforme x posta ordinaria, facendo richiesta alla Società Bergamo Esattorie (Via Moretti, 11 - 24121 Bergamo - fax: 035/287433).

La deducibilità della contribuzione è prevista ai sensi del Testo unico delle imposte sui redditi (DPR 22/12/1986 n. 917).

 

CONGRESSI, ALBERGHI E RISTORANTI

da La Settimana Veterinaria n°877/giugno 2014 e n° 699/giugno 2010

La Circolare ministeriale 53/E del 5/9/2008 fa chiarezza su Iva e Imposte dirette. Le modifiche sono state apportate al Testo Unico Imposte Dirette (DRP 917/1986) dal comma 28-quater dell’art. 83 del D.L. 112/2008).

Spese alberghiere e somministrazione di alimenti e bevande: è detraibile il 75% delle spese, per un importo complessivamente non superiore al 2% dell’ammontare dei compensi percepiti nello stesso periodo di imposta.

Spese di rappresentanza**: sono deducibili nella misura dell’1% dell’ammontare dei compensi professionali percepiti nel corso dell’anno precedente. Se sono state sostenute spese alberghiere e di ristorazione (che possono qualificarsi quali spese di rappresentanza) queste trovano un primo limite di deducibilità nel 75% del loro ammontare ed una seconda limitazione costituita dall’1% dell’ammontare dei compensi professionali incassati dal vet. nel corso dell’anno passato e corrispondere a quanto indicato nel rigo RE6 dopo aver detratto quanto eventualmente indicato nel rigo RE4 x plusvalenze patrimoniali riferite a beni strumentali.

(Da: Settimana Veterinaria n° 526/2006 pag. 25: Si tratta delle spese sostenute x promuovere la propria immagine, acquisire e consolidare il proprio prestigio, anche offrendo a terzi l’immagine positiva della propria persona e della propria attività: es. acquisti di oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione; beni destinati ad essere poi ceduti dal vet. a terzi, a titolo gratuito, come piccoli oggetti pubblicitari, ecc.)

Spese alberghiere e di ristorazione sostenute x partecipare a convegni, congressi e simili: è detraibile il 50% del 75% dei costi

Spese sostenute x le trasferte fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti e collaboratori a progetto dei professionisti e documentate a pié di lista: detraibilità del 100%

IVA sulle prestazioni alberghiere e di ristorazione: detraibile al 100% (Da Professione Veterinaria n° 33/settembre 2008 pag. 33: Dal 1 settembre 2008 x i professionisti è possibile detrarre l’Iva sui pasti e sugli alberghi, nel caso di rilascio di fattura. Perciò mentre lo scontrino o la ricevuta fiscale sono documenti che consentivano e consentono la deducibilità delle spese sostenute per i pasti e per i soggiorni alberghieri ai fini delle imposte sui redditi, per poter legittimamente portare in detrazione l’iva addebitata a fronte di tali prestazioni occorrerà sempre farsi rilasciare regolare fattura).

L’acquisto di beni di oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione, anche se utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’attività professionale, costituiscono sempre spese di rappresentanza e, in tal caso, la deducibilità fiscale di tali spese trova la limitazione fiscale di cui si è appena scritto.

 

Da Notizie ANMVI del 10/03/09

L'Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti sul nuovo trattamento tributario delle spese per prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, in vigore dal 1° settembre 2008: l'Iva che non è stata detratta sugli acquisti di spese alberghiere e di ristoranti non può essere portata in deduzione dal reddito. Inoltre, le spese di vitto e alloggio sostenute solo per le trasferte di dipendenti e amministratori effettuate fuori dal Comune non subiscono la deduzione limitata al 75%.

 

** Da Settimana Veterinaria n° 667/ottobre 2009

Cosa dice la Legge

Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (art. 54, comma 5, DPR 917 del 22/12/1986) prevede che le spese di rappresentanza effettivamente sostenute e pagate dal professionista siano deducibili nei limiti dell’1% dei compensi professionali percepiti nel periodo d’imposta.

La medesima disposizione qualifica tali spese di rappresentanza: acquisto o importazione di oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione, anche se gli stessi sono utilizzati come beni strumentali nell’esercizio dell’attività professionale, e le spese sostenute per acquistare beni destinati poi ad essere ceduti gratuitamente.

Il Decreto ministeriale 19/11/2008, riferito alle imprese ma estendibile anche alle realtà professionali (come precisato dalla Circolare dell’Agenzia delle entrate 34/E del 13/07/09), fornisce una definizione delle spese di rappresentanza: devono essere sostenute per erogare beni e servizi a titolo gratuito perseguendo finalità promozionali o di pubbliche relazioni, in misura ragionevole (cioè le spese sostenute devono consentire di ottenere dei benefici economici anche potenziali al professionista e quindi è sempre necessario che siano ragionevoli la causa e l’effetto) e nel rispetto della coerenza con gli usi propri del settore professionale nel quale si opera.

Differenza con le spese di pubblicità

Pertanto le spese di rappresentanza sono quelle spese che consentono di promozionare e consolidare “gli affari”, ma si differenziano dalle spese di pubblicità e propaganda, perché queste ultime si caratterizzano prevedendo il pagamento specifico di un corrispettivo per l’attività svolta da un terzo soggetto (es. se il veterinario inserisce in un giornale la pubblicità del proprio ambulatorio, egli dovrà poi pagare all’editore un corrispettivo x tale inserzione e ci troveremo quindi di fronte a spese di natura pubblicitaria o di propaganda), mentre le spese di rappresentanza devono perseguire finalità promozionali, promuovendo l’attività svolta e divulgando sul mercato l’attività nei confronti di clienti attuali o potenziali; o finalità di pubbliche relazioni, quando sono poste in essere iniziative che diffondono e/o consolidano l’immagine e sono potenzialmente in grado di accrescerne l’apprezzamento presso il pubblico senza una diretta correlazione con i ricavi.

Elencazione indicativa delle spese di rappresentanza (contenuta nel D.M. 19/11/08):

-      spese per viaggi turistici in occasione dei quali siano programmate e in concreto svolte significative attività promozionali dei beni e dei servizi la cui produzione o il cui scambio costituisce oggetto dell’attività caratteristica dell’impresa

-      spese per feste, ricevimenti e altri eventi di intrattenimento organizzati in occasione dell’inaugurazione di nuove sedi, uffici o stabilimenti dell’impresa

-      ogni altra spesa x beni e servizi distribuiti o erogati gratuitamente, ivi inclusi i contributi erogati gratuitamente x convegni, seminari e manifestazioni simili il cui sostenimento risponda ai criteri di inerenza indicati prima

Ai fini IVA

L’art. 19bis 1 del DPR 26/10/1972 non ammette in detrazione l’imposta relativa alle spese di rappresentanza, tranne quelle sostenute per l’acquisto di beni di costo unitario non superiore a € 25,82.

Ciò significa che l’IVA relativa ai beni acquistati di costo unitario inferiore a € 25,82 e che costituiscono spese di rappresentanza, secondo quello che è stato innanzi scritto ai fini delle imposte sul reddito, è detraibile per il professionista.

Infine, qualora il professionista sostenga spese di rappresentanza che costituiscono prestazioni di servizi, l’IVA è in ogni caso totalmente indetraibile.

 

 

Da Professione Veterinaria n° 36/ottobre 2008 pag. 20

Relatori: per i professionisti che ai convegni svolgono prestazioni di docenza, in caso di vitto e alloggio pagato dall’organizzatore o dallo sponsor, il discorso non vale.

Le spese restano interamente deducibili, a condizione però che siano sostenute dal committente per conto del professionista e da questi addebitate in fattura, cioè le spese vengono sostenute, per conto del professionista, direttamente dal committente, il quale paga il conto dell’esercente e considera tale pagamento anticipazione del compenso dovuto. L’esercente emette la fattura nei confronti del committente, indicandovi un esplicito riferimento al professionista che ha usufruito del servizio. Poi il committente comunicherà al professionista l’ammontare della spesa sostenuta, inviandogli copia della relativa documentazione fiscale.

Lavoratori: spese per prestazioni di lavoro: € 180,76 l’ammontare massimo giornaliero, limite elevato a € 258,23 per le trasferte all’estero

 

Da “La Settimana Veterinaria” n° 460/26.01.2005 pag. 25

E’ necessario farsi rilasciare una fattura dagli organizzatori della manifestazione per documentare la spesa; la fattura dovrà indicare la tipologia di manifestazione, la data e il luogo dove si svolge e, nel caso in cui la partecipazione all’evento si riferisca al socio di un’associazione professionale, anche l’indicazione del soggetto partecipante.

Per quanto concerne le spese di viaggio e soggiorno, devono comprendersi fra queste: biglietti aerei, ferroviari, x altri mezzi di trasporto; spese x alberghi, ristoranti, bar, taxi.

 

COSTI DI AGGIORNAMENTO DEI CONTRIBUENTI MINIMI: INTERAMENTE DEDUCIBILI

Da Professione Veterinaria n. 18/maggio 2011

Un professionista, contribuente minimo, come deduce le spese sostenute per un corso di aggiornamento professionale: al 50 o al 100%?

In ordine alla deduzione dei beni con riferimento ai quali il Tuir suppone un utilizzo promiscuo (autoveicoli e telefonini) si è affermato che anche x i contribuenti minimi non è concessa una deducibilità integrale, bensì parziale e forfetizzata al 50%. Altresì vero però è che il regime speciale della deducibilità delle spese di rappresentanza si applica anche ai minimi. Ma, al di là dei 2 casi citati, si deve ritenere che il costo inerente viene dedotto per l’intero importo nell’esercizio in cui avviene il pagamento (circolare 7/E del 28/01/08). Da questa tesi non può che emergere che la deducibilità dei costi per aggiornamento viene fruita dal professionista minimo al 100% dell’importo pagato.

 

730: COME FUNZIONA PER FARMACI E CURE VETERINARIE

Da AnmviOggi 04/03/16

Le spese per le cure veterinarie sostenute nel 2015 continuano ad essere detraibili anche se non stanno nel 730 precompilato. “Le istituzioni preposte e i media” secondo Marco Melosi, Presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani “non stanno ricordando abbastanza che il Fisco riconosce un vantaggio fiscale a milioni di proprietari” e continua “Purtroppo, il beneficio fiscale che se ne ricava è del tutto inadeguato all’importanza che gli animali da compagnia hanno per il 50% delle famiglie italiane. E c’è persino chi minaccia di levarlo del tutto. Colpa di un Fisco pesante e di politiche ‘animal friendly’ fatte più di parole che di fatti”.
COME DETRARRE LE SPESE VETERINARIE: Non saranno automaticamente presenti nel 730 precompilato. I contribuenti possono presentare la documentazione di spesa per detrarre dall'Irpef il 19% fino all'importo di 387,34 euro e limitatamente alla somma che eccede i 129,11 euro, per gli animali detenuti legalmente a scopo di compagnia o per la pratica sportiva (quindi, cani, gatti, volatili in gabbia e cavalli da corsa). In pratica, la detrazione può consentire al massimo un risparmio d'imposta di 49,06 euro. Attenzione: Il beneficio fiscale non spetta per gli animali destinati all'allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare, per gli animali allevati o detenuti nell'esercizio di attività agricole o commerciali, per quelli utilizzati per attività illecite o detenuti in casa illegalmente.
MEDICINALI VETERINARI: rientrano nel 730 precompilato. Sarà il Farmacista a trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria i prodotti acquistati, l’importo versato e i dati del contribuente. In tal caso non sarà più necessario conservare lo scontrino fiscale 'parlante'. Ma anche nel caso dei medicinali veterinari il contribuente-proprietario potrà opporsi all’inserimento automatico nel 730. Come? Non comunicando alla farmacia che emette lo scontrino il proprio codice fiscale riportato sulla tessera sanitaria. In tal caso, la spesa dovrà essere presentata alla detrazione dal contribuente come negli anni passati.
La precisazione è contenuta in una comunicazione del Ministero delle Finanze all’Ordine dei Farmacisti e in una nota dell'Agenzia delle Entrate che forniscono dettagli sul trattamento dei farmaci veterinari ai fini del 730 precompilato.

 

Al fine della detrazione delle spese vet. è necessario indicare di che tipo di animale si tratta?

Da Professione Veterinaria n° 15/2006 pag. 11:

Si, è opportuno far indicare sulla fattura il tipo di animale (gatto, cane, ecc.) oggetto della prestazione, in quanto si ritiene non sufficiente l’indicazione della prestazione del vet.

 

DETRAIBILITA’ FARMACI VETERINARI

Da: Professione Veterinaria n° 30/2007 pag. 15

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n° 55 del 14/06/2001 ha chiarito che è possibile usufruire della detrazione sia x le spese relative alle prestazioni professionali rese dal vet. sia x l’acquisto di medicinali specifici da questi prescritti.

X poter usufruire della detrazione occorre essere in possesso sia della prescrizione vet. sia della fattura o del c.d. scontrino fiscale “parlante”; non è quindi possibile autocertificare l’acquisto di medicinali da banco necessari x la salute degli animali.

Nello scontrino “parlante” devono essere specificati la natura, la qualità e la quantità dei prodotti acquistati, nonché il C.F. del destinatario; x quanto riguarda la natura del prodotto acquistato, è sufficiente che lo scontrino rechi la dizione generica di “farmaco” o “medicinale”; x quanto riguarda la qualità del prodotto, deve essere specificato il tipo di farmaco acquistato (tale requisito deve ritenersi soddisfatto qualora lo scontrino rechi la denominazione del farmaco).

I medicinali vet. scontano l’iva del 10% e la prevista detrazione Irpef si applica sul lordo del corrispettivo pagato, quindi Iva compresa.

 

DETRAIBILITA’ OMEOPATICI

Da: Professione Veterinaria n° 14/2005 pag. 8:

Ai sensi della cm 207/E del 16/11/2000, punto 2.1.9, i prodotti omeopatici sono da considerare a tutti gli effetti farmaci x cui si ritiene ammessa la detraibilità.

DEDUCIBILITA’ ESAME DI STATO

Sono deducibili le spese sostenute x l’esame di stato al termine del tirocinio pratico post  laurea? NO

Da: Professione Veterinaria n° 15/2005 pag. 11:

Le spese sostenute x l’iscrizione agli esami di stato e x l’attribuzione costituiscono oneri senza alcuna attinenza, diretta o indiretta, con la frequenza di corsi di istruzione secondaria, universitaria, di perfezionamento e/o di specializzazione.

 

DETRAIBILITA’ SPESA TEST A VETERINARIA

Da Notizie ANMVI del 17-03-2008

Le spese per la partecipazione ai test di accesso ai corsi di laurea della facoltà di Veterinaria possono essere considerate spese per istruzione e come tali detraibili nella misura del 19% dall'imposta lorda.

Infatti, si legge nella risoluzione dell'Agenzia delle Entrate dell’11 marzo, l'art. 15, comma 1, lett. e) del Tuir, approvato con DPR 22 dicembre 1986, n. 917, prevede la possibilità per i contribuenti di detrarre nella misura del 19% "le spese per frequenza di corsi di istruzione secondaria e universitaria, in misura non superiore a quella stabilita per le tasse e i contributi degli istituti statali". Ai sensi del comma 2 del medesimo articolo la detrazione spetta anche se l'onere è sostenuto nell'interesse dei familiari fiscalmente a carico. In base a tale norma i contribuenti possono usufruire di una detrazione dall'imposta lorda dovuta indicando nel modello di dichiarazione dei redditi le spese di iscrizione alle scuole medie inferiori e superiori, all'università e a corsi universitari post-laurea".
Spiega inoltre l'Agenzia, che per quanto concerne il contributo versato per poter partecipare alla prova di selezione si ritiene che il relativo onere sia detraibile " in quanto, laddove richiesto dall'ordinamento universitario, lo svolgimento della prova di preselezione, costituisce una condizione indispensabile per l'accesso a corsi di istruzione universitaria.
Pertanto, il genitore potrà indicare nel modello di dichiarazione relativo all’anno in cui il figlio, fiscalmente a carico, ha effettuato il versamento, l'importo di 42 euro, previsto dall'art. 3 del bando per l'ammissione al corso di laurea specialistica in Medicina Veterinaria, a titolo di contributo di iscrizione alla prova".

 

DEDUCIBILE ANCHE LA RICARICA DEL CELLULARE

Da Notizie Anmvi del 19/06/08

Le spese per l'acquisito di ricariche telefoniche o schede prepagate connesse all'uso dei telefoni cellulari utilizzati nello svolgimento dell'attività professionale sono deducibili nel limite dell'80% dal reddito del professionista.

Il chiarimento è contenuto nella circolare n. 47/2008 dell'Agenzia delle Entrate.

Ai fini del riconoscimento della deducibilità, devono risultare la relazione con l'attività professionale, la tracciabilità della spesa a dimostrazione che sia stata effettivamente sostenuta dal contribuente e che siano note le modalità di pagamento utilizzate.

Il limite dell'80% si applica sia alle spese per la telefonia fissa che per quella mobile, e vale anche per i beni (materiali ed immateriali, ivi compreso il software) utilizzati per la connessione telefonica operata nell'ambito dell'attività artistica o professionale, limitatamente a quelli indispensabili per il collegamento alle suddette linee telefoniche.

 

ACQUISTO DI TELEFONI ED INTERNET

Da Professione Veterinaria n. 18/maggio 2011

Per quanto riguarda l’acquisto di telefoni cellulari, l’IVA risulta indeducibile nella misura del 50% e quindi concorrerà a determinare il costo dell’apparecchio telefonico.

Spese telefoniche (sia relative a telefoni fissi che a cellulari) sono deducibili nella misura dell’80% del costo sostenuto. Nella stessa misura sono deducibili le spese per connessioni internet ed in genere tutto ciò che riguarda gli impianti di telefonia (quindi anche eventuali spese x manutenzioni).

 

SPESE PER TELEFONIA E CONSUMI DI ENERGIA ELETTRICA

da La Settimana Veterinaria - N°877/giugno 2014

Le spese di telefonia fissa e mobile sono deducibili nella misura dell’80% dell’ammontare della spesa sostenuta e pagata nel corso del 2013 (“ principio di cassa”). Le spese riferibili ai consumi di energia elettrica sono, invece, interamente deducibili. Così come per tutte le altre spese, il requisito dell’inerenza della spesa è condizione essenziale per poter renderla deducibile. Sarà, quindi, deducibile la spesa riferita ai locali utilizzati in modo esclusivo per l’esercizio dell’attività professionale, e limitata invece al 50% se il locale è utilizzato sia per lo svolgimento dell’attività professionale sia per uso personale o familiare.

 

GLI INTERESSI PASSIVI SONO DEDUCIBILI?

Da Settimana Veterinaria n. 789/giugno 2012

Gli interessi passivi pagati nel corso del 2011 (da indicare nel rigo RE13 del Modello Unico) sono deducibili nella determinazione del reddito di lavoro autonomo. Sono quindi deducibili gli interessi addebitati dalla banca sull’estratto conto periodico, quelli relativi a finanziamenti e a dilazioni di pagamento. Evidentemente la condizione per la deducibilità degli interessi pagati è che vi sia una diretta relazione intercorrente fra la spesa sostenuta (interessi passivi) e l’attività professionale esercitata. Pertanto sono deducibili ad es. gli interessi passivi sul conto corrente ove confluiscono, esclusivamente, le operazioni che riguardano lo studio professionale (incassi di onorari professionali e pagamenti di spese sostenute nell’esercizio della professione), gli interessi passivi di dilazione di pagamento accordati ad es. dal fornitore di apparecchiature diagnostiche oppure gli interessi passivi pagati ad una società finanziaria che ha accordato un prestito utilizzato, poi, per acquistare dei mobili per arredare lo studio veterinario. Non sono invece deducibili gli interessi passivi corrisposti dal veterinario che esegue con periodicità trimestrale le liquidazioni Iva (interessi passivi pari all’1% dell’ammontare dell’Iva dovuta), mentre sono deducibili solo parzialmente e nella misura del 40% del loro ammontare (vedere la circolare n. 47/E del 18/06/08 dell’Agenzia delle Entrate) gli interessi passivi pagati sull’acquisto di un’autovettura, di un motociclo o di un ciclomotore.

ED I COSTI PER CONSUMI DI ENERGIA ELETTRICA?

Le spese sostenute e pagate riferibili ai consumi di energia elettrica, da indicare nel rigo RE14 del Modello Unico, sono deducibili nelle seguenti misure:

100% dell’ammontare della spesa se riferita ai locali utilizzati, esclusivamente, per l’attività professionale

50% dell’ammontare della spesa se riferita ai locali utilizzati, promiscuamente, per l’attività professionale e per uso personale o familiare.

 

 

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