RIFIUTI SANITARI

 

 

COSA CAMBIA CON LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI

da Notizie ANmvi 8 giugno 2015

Fa discutere la nuova classificazione dei rifiuti entrata in vigore il 1° giugno, in conseguenza di due recenti provvedimenti europei, il Regolamento 1357/2014 e la Decisione 2014/955/Ue. Imprese e professionisti sono disorientati dall'ennesimo adeguamento normativo. Sanzioni per ora non ce ne sono, ma i più virtuosi vogliono comunque capire le novità e adeguarvisi senza troppi oneri di tempo e di costo.

Le nuove norme- Le principali novità in materia di classificazione dei rifiuti sono introdotte dal Regolamento n. 1357/2014/UE (che sostituisce l’Allegato III della Direttiva 2008/98/CE) in vigore dal 1° giugno 2015. Per chi è soggetto al SISTRI (attività veterinaria esercitata in forma societaria d'impresa) si rimanda al Manuale "Nuova classificazione dei rifiuti" realizzato dal MinAmbiente. Negli altri casi, basterà familiarizzare con le principali novità ed in particolare con la ridenominazione delle caratteristiche di pericolo da “H” a “HP” (Hazard Property).
Quali conseguenze La modifica alle caratteristiche di pericolo entrata in vigore il 1° giugno 2015 è sia formale (da “H” ad “HP”, con ridefinizione delle voci) che sostanziale (con modifica delle concentrazioni delle sostanze pericolose contenute nei rifiuti e necessarie affinché tali rifiuti siano da classificarsi come pericolosi)". Tale modifica è riassumibile nella tabella 1 (www.anmvioggi.it/images/TABELLA_1-_a_cura_di_Giorgio_Neri.pdf) realizzata ad hoc da Giorgio Neri (consulente ANMVI per la normativa sui rifiuti sanitari), che spiega: "In virtù di tale nuova classificazione (soprattutto per quanto riguarda le nuove concentrazioni delle sostanze atte a definire la pericolosità di un rifiuto) potrebbe verificarsi che un rifiuto che prima del 1° giugno 2015 era pericoloso diventi non pericoloso o viceversa. In realtà questo fatto è molto difficile che si verifichi per i rifiuti più comunemente prodotti nelle attività veterinarie". Perchè? "La classificazione CER - chiarisce Neri- prevede rifiuti da classificarsi come pericolosi a priori, rifiuti da classificarsi come non pericolosi a priori e rifiuti la cui pericolosità deve essere definita a posteriori".
1) Sono “pericolosi” tutti i rifiuti che nella classificazione CER sono contraddistinti da un asterisco, tranne quelli relativi alle cosiddette “voci a specchio” (v. oltre). In Veterinaria quelli più comunemente prodotti sono:
- Rifiuti infettivi (cod. CER 180202*)
- Medicinali citotossici e citostatici (cod. CER 180207*)
- Liquidi di sviluppo radiografico (cod. CER 090101*)
- Liquidi di fissaggio radiografico (cod. CER 090104*)
- Liquidi di lavaggio radiografico (cod. CER 090105*)
"In questi rifiuti, non dipendendo la loro pericolosità dalla concentrazione delle sostanze pericolose in essi contenuti ma dalla semplice presenza delle stesse (che evidentemente non cambia), le caratteristiche di pericolo saranno le medesime sia nella vecchia che nella nuova classificazione"- commenta il consulente ANMVI.
2) Sono “Non pericolosi” tutti i rifiuti che nella classificazione CER non risultano contraddistinti da un asterisco, tranne quelli relativi alle cosiddette “voci a specchio” (vd. oltre).
"In Veterinaria quelli più comunemente prodotti sono i Medicinali non pericolosi (cod. CER 180208), le Lastre radiografiche (cod. CER 090107)".
3) Possono essere “Pericolosi” o “Non pericolosi” tutti i rifiuti individuati nella classificazione CER con le cosiddette “voci a specchio”.
"In Veterinaria quelli più comunemente prodotti sono le sostanze chimiche di scarto (coloranti, fissativi, reflui da macchine di laboratorio ecc.) identificati con le seguenti definizioni nella codifica CER:
- Sostanze chimiche pericolose o contenenti sostanze pericolose (cod. CER 180205*); - Sostanze chimiche diverse da quelle di cui alla voce 18 02 05 (cod. CER 180206)".
E' solo in quest’ultimo caso che si pone il problema di come procedere alla classificazione del rifiuto, in quanto- spiega Neri-  "la sua pericolosità (e quindi l’attribuzione del codice CER) dipende sia dalla natura delle sostanze in esso contenute e sia dalla loro concentrazione"
A questo fine il produttore dei rifiuti dovrà utilizzare il seguente procedimento:
a) individuare le sostanze pericolose contenute nel rifiuto e la loro concentrazione nel rifiuto. Per fare ciò il produttore potrà basarsi sulla scheda di sicurezza fornita dal produttore, sulla conoscenza del processo chimico (magari, per quanto riguarda le macchine di laboratorio, chiedendone documentazione al produttore o al venditore) o sull’analisi del rifiuto (anche se eseguito da altri produttori);
b) associare alle sostanze pericolose i relativi codici (che sono generalmente presenti nella documentazione di cui al punto precedente) e che consistono in numeri preceduti dalla lettera H o dalla sigla EUH;
c1) definire se la presenza nel rifiuto di tali sostanze sono in concentrazione tale da renderlo pericoloso e in questo caso associarvi le caratteristiche di pericolo rifiuto, avvalendosi della Tabella 2: www.anmvioggi.it/images/TABELLA_2-_a_cura_di_Giorgio_Neri_copy.pdf ;
c2)
in alternativa alla definizione della pericolosità in funzione della concentrazione delle sostanze pericolose nel rifiuto secondo la procedura descritta al punto c1), classificare il rifiuto come pericoloso a priori utilizzando solo le prime due colonne della Tabella 2.

 

LO SMALTIMENTO DEI MEDICINALI VETERINARI

Da 30Giorni/novembre 2014

La normativa (sostanzialmente riferibile al D. L.vo 152/2006 e al DPR 254/2003 per i rifiuti in generale ed i rifiuti sanitari in particolare, e al DPR 309/1990 per i medicinali stupefacenti), apparentemente chiara e lineare, viene complicata da regolamenti regionali e disposizioni comunali. Per non parlare delle norme tecniche (Codice dell’ambiente) e dei medicinali stupefacenti e psicotropi, orfani di normativa.

La bozza di nuovo Regolamento sul farmaco veterinario (che la Commissione Europea auspica di varare nel 2016) prevede che la confezione esterna del medicinale ed il foglietto illustrativo siano comprensivi delle indicazioni di smaltimento.

 

RIFIUTI, STUDI PROFESSIONALI UTENZA NON DOMESTICA

Da ANMVIOGGI 06-02-2012

I provvedimenti con i quali i Comuni determinano la Tariffa d'Igiene Ambientale sono atti di formazione secondaria e di contenuto generale che non necessitano di puntuale motivazione.

Corretto? No. Il Tar Toscana, sostenitore di questa tesi è stato smentito dal Consiglio di Stato che ha affermato (sentenza 2 febbraio 2011 n. 539) un principio importante per i liberi professionisti titolari di studio professionale: le delibere comunali che stabiliscono i coefficienti tariffari per i rifiuti devono motivare la scelta di applicazione a determinate categorie. L'ampio potere dell'ente locale non può sottrarsi all'obbligo di motivazione in ossequio ai principi di legalità e imparzialità dell'azione amministrativa. Illegittima quindi la tariffa più alta per le utenze non domestiche (prevista dal Dpr 158/99).

Il principio sancito dal Consiglio di Stato potrebbe avere riflessi su tutti i Comuni che applicano immotivatamente la Tia e la Tarsu utilizzando il "metodo normalizzato", ovvero i coefficienti delle utenze domestiche previsti dal Dpr 158/99 e bocciati dal Consiglio di Stato. Riflessi possibili anche sul tributo Res in caso di mancata adozione del regolamento statale previsto dall'art. 14 del Dl 201/2011.

 

ESENZIONE TARI: LETTERA AI COMUNI

Da Professione Veterinaria n. 2/gennaio 2015

La richiesta indirizzata all’Associazione Nazionale Comuni Italiani dai professionisti della sanità è di un atto di indirizzo rivolto ai Comuni ai quali spetta l’attuazione delle esenzioni dalla Tassa sui Rifiuti. Fra le aree ‘intassabili’ in base alla manovra finanziaria del 2013, rientrano anche le superfici degli studi dei professionisti della salute (medici, odontoiatri, veterinari, pediatri e psicologi) che producono rifiuti speciali non assimilabili agli urbani: “il verificarsi della produzione in via continuativa e prevalente di rifiuti speciali determina l’esclusione dalla TARI delle superfici produttive di tali rifiuti”. È stata la Direzione Generale delle Finanze a chiarire, all’inizio di dicembre, che lo scopo della Legge 143/2013 (Legge di Stabilità) è di “evitare l’applicazione della TARI nelle situazioni in cui il presupposto del tributo non sorge". E sempre dal Ministero delle Finanze è arrivata l’indicazione ai Comuni di adottare i regolamenti sulla esenzione dalla TARI, anche sentendo le categorie beneficiarie “per consentire una migliore ed efficace applicazione della norma e per evitare all’origine un inutile e defatigante contenzioso”. Ora ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e PLP (Psicologi Liberi Professionisti), in un comunicato firmato congiuntamente, si sono rivolti all’ANCI affinché indirizzi i Comuni verso la corretta attuazione delle esenzioni e l’inequivocabile individuazione delle attività produttive beneficiarie fra le quali rientrano gli studi professionali della sanità.

 

SE NON SIAMO IMPRESE NON FACCIAMO IL SISTRI

Da Professione Veterinaria n. 31/ottobre 2014

Sanitari sono esclusi, in quanto professionisti e ‘piccoli produttori’ dal sistema SISTRI, un sistema sempre più contestato dagli addetti ai lavori, proprio mentre si avvicinano le sanzioni (dal 2015). Ma, grazie all’azione concertata in Confprofessioni Sanità, i veterinari sono esclusi dall’obbligo di adesione alla tracciabilità informatizzata dei rifiuti. Dopo l’emendamento correttivo promosso dall’Area Sanità e Salute di Confprofessioni, anche il Ministero dell’Ambiente ha ufficializzato l’esonero. Il decreto 24 aprile 2014 del MinAmbiente parla solo di "enti e imprese" e non più di "produttori iniziali di rifiuti pericolosi", definizione generica e imprecisa che avrebbe ricompreso nel SISTRI anche le strutture mediche e sanitarie. I medici veterinari non devono dunque aderirvi. Ma attenzione: come per il MUD, vale l’obbligo per quelle realtà sanitarie che si sono organizzate in forma di impresa e che - in quanto iscritte alla Camera di Commercio - erano e continuano ad essere ricomprese nella normativa SISTRI. È assodata invece l’estraneità al sistema SISTRI delle attività veterinarie svolte in forma singola o associata.

 

 

 

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