ARTICOLI SULLA SICUREZZA PER I VETERINARI

 

L’ASSOCIATO NON È UN DATORE DI LAVORO

da Professione Veterinaria n. 10 - aprile 2017

A segnalare il problema è il direttore sanitario di una clinica veterinaria, in regola con la formazione prevista dalla normativa sulla sicurezza del lavoro. Dal punto di vista organizzativo, la struttura è un’associazione professionale tra due Colleghi (il Dir San e il Collega associato), si avvale di collaboratori e non ha dipendenti. L’Inail si presenta in clinica e chiede il Documento di Valutazione dei Rischi. Il DVR non c’è.

Va chiarito che il Documento è sì un obbligo, ma del “datore di lavoro”. E il Collega non lo è. Il datore di lavoro, infatti, è quella figura che è imprescindibilmente legata al “lavoratore”, cioè se c’è l’uno ci deve essere l’altro. La figura del lavoratore è definita nell’art. 2 del DLgs 81/08 che in sintesi dice che i lavoratori sono: il dipendente, il residente volontario, il socio di società, l’associato in partecipazione, il tirocinante, il volontario. Quanto ai collaboratori, come dice l’art. 2, non sono lavoratori. Quindi perché chiedere a due associati titolari il DVR? Per loro non c’è l’obbligo del DVR. Al massimo si sarebbe potuto richiedere il DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti) che è obbligatorio se uno dei collaboratori introduce macchinari elettromedicali di sua pertinenza e proprietà. Altrimenti nemmeno questo. Nel caso di specie, sbagliando, gli associati sono stati considerati dai funzionari dell’Inail dei “lavoratori”. A riprova dell’errore, valga una recente risposta della commissione ministeriale per gli interpelli dove si chiarisce bene che gli associati si devono considerare dei lavoratori autonomi se mantengono la loro identità professionale e così non devono rispondere gerarchicamente a nessun’altra figura. Questo equivoco non è affatto raro e, pertanto, con questo articolo si vuole essere d’aiuto a quanti si trovino o possano ritrovarsi in questa circostanza.

Per questo va precisata anche la differenza fra associato e associato “in partecipazione”. L’associato “in partecipazione” è una figura ben specificata nel Codice Civile e definita anche nella legge 92/2012 “legge Fornero”. Sarebbe un associato che entra in uno studio associato già esistente, per partecipare al lavoro e ricevere per questo degli utili. L’associato in partecipazione fa diventare così gli associati fondatori degli “associanti”, cioè coloro che permettono l’ingresso dell’associato. La legge Fornero prevede anche che gli associati in partecipazione non possano essere più di 3, altrimenti si deve instaurare un rapporto di vera e propria dipendenza con un contratto di assunzione. Lo stesso equivoco è sorto in un altro caso: una Asl subordinava il nulla osta all’apertura di una struttura sempre a causa del fraintendimento fra datore di lavoro e lavoratore.

Com’è finita con l’Inail? Dopo aver fatto valere la corretta interpretazione delle definizioni di legge, il Direttore Sanitario ha spiegato quindi perché non è tenuto a redigere il DVR. Ad oggi, l’Inail non l’ha più richiesto. Le stesse spiegazioni hanno risolto anche l’altra impasse sull’apertura della struttura.

 

SONO ALLE PRESE CON IL DUVRI...

Da Professione Veterinaria N. 1/gennaio 2016

“È l’art. 26 del Dlgs 9 aprile 2008 n. 81, Testo Unico della sicurezza, che prescrive la redazione del DUVRI (I (Documento unico di valutazione dei rischi interferenti). Questo documento nasce, ed è importante, per realtà molto diverse dalla nostra e soprattutto è importante nel campo dell’edilizia dove oggigiorno concorrono e collaborano molteplici aziende alla realizzazione di un immobile. Per quanto riguarda il mondo della professione veterinaria scatta l’obbligo della stesura del DUVRI nel caso in cui un veterinario libero professionista operi in una struttura non di sua pertinenza, come collaboratore, introducendo macchinari di proprietà e pertinenza e quindi non utilizzando strumentazione della struttura presso la quale esegue la sua prestazione. In questo caso il DUVRI deve essere redatto a quattro mani e cioè deve essere una collaborazione tra il titolare della struttura e il medico che esegue la prestazione. Il titolare della struttura deve informare e formare il collaboratore riguardo i rischi presenti nell’attività, riguardo i comportamenti corretti da assumere per non correre rischi, devono essere messi a disposizione i DPI (dispositivi di protezione individuale) e deve essere spiegato il loro utilizzo, si deve conoscere l’esatta ubicazione della cassetta del pronto soccorso aziendale e si deve conoscere il responsabile del primo soccorso e dell’antincendio. Da parte sua il collaboratore deve informare e formare il titolare della struttura sui rischi relativi all’utilizzo dello strumento introdotto facendo riferimento nel documento alla marca, al modello e allo scopo per cui viene utilizzato. Non esistendo un modello prestabilito di DUVRI questo dovrà essere un documento che oltre che contenere le generalità dei due redattori dovrà riportare in modo semplice quello che è stato appena illustrato e dovrà essere datato. Se nel corso del tempo non ci saranno cambiamenti rimarrà valido salvo dover essere riscritto in caso di adozioni di nuovo strumentario o di cambiamenti all’interno della struttura. Il DUVRI non deve essere redatto se le prestazioni saranno al massimo due nell’arco dell’anno solare ma dovrà essere redatto anche se la prestazione sarà una sola nel caso che venga introdotto il rischio da agenti cancerogeni-mutageni”.

 

UN VETERINARIO CHE LAVORA DA SOLO È OBBLIGATO AD AVERE UN ESTINTORE?

Da Professione Veterinaria n. 8/marzo 2015

In tutti gli ambienti di lavoro, in quanto tali, la Legge (D.Lgs 81/2008) prescrive che “devono essere predisposti mezzi di estinzione idonei in rapporto alle particolari condizioni in cui possono essere usati, in essi compresi gli apparecchi estintori portatili di primo intervento. Detti mezzi devono essere mantenuti in efficienza e controllati almeno una volta ogni sei mesi da personale esperto”. (Allegato IV, punto 4.1. e 4.1.3. del D.Lgs 81/08). Pertanto, anche se le strutture veterinarie sono per definizione luoghi di lavoro a rischio incendio basso, sarà necessario dotarsi di un sistema di estinzione degli incendi indipendentemente dalla presenza del solo titolare o di personale dipendente e/o di collaboratori. La normativa, tuttavia, come non è chiara nell’imporre non lo è nemmeno nell’esentare. Le sanzioni previste dal DLgs 81/08 sono invece chiare e pesanti (dall’arresto all’ammenda da 2.000 a 10.000 euro). La necessità di dotarsi di un mezzo di estinzione degli incendi è prevista anche nel Codice Penale che recita: ART. 451 - Omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro - chiunque, per colpa, omette di collocare ovvero rimuove o rende inservibili apparecchi o altri mezzi destinati alla estinzione di un incendio o al salvataggio o al soccorso contro disastri o infortuni sul lavoro, è punito con la reclusione fino a 1 anno o con la multa da 103 a 516 €.

Da un paio d'anni è subentrato anche l'obbligo del registro degli estintori, registro che deve essere compilato dal responsabile interno (anche il titolare della struttura) con cadenza mensile.
Il registro non deve essere vidimato da nessun organismo di controllo.
Se nell'ambiente di lavoro non ci sono "lavoratori" non esistono obblighi formativi quindi non è obbligatorio frequentare un corso sulla prevenzione incendi, lotta antincendio ed evacuazione.

 

SICUREZZA SUL LAVORO: VALUTAZIONE DEI RISCHI STANDARDIZZATA, OBBLIGO DAL 1 GIUGNO

Da AnmviOggi maggio 2013

Dal 1 giugno scatta l'obbligo di effettuare la valutazione dei rischi rispettando l'iter indicato dalle procedure standardizzate. L'adempimento, già valido per i luoghi di lavoro più grandi, ora viene esteso anche gli studi professionali occupanti fino ad un massimo di 10 addetti e quindi alle strutture veterinarie. Non si riterrà dunque più valevole la sola autocertificazione: il termine della scadenza con riguardo alla facoltà per i datori di lavoro che occupano fino a dieci dipendenti di autocertificare (ex articolo 29, comma 5, del Tu) la valutazione dei rischi è fissato al 31 maggio. Hanno in carico nuovi adempimenti il datore di lavoro (RSPP - responsabile del servizio di protezione e prevenzione) e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RSL). Salvo un'eventuale seconda proroga (l'iter non si prospetta semplice), le nuove disposizioni nascono dall'art 29, comma 5 del Testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 81/2008).La valutazione riguarda tutti i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché della sistemazione dei luoghi di lavoro. Il datore di lavoro deve effettuare la valutazione dei rischi presenti e individuare le misure di prevenzione e protezione dai rischi. Un ruolo non delegabile: anche se svolto da un tecnico di fiducia, il datore di lavoro ne porta comunque la responsabilità.
Il decreto sulle procedure standardizzate del 30/11/12 è stato pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" 285 del 6 dicembre 2012. Il Ministero del Lavoro, tramite la nota 2583 del 31 gennaio scorso, ha fissato il termine del 31 maggio 2013 quale ultima data per i datori di lavoro che occupano fino a 10 lavoratori per effettuare la valutazione con autocertificazione. Per quanto concerne la modulistica, allegata a quest'ultimo decreto interministeriale, necessaria per la redazione del decreto valutazione rischi, essa richiede la descrizione generale dell'azienda (dati aziendali e sistema di prevenzione e protezione aziendale) nonché la descrizione delle lavorazioni aziendali e delle mansioni. Il modello standard dovrà recare "data certa" o attestata dalla sottoscrizione del documento, ai soli fini della prova della data, da parte del responsabile del servizio di protezione e prevenzione (Rspp) e del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls). La data certa va documentata con sistema Pec o mediante un'altra forma prevista dalla legge.

 

CONTROLLI SUI RADIOLOGICI

Da email SIveLP 02/10/2012
Il Sindacato dei liberi professionisti informa che si hanno segnalazioni di controlli INAIL nei confronti dei detentori di apparecchi radiologici. L'apparecchio RX deve essere denunciato all'INAIL, denuncia cui consegue l'assicurazione obbligatoria di 49,02€ all'anno da versare all'ente. Il detentore deve disporre del REGISTRO di RADIOPROTEZIONE (gestito da persona abilitata) e, nel caso di dipendenti o personale ad essi assimilati, occorre il REGISTRO INFORTUNI.

 

E’ OBBLIGATORIA LA SICUREZZA SUL LAVORO?

Da Notizie ANMVI 23-03-2011 e Da 30 Giorni/marzo 2009

Struttura con dipendenti, soci, tirocinanti, volontari
Vige l'obbligo di frequenza dei corsi e di conseguimento della qualifica di RSPP (responsabile servizi protezione e prevenzione) e rispetto di tutti gli adempimenti previsti dal Decreto 81/2008 per il datore di lavoro in struttura veterinaria dove siano presenti altre figure quali dipendenti, soci, tirocinanti o volontari. In queste situazioni è obbligatoria la nomina di un addetto al primo soccorso e all'antincendio.

Le strutture già in essere all’entrata in vigore del Dlgs 81/08 (15 maggio 2008) dovevano provvedere alla regolarizzazione documentale entro il 31/12/08.

Struttura con titolare unico che esercita da solo
Il titolare unico che lavora da solo e sul luogo di lavoro non è presente altri che il solo veterinario titolare, è tenuto al rispetto dell'articolo 21 del L.vo 81 del 09/04/2008 (Testo Unico che ha sostituito il D. L.vo 626 del 1994), che recita tre obblighi: usare strumenti e impianti a norma, detenere e utilizzare DPI (dispositivi di protezione individuale come museruole, lacci, guanti antigraffio ecc.) e indossare un cartellino di riconoscimento quando si opera in un luogo di lavoro non di proprietà (cioè quando si va in un' altra clinica come collaboratore o consulente).

Non è previsto l’obbligo di frequentare corsi di nessun genere.

Struttura con titolare/titolari associati e collaboratori occasionali
Il titolare unico e i titolari associati quando sono presenti collaboratori occasionali, sono tenuti al rispetto, oltre che dell’articolo 21, anche dell’art 26 del Decreto 81: L'art. 26, relativo appunto ai luoghi di lavoro con collaboratori, ti obbliga a chiedere ai collaboratori un'autocertificazione di iscrizione all'Ordine, ti obbliga a eseguire la valutazione dei rischi e a informare e formare i collaboratori relativamente appunto ai rischi. Nel caso che un collaboratore introduca nel tuo ambiente un suo apparecchio elettromedicale allora dovete condividere un documento detto DUVRI (documento unico di valutazione dei rischi interferenti) dove l'informazione e la formazione avviene in modo reciproco e viene dichiarata appunto con un documento.

Dal 1 gennaio 2011 tutti i datori di lavoro, compresi i liberi professionisti, devono redigere il documento sulla valutazione del rischio stress da lavoro correlato nell'ambiente lavorativo. L'obbligo è stato introdotto da una circolare del 18/11/2010 del ministero del Lavoro che dà attuazione al "Testo unico sulla salute e la sicurezza nel lavoro" (Dlgs del 9 aprile 2008 n. 81), fornendo indicazioni per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato.

 

 

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