LA PARTITA IVA: COSE DA SAPERE

Fonti: Manuale di sopravvivenza per il popolo delle partite Iva di Laura Pesce; Il Giornale delle Partite Iva di Francesco Bogliari

 

Che cos’è: la partita Iva è un mezzo attraverso il quale il lavoratore in proprio può emettere le fatture e fare i versamenti fiscali e previdenziali.

A chi conviene: prima di tutto ai professionisti che hanno un sufficiente giro di clienti ed una certa continuità di incarichi, e cioè che possano contare su un discreto reddito annuale; per cominciare dovrebbe oscillare tra i 20 ed i 30 mila euro.

Quanto costa: l’apertura della partita Iva è completamente gratuita. Tutte le spese scattano dopo e fra queste ci sono ad es. la dichiarazione dei redditi.

Come si apre: l’iter è molto semplice. Entro 30 giorni dall’avvio della professione autonoma, si deve compilare la Dichiarazione di inizio attività: il modello per le persone fisiche è l’AA 9/10 e si può scaricare dal sito www.agenziaentrate.gov.it Lo si può mandare all’Agenzia delle Entrate in 3 modi:

-     presentarsi negli uffici più vicini con una duplice copia della richiesta, compilata in ogni sua parte; oppure incaricare un’altra persona con una delega scritta. Si riceverà subito il codice numerico della propria P.I.

-     si può spedire per raccomandata una copia della domanda all’ufficio dell’Agenzia delle entrate che risulta più comodo; in tal caso bisogna unire anche una fotocopia della carta d’identità. Poi si riceverà la risposta tramite posta.

-     avviare la pratica on line tramite il servizio Entratel Fisconline del sito dell’Agenzia delle entrate, cliccando sulla voce “Servizi online”; per farlo occorre registrarsi e l’operazione può essere svolta dal contribuente o da un intermediario abilitato (es. commercialista)

Quale regime fiscale scegliere: quando si compila il modulo di inizio attività, bisogna già avere le idee chiare sul tipo di regime fiscale da adottare. Le possibilità sono 4:

1)     regime agevolato per le nuove iniziative (“forfettino”): è rivolto a chi intraprende un’attività e ha un reddito annuo sotto i 30.987,41 €. Vantaggi: invece dell’Irpef, permette di pagare un’imposta sostitutiva ridotta al 10% del reddito netto, non c’è la ritenuta d’acconto e permette di versare l’Iva una volta all’anno. Dopo 3 anni si deve cambiare regime.

2)     regime agevolato per i contribuenti minimi: è riservato a chi ha un giro d’affari sotto i 30 mila euro, ha una durata illimitata, permette di non addebitare l’iva in fattura (di conseguenza però non si può detrarre sugli acquisti), di non versare l’Irap e, al posto dell’Irpef, si paga un’imposta sostitutiva del 20% del reddito. Però non si possono assumere dei dipendenti.

3)     regime semplificato: lo possono scegliere i lavoratori autonomi con reddito inferiore a 310 mila euro. Il vantaggio è che obbliga solo a tenere un registro Iva acquisti/vendite e l’eventuale libro per i dipendenti.

4)     regime ordinario: è quello obbligatorio per i liberi professionisti che fatturano oltre 310.000 €.

Quando si può emettere la prima fattura: dopo aver ricevuto dall’Agenzia delle Entrate la fatidica sequenza di 11 numeri, che rimarrà invariata fino alla chiusura dell’attività.

Come si calcola l’Iva da versare: l’Iva applicata in fattura va versata all’erario mensilmente oppure ogni 3 mesi. Per calcolare l’importo, all’Iva delle fatture emesse va sottratta l’Iva di quelle pagate nello stesso periodo.

Quando non si applica la ritenuta d’acconto: se il committente è un privato e quindi non ha partita Iva.

A chi rivolgersi per l’assistenza contabile: per chi usufruisce del regime fiscale agevolato, è più conveniente gestire da sé la contabilità, infatti questa categoria di lavoratori in proprio non ha l’obbligo di tenere i libri contabili. Inoltre per gli adempimenti tributare può contare sul servizio gratuito di tutoraggio dell’Agenzia delle entrate: www.agenziaentrate.gov.it, poi clic su “Cosa devi fare” e poi su “Regimi speciali”.

Per gli altri regimi, invece, è meglio rivolgersi ad un commercialista. In alternativa, ci si può rivolgere ad uno dei Centri di Assistenza Fiscale sul territorio (CAF), e cioè agli uffici legati alle sigle sindacali o alle associazioni che offrono il servizio con forfait spesso competitivi rispetto agli studi dei commercialisti.

 

 

PROFESSIONISTI OCCASIONALI? SEMPRE CON PARTITA IVA

da nota Ministero Economia e Finanze prot. 4594 25/02/15

A mettere la parola «fine» sulla questione della prestazione occasionale di professionisti iscritti all'albo è il Ministero delle Finanze, che con una lettera dà risposta ai dubbi sollevati da Inarcassa in merito all'interpretazione data qualche mese fa dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Per lo svolgimento dell'attività professionale è sempre necessaria l'apertura della partita Iva. Indipendentemente da durata e compenso, infatti, qualora l'attività svolta rientri tra le attività tipiche della professione per il cui esercizio è avvenuta l'iscrizione all'albo, i relativi compensi sono considerati redditi di lavoro autonomo, con conseguente integrale soggezione degli stessi alla relativa disciplina. Lo ha chiarito il ministero dell'economia e delle finanze con una nota emanata in risposta a un documento del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri sulle prestazioni occasionali di professionisti iscritti ad albi. Secondo il Cni un iscritto ad un albo professionale, che svolge come attività prevalente quella di lavoratore dipendente (pubblico o privato), può esercitare prestazioni occasionali senza limiti di durata e di compenso previsti dalla normativa in materia e senza aprire partita IVA.

Il Ministero delle Finanze - Direzione legislazione tributaria e federalismo fiscale mette fine a ogni eventuale dubbio: “Dal punto di vista fiscale e, in particolare, ai fini IVA, si rappresenta che le persone fisiche che svolgono in modo autonomo e abituale, anche se non esclusivo, attività professionale sono soggetti passivi IVA (ai sensi dell’art. 5 del DPR 633/1972). Occorre quindi verificare se l’attività esercitata è qualificabile o meno come prestazione professionale ai fini IVA, ossia:

-          se si tratta di un’attività autonoma (si ha un’attività di lavoro autonomo quando una persona si obbliga a compiere, verso un corrispettivo, un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente; in genere si tratta di attività che vengono poste in essere ad es. sulla base di un contratto d’opera o di un contratto di prestazione intellettuale;

-          se è svolta come professione abituale (perché l’attività sia esercitata per professione abituale non è necessario che sia svolta in modo esclusivo, potendo anche coesistere con altre attività, ma non deve trattarsi di un’attività solo occasionale. L’accertamento del requisito dell’abitualità deve avvenire esaminando la natura e le caratteristiche delle attività esercitate dal soggetto)

Ai sensi dell’art. 35 del DPR n. 633/1972, i soggetti che intraprendono l’esercizio di un’arte o professione nel territorio dello Stato devono farne dichiarazione all’Agenzia delle entrate che attribuirà al contribuente un numero di partita Iva.

Ai fini delle imposte sui redditi, il legislatore ha disciplinato le prestazioni occasionali nell’ambito dei redditi diversi che vengono considerati tali se percepiti da soggetti che non svolgono attività di lavoro dipendente, impresa o arti e professioni. L’elencazione dei redditi diversi è contenuta nell’art. 67 del Tuir e fra le fattispecie individuate vi sono anche le attività di lavoro autonomo e di impresa non esercitate abitualmente (c.d. prestazioni occasionali).

Nel caso dei lavoratori dipendenti: un soggetto iscritto in un albo professionale, contestualmente titolare di un rapporto di lavoro dipendente, qualora l’attività svolta dal soggetto rientrasse tra le attività tipiche della professione per il cui esercizio è avvenuta l’iscrizione all’albo, i relativi compensi sarebbero considerato quali redditi di lavoro autonomo, con conseguente integrale soggezione degli stessi alla relativa disciplina.

 

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